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L’emergenza psicologica nella fase 2: ricostruire il dentro e il fuori

Il desiderio di un ritorno effettivo alla normalità, alla propria routine lasciata in sospeso, ferma in un tempo che appare tanto distante, è presente in tutti noi e rappresenta una naturale risposta alla condizione di isolamento forzato e alle privazioni subite.
Ma siamo davvero emotivamente e psicologicamente pronti a riprendere la nostra vita così come l’avevamo lasciata?
E quali conseguenze dobbiamo aspettarci anche dal punto di vista psicologico?
È inevitabile dover prendere presto consapevolezza di quelli che sono gli effetti della quarantena e di tutti i cambiamenti che ha comportato, sia fuori che dentro di noi.
Le ripercussioni di tale situazione sull’equilibrio psichico possono essere molteplici e di diverso grado di gravità, in base anche alla condizione individuale già presente prima di questa emergenza sanitaria.
È possibile che molte persone si troveranno a dover fare i conti per tanto tempo ancora con sintomi che già avevano iniziato a manifestarsi durante l’isolamento e che non spariranno improvvisamente dopo la conclusione di questo.
In generale, le reazioni più comuni possono essere ansia, sbalzi di umore, difficoltà nell’addormentamento e irritabilità.
Altri si vedranno invece costretti ad affrontare quadri più complessi, tipici ad esempio del Disturbo Post Traumatico da Stress che è caratterizzato da sintomi specifici quali incubi ricorrenti, ricordi a flash dell’evento traumatico, sensazioni di rivivere continuamente il trauma, difficoltà relazionali e disinteresse verso le attività lavorative o verso gli altri.
Ciò vale soprattutto per chi si è trovato a subire direttamente la drammatica esperienza del contagio o per gli operatori sanitari che quotidianamente hanno dovuto assistere alla sofferenza, al dolore, alla paura di potersi ammalare e alla perdita.
È quindi del tutto legittimo che in questa nuova fase ci si possa sentire sovraccaricati  di emozioni, sensazioni contrastanti e caotiche che divengono causa di ulteriori difficoltà.
Ad aggravare il senso di impotenza e frustrazione contribuiscono anche l’incertezza sul futuro sia economico che lavorativo, e il timore di non poter ritrovare quella pienezza di libertà oggi percepita come troppo lontana.
In altre parole, c’è da aspettarsi che il superamento graduale dell’emergenza non coincida con un reale ed immediato ritorno al benessere psico-fisico, ma che ci saranno da affrontare cambiamenti e disagi che oggi portano a vedere il futuro come il “grande assente”!
Allora l’emergenza psicologica non può e non deve essere trascurata né sottovalutata.
Non è, tra l’altro, difficile pensare che le sensazioni di incertezza e paura del futuro genereranno in molti l’effetto paradossale e apparentemente contraddittorio di non riuscire ad allontanarsi da casa, luogo ormai identificato come unica protezione rispetto ad una realtà fuori che terrorizza per la sua instabilità, pericolosità, per il nemico che la domina e controlla, per la sua fragilità.
Abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora un trauma che non ha precedenti e che ha alterato sia la nostra emotività che la capacità di riflettere razionalmente, consegnandoci rabbia, impotenza, perdita di equilibri e di punti fermi.
Sarà allora più che mai doveroso garantire una solida rete di sostegno anche psicologico per fornire informazioni, favorire la comunicazione e sensibilizzare le persone sull’importanza di non trascurare il disagio psicologico, di non vergognarsene e di richiedere aiuto.
Non sottoponiamo all’isolamento anche le nostre emozioni e la nostra sofferenza e non lasciamo alla paura lo spazio per sottometterci, ma usiamola per ritrovarci, per avvicinarci alla nostra interiorità ora così tanto vulnerabile e per rialzarci con nuove consapevolezze e risorse!

Per approfondire:

  • Bottaccioli F., Carosella A., Mente inquieta. Stress, ansia e depressione, Tecniche Nuove, 2011;
  • Crapato G., Il disturbo post-traumatico da stress, Carocci, 2013;
  • Van der Kolk B.A., McFarlane A.C., Weisaeth L., Stress traumatico, Magi edizioni, 2005.

Autrice: Ilaria Corona