Studio di psicologia Corona – Cartia a Roma | info@studiopsicologiaroma.com

RICEVIAMO SU APPUNTAMENTO

Top

Tra ansia e appartenenza: il potere dei rituali

Le situazioni fortemente stressanti che mettono a dura prova il nostro spirito di adattamento e coinvolgono la collettività determinano, nella maggior parte dei casi, la slatentizzazione di vissuti e di angosce profonde che non sapevamo di avere o che avevamo represso relegandole in un angolo del nostro cuore che emergono in tutta la loro dirompenza e vigoria.
C’è chi manifesta un livello di ansia mai sperimentato prima, chi enfatizza agiti e comportamenti fino all’esasperazione, chi scopre vere e proprie manie di cui non era consapevole.
Queste situazioni di pericolo o di minaccia collettiva hanno spesso un elemento comune ovvero il ricorso a rituali oltre che individuali, anche e soprattutto di gruppo.
Pensiamo, ad esempio, alla pandemia da coronavirus e a tutti i rituali messi in atto e in grado di coinvolgere un’intera nazione.
Ci si è affacciati ai balconi delle case alle 18 in punto cantando canzoni simboliche o l’inno di un’Italia che si voleva e doveva rialzare, oppure le candele o le torce dei telefonini accesi a sostituire le luci di ciascuna casa alle 21, o ancora le bandiere o gli striscioni appesi con messaggi di speranza e arcobaleni diventati anch’essi simboli di unione e condivisione.
Se guardiamo alla storia e agli studi di sociologia e di antropologia culturale, i rituali hanno sempre accompagnato eventi di crisi, sia quelli eccezionali imprevedibili come terremoti, tsunami e altre calamità naturali, sia eventi critici prevedibili ed evolutivi come il passaggio a fasi di sviluppo del ciclo vitale, quali adolescenza, matrimonio, nascita di un figlio.
Ma qual è la funzione psicologica dei rituali?
L’azione insita nel rituale si dipana lungo due direttrici, una comporta uno scopo più consapevole che coinvolge direttamente il senso di comunità, l’altra è più prettamente individuale e tocca una dimensione più inconscia collegata alla funzione simbolica del rituale stesso.
La prima dimensione si basa sulla ricerca di un senso di appartenenza e di identità che necessita di un rafforzamento rispetto ad una minaccia esterna grande che si teme di non saper affrontare e superare da soli.
In questi casi, davanti ad un evento che minaccia la nostra incolumità e la sicurezza comune, la sensazione di vulnerabilità data dalla sovraesposizione agli stimoli percepiti come pericolosi ci spinge a desiderare di appartenere a qualcosa di più grande che contrasti il senso di solitudine e la paura individuale dell’ignoto.
La seconda dimensione ci consente, attraverso il simbolismo, di avere la sensazione di poter agire e di esercitare un controllo proprio attraverso l’azione su ciò che sentiamo non possa essere controllato e previsto.
Le fantasie ansiogene e l’angoscia di morte evocate da tali situazioni eccezionalmente stressanti possono, pertanto, essere contenute proprio attraverso l’impiego di rituali specifici.
Cosa ci raccontano e quali significati racchiude il ricorso ad essi?
L’uomo come animale sociale ha una propensione verso ciò che consente l’aggregazione e senso di appartenenza e, in questa prospettiva, i rituali contribuiscono a facilitarli e a definirci come gruppo.
Inoltre, proprio per il loro potere, i rituali condivisi consentono la creazione di abitudini riconosciute che hanno la finalità di unire coloro che li utilizzano, costruire significati e metabolizzare esperienze traumatiche.
Nelle situazioni di maggior stress o difficoltà sperimentiamo, di fatto, un senso di incertezza e perdita di appartenenza che viene superato ed elaborato dall’uso di rituali che restituiscono coerenza a tale esperienza.
Anche in famiglia i rituali assumono importanti implicazioni per il benessere psicologico di tutto il sistema e lo svolgimento di attività insieme riduce sensibilmente il rischio di manifestare una psicopatologia, proprio come se il rituale svolgesse il ruolo di contenimento esterno capace di supportare lo sviluppo di una personalità sana!

Per approfondire:

  • Bruner J. S., La ricerca del significato. Per una psicologia culturale. Ed. Bollati Boringhieri, 1992;
  • Nardone, G., Giannotti, E., Rocchi, R., Modelli di famiglia: conoscere e risolvere i problemi tra genitori e figli, Ed. Ponte alle Grazie, 2001;
  • Selvini Palazzoli M., Boscolo L., Cecchin G., Prata G., Paradosso e controparadosso, Ed. Raffaello Cortina, 1978.

Autrice: Lorella Cartia