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Che si intende per approccio sistemico-relazionale?

Alla base della psicoterapia sistemico–relazionale c’è la convinzione che i comportamenti di ogni individuo debbano essere valutati sempre in relazione all’ambiente in cui egli è vissuto, considerando come fondamentale la rete di rapporti interpersonali significativi, soprattutto quelli della famiglia di origine.

Osservare il singolo come inevitabilmente e strettamente legato agli altri membri del suo sistema di appartenenza (famiglia, scuola, contesto lavorativo, gruppo dei pari, coppia ecc…), produce un cambiamento anche nel modo di considerare le “sue” problematicità.

Compito primario del terapeuta sistemico è quello di valutare i comportamenti del paziente, anche in una terapia individuale, come riconducibili non tanto ad un disagio puramente ed esclusivamente personale, ma ad una disfunzione del suo sistema di appartenenza e alla rete di relazioni che in esso si è instaurata.

A quali persone si rivolge la psicoterapia sistemico-relazionale?

La terapia sistemica, concentrandosi su quanto avviene nell’ambito delle relazioni umane, privilegia l’osservazione delle dinamiche interpersonali.

Si rivolge a famiglie, adulti, coppie, adolescenti e bambini che vivono una condizione di disagio tale da interferire nel normale svolgimento delle attività quotidiane, compromettendo la gestione delle relazioni, bloccando il sistema in una fase del ciclo vitale o in presenza di uno o più sintomi anche solo in un membro della famiglia (alterazioni dell’umore e/o della sfera alimentare, difficoltà di concentrazione e di addormentamento, uso di sostanze, comportamenti aggressivi ecc..).

Quali sono gli obiettivi della psicoterapia sistemica?

Obiettivi fondamentali dell’intervento terapeutico sono: interrompere la spirale di interazioni negative, modificare gli schemi relazionali fonti di malessere e disagio, rinforzare le specifiche risorse individuali, migliorare le dinamiche comunicative interne al sistema e incrementare la capacità empatica, tutto ciò attraverso una solida relazione di collaborazione e alleanza col terapeuta.

Quanto dura un percorso di terapia sistemica?

Fondamentale è sottolineare che non è possibile, data la complessità dell’approccio terapeutico e della possibilità di interferenza di numerose variabili, stabilire a priori la durata del percorso.

Tra i fattori che condizionano le tempistiche possiamo annoverare la tipologia di problematica riscontrata, i tempi soggettivi di risposta alla terapia e di elaborazione personale, le diverse risorse individuali e la natura della relazione col terapeuta.

In genere si tratta di un tipo di un trattamento terapeutico che non supera i due o tre anni e che, in alcuni casi, può giungere al termine anche in pochi mesi. Resta tuttavia necessario valutare ciclicamente i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi prefissati tra terapeuta e paziente/i per, eventualmente, ricontrattare e modificare il percorso terapeutico, anche nella sua tempistica.

La durata della terapia, inoltre, è fortemente condizionata dalla scelta della cadenza degli incontri i quali possono avvenire una volta a settimana o, laddove si ritenga possibile, una volta ogni quindici giorni.

Per quali tipologie di disturbi si applica l'Emdr?

L’Emdr è il trattamento elettivo dei traumi di grave e lieve portata e di tutte le situazioni vissute come traumatiche o stressanti di qualsiasi natura che possono minacciare l’equilibrio e il funzionamento psicofisico di ogni persona in determinate fasi della propria vita. Oggi è un approccio globale che può applicarsi, oltre al Disturbo Post Traumatico da Stress per vari disturbi, quali quelli alimentari, del sonno, di personalità, psicosomatici e ancora malattie croniche, lutti non risolti, dipendenze, diagnosi infauste.

L'Emdr si usa solo per traumi o disturbi specifici?

Possiamo ricorrere a questo specifico trattamento anche per il potenziamento di risorse già possedute, imparando ad utilizzarle in maniera più funzionale o riscoprendone ed installandone delle altre da sfruttare anche in futuro. L’accrescimento di queste risorse può aiutarci a migliorare la nostra prestazione nel lavoro, con le relazioni sociali, nello sport o nel mondo dello spettacolo. Pensiamo ad esempio ad un manager che voglia acquisire maggiore capacità di parlare in pubblico o tenere un convegno, oppure ad uno sportivo che vuole potenziare le proprie energie e canalizzarle per una prestazione ottimale.

L'Emdr è una forma di ipnosi?

