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Perdere una relazione senza perdere una persona

Ci sono alcune tipologie di perdite che non hanno una data precisa, un rituale che consenta i saluti, un momento specifico in cui poter dire “Da oggi non ci sei più” perché la persona è ancora presente ed è possibile continuare ad incontrarla o a sapere dove si trovi.
Eppure il rapporto si è modificato, non esiste più la stessa intimità di una volta o una parte di storia che improvvisamente appartiene solo al passato.
In questi casi è probabile provare emozioni molto simili a quelle del lutto, se intendiamo il lutto come processo psicologico di adattamento di fronte alla perdita di un legame significativo.
A tal proposito, alcuni studi sull’attaccamento hanno evidenziato quanto profondamente le perdite e le separazioni possano cambiare il personale equilibrio emotivo e relazionale.
Ogni legame importante si basa su aspettative, abitudini, significati e modi di stare insieme ed è per questo che possiamo provare molto dolore quando una persona resta nella nostra vita non occupando più lo stesso posto e non ricoprendo più il medesimo ruolo.
Si potrebbe verificare a seguito di un divorzio, dell’uscita di casa di un figlio che diviene adulto o nel caso di un’amicizia che si conclude.
La difficoltà principale che accomuna tutti questi casi è l’assenza di una perdita definitiva che rischia di minimizzare la sofferenza o di precludere il diritto al dolore, perché in fondo “non è nulla di grave”, “possiamo ancora parlarci”, eppure in noi si fa strada la sensazione di aver perso qualcosa di importante.

La perdita ambigua, tra presenza e assenza
Il concetto di perdita ambigua è stato sviluppato da P. Boss e permette di meglio comprendere quelle esperienze dove la perdita non è del tutto definita e non c’è chiarezza del limite tra presenza e assenza, dove sussiste incertezza e una difficoltà di chiusura.
Nelle relazioni che mutano, ciò che viene a mancare non è la persona, ma la natura del legame e questo può impedire o rendere difficile l’elaborazione delle emozioni.
Inoltre, quando il rapporto cambia, non solo dobbiamo confrontarci con l’assenza di qualcosa, ma dobbiamo anche riorganizzare la rappresentazione di noi all’interno di quella relazione, poiché il mutamento del legame può diventare anche un cambiamento a livello identitario.
Alcuni studi contemporanei confermano che elaborare una perdita non equivale a dimenticare o tagliare i rapporti, l’obiettivo non è trasformare l’altro improvvisamente in uno sconosciuto, ma accettare la distanza, stabilire nuovi confini o modificare le aspettative reciproche.
A tal proposito potrebbe aiutare:

  • Dare un nome alla perdita, al fine di riconoscere che qualcosa di significativo è cambiato e identificarlo;
  • Lasciare spazio alle emozioni ambivalenti per legittimare l’esperienza:
  • Costruire nuovi confini e nuovi rituali, poiché quando si modifica un legame anche le abitudini devono prendere una nuova forma;
  • Chiedere aiuto ad una figura professionale se il cambiamento produce una sofferenza difficile da elaborare.

Forse l’aspetto paradossale di simili esperienze di perdita è il dover elaborare qualcosa che non è totalmente e definitivamente concluso, a volte il lutto non nasce dalla scomparsa dell’altro, ma nasce nel momento in cui realizziamo che non possiamo più incontrarlo come prima.
Anche questa è una perdita reale che merita di essere accolta e ascoltata.

Per approfondire:

  • Andolfi M, D’Elia A., Le perdite e le risorse della famiglia, Raffaello Cortina, 2007;
  • Bowlby J., Attaccamento e perdita, Bollati Boringhieri, 1999;
  • Solomon R.M., Lutto e EMDR, Raffaello Cortina, 2022.

Autrice: Ilaria Corona

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