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La percezione del tempo ai tempi del coronavirus

Ai tempi del Coronavirus dove abbiamo collocato il tempo?
La vita frenetica scandita da molteplici impegni, che la maggior parte delle persone conduceva, si è improvvisamente arrestata, portandoci forzatamente ad un riadattamento delle nostre abitudini, ad una rimodulazione delle relazioni, ad un modo del tutto diverso ed inesplorato di continuare comunque il proprio lavoro o le attività scolastiche, insomma un tempo da riorganizzare, dai ritmi insoliti, apparentemente rallentato e del tutto sconosciuto.
È come se la pandemia avesse posticipato ad un giorno indefinito tutti i progetti, nonché l’idea stessa di futuro, obbligandoci a restare nel presente, restituendoci però anche la possibilità di fare i conti con un altro tipo di tempo, quello della nostra interiorità, delle nostre emozioni, dei bisogni più profondi, spesso storditi dalla fugacità di una quotidianità che tende ad andare troppo veloce.
Ecco allora che diviene possibile vedere in questo seppur drammatico periodo anche un’occasione, non solo una privazione, quella di concedere spazio a ciò che comunemente si tende a trascurare, noi stessi e quella eco interna così tanto lontana che oggi più che mai merita uno sguardo ed un ascolto.
Ma per quanto il tempo possa sembrare scorrere per tutti allo stesso modo, la sua percezione cambia in base a numerosi fattori, tra i quali l’età e soprattutto le emozioni sperimentate.
Numerosi studi psicologici sulla percezione temporale hanno dimostrato una forte correlazione tra l’esperienza emotiva e lo scorrere del tempo rilevando quanto vissuti positivi di felicità siano associati alla sensazione che il tempo passi più velocemente, mentre la noia o la tristezza porterebbero ad una percezione opposta, quella che molti hanno vissuto proprio durante il lockdown, ossia di una fermata, di un brusco rallentamento, di ore che sembrano interminabili.
Inevitabilmente la diversa percezione ricadrà, positivamente o meno, anche sui comportamenti associati alle emozioni provate, influenzando la qualità delle nostre giornate e il senso di soddisfazione e benessere.
Diviene allora di fondamentale importanza la valorizzazione del presente, lasciando per un attimo da parte, soprattutto in un periodo di così grande emergenza ed instabilità, l’idea di proiettarsi nell’incertezza di una progettualità futura, imparando a ricavare e ad utilizzare le risorse offerte dal momento presente.
Più l’umore è depresso più le ore sembrano non passare mai ed è quindi il vissuto personale ad avere il potere di bloccare il tempo e a determinare un calo dell’interesse e del senso di piacere per lo svolgimento di alcune attività, l’assenza delle quali, come un circolo vizioso, può a sua volta evocare tristezza, malinconia e senso di vuoto che rendono ancora più faticoso affrontare le giornate e programmare il domani.
Ora che stiamo ricominciando a riprenderci la nostra “vecchia vita frenetica” è bene fare tesoro di quanto abbiamo sperimentato durante il lockdown, di quelle giornate dove il tempo sembrava troppo, dove oltre alle angosce e al sentirsi persi abbiamo anche assaporato la scoperta di nuove consapevolezze sulle nostre capacità.
Questo momento di profonda crisi può portarci ad una diversa visione di noi stessi insegnandoci non tanto ad identificarci con ciò che facciamo, ma a scoprire chi siamo e sarà forse questa preziosa conoscenza a consegnarci la fiducia necessaria per riprendere a pensare al futuro.
Quel “tempo ai tempi del Coronavirus” che sembrava così sprecato e privo di senso può davvero divenire un tempo ricco e produttivo!

Per approfondire:

  • Heidegger M., Il concetto di tempo, Adelphi, 1998;
  • Molinari E., Cavaleri P. A., Il dono nel tempo della crisi, Raffaello Cortina, 2015;
  • Rovelli C., L’ordine del tempo, Adelphi, 2017.

Autrice: Ilaria Corona