Assolutamente no! Quando lavoriamo con i ricordi legati all’evento negativo, la persona rimane sempre vigile durante tutte le fasi di elaborazione e concentrandosi su quel ricordo specifico, favorisce in maniera del tutto spontanea, l’emergere delle emozioni, cognizioni e sensazioni corporee fino a quel momento immagazzinate in modo disadattivo. Attraverso la stimolazione alternata degli emisferi cerebrali attivata dai movimenti oculari, il nostro paziente diventa partecipante attivo nel processo che la nostra mente compie verso l’autoguarigione. Studi neuroscientifici hanno dimostrato un cambiamento significativo nell’attivazione delle aree cerebrali dopo la terapia, che garantisce la rielaborazione dell’esperienza.

Chi può praticare l'Emdr?

Trattandosi di un approccio complesso, richiede un’ampia formazione specialistica e un continuo aggiornamento garantito e riconosciuto a livello nazionale solo dall’Associazione Emdr Italia. Il terapeuta Emdr è innanzitutto uno psicologo abilitato e iscritto all’Albo degli psicologi e che ha conseguito un diploma di specializzazione (quadriennale o quinquennale) in psicoterapia e, opportunamente formato a livelli crescenti di competenza attraverso costanti corsi teorico-pratici di perfezionamento, supervisioni ed esercitazioni, è iscritto all’elenco dei terapeuti Emdr, consultabile attraverso il sito Emdr Italia. È importante, prima di scegliere il professionista, verificare che possieda tali requisiti e le attestazioni certificate a livello nazionale ed europeo.

A quale fascia di età è più adatto l'Emdr?

Uno dei punti di forza di questo approccio consiste nella possibilità di essere applicato a tutte le fasce di età, compresa quella di bambini e adolescenti, in cui esperienze negative e traumatiche possono mettere a rischio lo sviluppo psicosociale e la qualità della vita futura, in assenza di adeguata assistenza ed attivazione di un processo di elaborazione. In questi casi, il suo valido contributo consiste non solo nel contenere l’emotività e la sofferenza psicologica attuale legata all’evento, ma anche nel ridurre l’impatto e le conseguenze nella costruzione della propria identità, in maniera ancora più flessibile e puntando, soprattutto con i bambini, più su materiale di gioco e di disegno, piuttosto che sugli aspetti cognitivi e sensoriali dell’esperienza negativa.

Ci possono essere degli effetti collaterali o controindicazioni con l'Emdr?

No, ma durante una seduta o tra una seduta e l’altra è comune e assolutamente normale che possano riattivarsi aspetti intensi e dolorosi, proprio come testimonianza che il processo di elaborazione a più livelli, emotivo, sensoriale, cognitivo, che si era arrestato con l’evento traumatico, si sia sbloccato e abbia ricominciato a funzionare. Trattandosi di sedute spesso emotivamente cariche, è possibile avere reazioni di pianto o sensazioni corporee, o stanchezza, che non devono spaventarci, ma essere letti come il risultato della naturale evoluzione del processo di elaborazione, che diminuiranno di intensità fino ad essere percepiti in termini di miglioramento con il suo avanzare.

Dopo il trattamento Emdr perderò il ricordo della persona cara che non c’è più?

Al contrario. È una delle paure più comuni e non reali, soprattutto quando lavoriamo con un lutto o con una perdita importante (lavoro, separazione, aborto). In questi casi, l’Emdr favorisce il riemergere di ricordi legati alla persona che si è persa, creandone una rappresentazione interiore adattiva e positiva che ci restituisca un nuovo significato di quella relazione, del ruolo che ha avuto per noi e per la nostra identità, da mantenere nel tempo. Ciò che si perde, invece, è la sensazione disturbante e di disagio legate a rappresentazioni interiori negative perché non elaborate.

Quanto dura una terapia Emdr?

Numerosi studi e ricerche hanno dimostrato la rapidità e l’efficacia dei risultati dell’Emdr rispetto ad altri percorsi psicoterapeutici. Nel caso di traumi limitati nel tempo, in alcuni casi possono essere sufficienti 6-8 sedute per ottenere benefici, e spesso già dopo le primissime sedute, i pazienti riferiscono sensazioni di benessere psicofisico. Tuttavia, trattandosi non di una semplice tecnica ma di un approccio terapeutico, non possiamo stabilire, a priori, la durata del percorso che deve tenere conto di diverse variabili, quali la tipologia e complessità della problematica presentata, le risorse o eventuali resistenze inconsce del paziente, la relazione terapeutica costruita fino a quel momento. In tal senso, noi riteniamo utile fare un periodico bilancio del rapporto tra obiettivi condivisi e risultati conseguiti ridefinendo di volta in volta il piano terapeutico.