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Il doomscrolling: tra ansia e informazione

Negli ultimi anni la possibilità di accesso alle informazioni è profondamente cambiata grazie all’utilizzo sempre più diffuso di dispositivi digitali e social network.
È in questo contesto che si è diffuso il termine doomscrolling, ossia la tendenza a scorrere continuamente notizie negative o allarmanti per periodi prolungati e con conseguenze psicologiche significative.
Per provare a comprendere il doomscrolling bisognerebbe dapprima interrogarsi su alcuni meccanismi fondamentali della mente umana come il bisogno di controllo, la vulnerabilità alle informazioni negative e il funzionamento degli ambiti digitali che filtrano tali informazioni.

Il bias della negatività

Una prima chiave di lettura è fornita dal bias della negatività, un principio secondo il quale le persone tendono a prestare maggiore attenzione agli stimoli negativi rispetto a quelli positivi.
Ma perché ciò accade e qual è la sua funzione?
Dal punto di vista evolutivo, questo meccanismo aveva una funzione adattiva poiché riconoscere repentinamente potenziali minacce aumentava le probabilità di sopravvivenza.
Tuttavia oggi, nel contesto informativo attuale, questo bias può portare a una sovraesposizione a contenuti allarmanti o drammatici.
I media e le piattaforme digitali inoltre amplificano questo processo, dal momento che le notizie negative attirano di più l’attenzione generando maggiori interazioni, motivo per il quale spesso sono privilegiate dagli algoritmi che gestiscono la visibilità dei contenuti.
Ne deriva così una crescente esposizione per l’utente a informazioni particolarmente stressanti.
La ricerca in ambito psicologico infatti dimostra che un’esposizione prolungata a contenuti negativi è associata a un aumento di ansia, stress e ruminazione mentale dove la mente continua a elaborare le informazioni ricevute anche dopo aver smesso di leggere, mantenendo attivo uno stato di continua allerta.

Quali sono i segnali del doomscrolling e le possibili strategie per contrastarlo?

Non è necessario eliminare completamente l’accesso all’informazione digitale per poter contrastare il fenomeno del doomscrolling, tuttavia può essere utile riconoscere alcuni segnali che indicano uno scarso equilibrio nella gestione delle notizie:

  • Difficoltà a sospendere la continua lettura delle notizie negative.
  • Percezione di uno stato di agitazione o stanchezza mentale dopo aver consultato i social.
  • Costante tendenza al controllo delle notizie durante la giornata e nelle ore serali.

Potrebbe essere utile al fine di ristabilire un rapporto più equilibrato con l’accessibilità e l’esposizione alle informazioni:

  • Limitare la consultazione delle notizie a uno o due momenti della giornata, riducendo così il carico cognitivo e consentendo una maggiore selettività delle fonti.
  • Concedersi piccole pause dall’uso dello smartphone per favorire il recupero attentivo e ridurre l’attivazione emotiva.
  • Cercare di dare la giusta attenzione alle emozioni che emergono durante la lettura delle notizie; se si avverte un senso di irritazione o sopraffazione, può essere utile chiudere l’app e fare una pausa.

Creare una relazione più equilibrata con le notizie aiuta a comprendere che per una corretta informazione non è necessario un continuo aggiornamento.
Al contrario, uno spazio di distacco e riflessione può rendere l’acquisizione di notizie meno ansiogena, più adeguata e funzionale.

Per approfondire:

  • Caselli G., Rimuginio, Raffaello Cortina Editore, 2017;
  • Haidt J., La generazione ansiosa, Rizzoli 2026;
  • Pacilli M.G., Psicologia sociale dei media digitali, Maggioli, 2021.

Autrice: Ilaria Corona

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