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Amore e attaccamento: come nasce una coppia

Amare è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella guida di ogni sperduta barca
(W. Shakespeare)

La scelta del partner, nella formazione del legame di coppia, è strettamente correlata al tipo di attaccamento che abbiamo sperimentato in infanzia con i genitori, in modo particolare, con la madre.
Cosa, quindi, mettiamo effettivamente ed affettivamente in gioco del nostro passato relazionale quanto costruiamo una relazione di coppia?
Spesso sentiamo dire che la scelta del partner sia legata a delle presunte somiglianze col genitore del sesso opposto.
“Quando si comporta così mi sembra mio padre” oppure “ha il carattere di mia madre”, sono spesso frasi che ci siamo trovati a dire o che abbiamo sentito pronunciare da altri!
Ma quanto c’è di vero?
Prima di rispondere a questa domanda è necessario accennare alla teoria dell’attaccamento, ideata dallo psichiatra inglese J. Bowlby.
Tale teoria attribuisce un ruolo fondamentale al comportamento di attaccamento che si instaura tra genitore e bambino lungo l’arco della vita, poiché la qualità dell’attaccamento infantile è da ricollegarsi alle relazioni che si creeranno in futuro, in età adulta.
In altre parole, il tipo di attaccamento che abbiamo sperimentato in infanzia con le figure genitoriali, in modo particolare con la madre, produrrà inevitabilmente in noi delle aspettative circa la disponibilità e la capacità di risposta alle nostre esigenze di legame e di vicinanza da parte delle future figure di attaccamento, come il partner che sceglieremo.

Ad ogni stile di attaccamento corrisponde, quindi, un modello interno che applicheremo nelle successive relazioni detto MOI (modello operativo interno), una sorta di insieme di schemi mentali, interiorizzati, che si utilizzano per relazionarsi con l’ambiente e costruiti proprio all’interno della nostra storia passata con le figure di accudimento.
Ognuno dei partner, pertanto, deve poter rappresentare una base sicura e un rifugio emotivo per l’altro, come è stata la figura materna in infanzia… se lo è stata!
Soffermandoci ad analizzare il comportamento dei due partner, soprattutto durante la fase dell’innamoramento, notiamo una serie di somiglianze con il comportamento affettivo madre-figlio, come: guardarsi negli occhi, abbracciarsi teneramente, baciarsi, parlarsi dolcemente.
Alla luce di quanto affermato, se pensiamo che la scelta del partner sia un atto del tutto razionale o addirittura casuale, commettiamo un errore!
Sono soprattutto i MOI relativi al proprio stile di attaccamento ad operare questa scelta per noi, orientandoci verso quelle persone che, per motivazioni non consce, richiamano e confermano le prime esperienze di attaccamento infantile.
In conclusione, è possibile affermare che un legame di attaccamento sicuro, dove quindi, l’altro è percepito come base stabile, responsiva e capace di accogliere i personali bisogni emotivi, supportando e confortando, è associato ad un maggior benessere psicologico. Al contrario, il disagio e il malessere, possono essere ricondotti ad una tipologia di attaccamento insicuro, dove quindi l’altro non si mostra responsivo alle richieste di cura del partner oppure ha comportamenti svalutanti e/o di rifiuto.

Per approfondire:

  • Attili G., Attaccamento e amore, Il Mulino, 2004;
  • Carli L., Cavanna D., Zavattini G. C., Psicologia delle relazioni di coppia, Il Mulino, 2009;
  • Castellano R., Velotti P., Zavattini G. C., Cosa ci fa restare insieme?, Il Mulino, 2010.

Autrice: Ilaria Corona