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Dietro la “mascherina”: adolescenti resilienti

L’esplosione della pandemia e il conseguente ed immediato lockdown hanno messo a dura prova tutti, non solo gli adulti ma anche e soprattutto bambini e adolescenti, costretti ad adattarsi a molti cambiamenti che rischiavano di minacciare la loro routine quotidiana, a partire dalla modalità che la scuola, giocoforza, ha dovuto mettere in campo per assicurare una prosecuzione dell’apprendimento attraverso una didattica a distanza.
Se è vero che una delle fonti primarie di supporto per la costruzione di un’identità stabile e sana è rappresentata dalla famiglia, insieme alla scuola ed al gruppo dei pari, questo periodo non ha certo  aiutato gli adolescenti, costretti proprio a rinunciare alle relazioni amicali, ad una scuola in presenza, e ai propri spazi a favore di una suddivisione forzata e non sempre desiderata con i famigliari verso cui tradivano una malcelata insofferenza.
Ma, nonostante ciò, molti studiosi hanno evidenziato come durante questo periodo delicato i giovani non solo si siano adattati all’imprevedibilità della situazione intorno e dentro di loro, ma che siano addirittura riusciti a farlo meglio dei propri genitori.
In che modo?

  • Riorganizzando il tempo a loro disposizione in maniera più creativa;
  • tollerando in modo più adeguato la frustrazione del rimanere chiusi in casa;
  • impegnandosi più attivamente nelle iniziative scolastiche e nei compiti impartiti dagli insegnanti a distanza, complice l’attitudine da “nativi digitali”;
  • mantenendo vive le relazioni sociali con i compagni con mezzi e modalità disparate anche nel periodo di isolamento sociale;
  • contribuendo al mantenimento del ménage familiare per esempio occupandosi dei fratelli minori o delle faccende domestiche.

Sebbene l’inizio della pandemia avesse mostrato una fotografia degli adolescenti spesso come degli irresponsabili che non rinunciavano ad incontrarsi ignorando le prime indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dimostrando probabilmente di sottovalutare la portata dell’evento cui erano coinvolti, il protrarsi di questa situazione pandemica ha tracciato un altro quadro dei nostri ragazzi, molto più pregevole.
Si è notato, infatti, che davanti ad eventi fortemente stressanti o traumatici, come gli ultimi del coronavirus, gli adolescenti hanno riscoperto e utilizzato nuove risorse utili ad affrontare il momento di sofferenza o disagio, sviluppando anche un sentimento di solidarietà nei confronti dei pari ma anche della propria famiglia (ed in particolare dei nonni) che hanno potuto conoscere ed apprezzare maggiormente sviluppando un senso di appartenenza forse mai sperimentato appieno ed una maggiore responsabilizzazione anche nel contesto familiare, relazionale e scolastico.
Cosa ci dice tutto questo?
Sicuramente, dal punto di vista dell’adolescente, fa acquisire la consapevolezza che il processo di crescita e di costruzione di una identità sana passa anche attraverso il sapersi adattare a situazioni imprevedibilmente complesse, come molti di loro hanno mostrato di saper fare sviluppando una notevole capacità di resilienza, spesso meglio e più degli adulti.
Dal punto di vista dell’adulto, dà l’opportunità di allargare la visione su di loro ed ampliandola ad un’immagine non solo di eterni bambini/adulti incastrati “nella terra di mezzo” ma di persone capaci di occupare un posto preciso nel mondo e di potersi assumere responsabilità più grandi di quelle che i genitori pensano possano sostenere… basta dare loro fiducia!

Per approfondire:

  • Albiero P., Il benessere psicosociale in adolescenza, Carocci, 2012;
  • Ammaniti M., Rappresentazioni mentali in adolescenza, Laterza, 1989;
  • Bowlby, J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, 1989.

Autrice: Lorella Cartia