Nostalgia canaglia: perché rimpiangiamo ciò che poteva essere
Può sembrare un paradosso ma nella nostra mente esistono anche storie che non sono mai accadute: una relazione che avrebbe potuto iniziare, un lavoro che abbiamo scelto di non accettare, una città in cui non ci siamo trasferiti, un figlio che non abbiamo avuto, una versione diversa di noi stessi che immaginiamo avrebbe preso forma se, in un momento preciso, avessimo fatto un’altra scelta.
Sono le vite possibili.
Non possiamo ricordarle, perché non le abbiamo vissute. Possiamo, però, immaginarle. E proprio questa capacità può trasformarle in qualcosa di sorprendentemente concreto dal punto di vista emotivo.
A volte arriviamo persino a provare nostalgia per una vita che non è mai stata nostra.
“E se avessi scelto diversamente?”.
È una domanda legata a quello che in psicologia viene definito pensiero controfattuale: la capacità di costruire mentalmente scenari alternativi rispetto a ciò che è realmente accaduto.
Il nostro cervello non si limita a registrare gli eventi. Costruisce continuamente possibilità, confronta ciò che è successo con ciò che avrebbe potuto succedere e cerca di attribuire un significato alle nostre scelte.
Questa capacità è preziosa. Ci permette di imparare dagli errori, modificare il comportamento e orientarci verso il futuro.
Ma può diventare dolorosa quando il passato viene continuamente confrontato con una versione alternativa della nostra vita che, nella nostra immaginazione, sembra migliore.
C’è però un elemento importante: la vita possibile non deve affrontare le stesse difficoltà della vita reale.
La relazione che non abbiamo vissuto non ha avuto conflitti, delusioni o incomprensioni.
Il lavoro che non abbiamo scelto non ci ha mai fatto sperimentare frustrazione o fallimenti.
La vita non vissuta ha quindi un vantaggio impossibile da battere: non può deluderci, perché non è mai stata sottoposta alla prova della realtà.
Per questo può essere facilmente idealizzata.
Parlare di nostalgia per una vita non vissuta significa anche avvicinarsi a una forma particolare di perdita.
È il dolore per una possibilità che si è chiusa.
Può accadere quando una scelta rende impraticabile un’altra strada, quando il tempo modifica le opportunità, quando una relazione finisce, quando cambiano le condizioni della nostra vita.
In questi momenti possiamo sperimentare una sensazione difficile da spiegare: non rimpiangiamo soltanto ciò che è successo, ma ciò che sarebbe potuto succedere.
E talvolta questa seconda perdita può essere persino più difficile da elaborare, perché non abbiamo un’esperienza concreta da ricordare e congedare.
Ripensare occasionalmente alle strade non percorse è parte dell’esperienza umana.
Diventa più problematico quando il pensiero controfattuale diventa ripetitivo e tende a produrre soltanto sofferenza.
La nostalgia per una vita non vissuta può contenere informazioni importanti.
Se continuiamo a immaginare una versione di noi che vive in un’altra città, forse non stiamo davvero desiderando quella città: forse desideriamo libertà.
Se continuiamo a pensare a una relazione che non abbiamo avuto, forse non rimpiangiamo quella persona: forse rimpiangiamo il modo in cui avremmo voluto sentirci in una relazione.
Se immaginiamo continuamente un lavoro diverso, forse non desideriamo semplicemente cambiare professione: forse desideriamo riconoscimento, creatività, autonomia.
La domanda allora può cambiare.
Non più: “Come sarebbe stata la mia vita se avessi scelto diversamente?”
Ma: “Che cosa rappresenta, per me, quella vita che continuo a immaginare?”!
Accettare le proprie scelte non significa necessariamente pensare che siano state tutte perfette.
Significa riconoscere che sono state compiute dalla persona che eravamo, con le informazioni, le risorse, le paure e i desideri che avevamo in quel momento.
Forse alcune vite resteranno nella nostra immaginazione.
Alcune persone continueranno a rappresentare un “come sarebbe stato”.
E forse la domanda più importante non è “chi sarei stato se…?”.
Ma piuttosto: “Chi posso ancora scegliere di essere, a partire da ciò che oggi so di me?”.
Per approfondire
- Festinger L., A Theory of Cognitive Dissonance, Stanford University Press, 1957;
- Kahneman D., Pensieri lenti e veloci, Mondadori, 2012;
- Yalom I. D., Psicoterapia esistenziale, Neri Pozza, 2000.
Autrice: Lorella Cartia