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Attaccamento e scelta di un figlio: che genitori saremo?

Cosa succede nella mente di un uomo e di una donna che maturano il desiderio di un figlio?
Quali sono le motivazioni che possono intervenire in tale scelta?
Oggi, la decisione di avere un figlio è dettata, soprattutto nella donna, da fattori di natura economica, dal raggiungimento di una realizzazione professionale, dalla stabilità della relazione con il partner nonché dall’età biologica.
Questi aspetti personali contribuiscono a rendere la scelta di un figlio una scelta consapevole e ponderata e per questo, a volte, troppo a lungo rimandata alla ricerca delle “condizioni migliori” per mettere su famiglia rispetto ad un passato in cui l’istinto, la cultura di appartenenza e il contesto sociale non permettevano una riflessione in merito.
La scelta di avere un figlio può riguardare, quindi, molteplici aspetti di natura intrapsichica, interpersonale, culturale e sociale, spesso legati alla storia di vita e allo stile di attaccamento di ciascun partner.
Molti studi sull’attaccamento hanno confermato che la qualità della relazione con la propria famiglia di origine possa contribuire a determinare la decisione di avere un figlio e il tipo di relazione futura che il neogenitore potrà creare con il bambino, insieme allo specifico stile genitoriale.
In particolare, l’adulto che nella propria infanzia ha fatto esperienza di quello che viene definito uno stile di attaccamento sicuro, caratterizzato dalla presenza di un genitore o caregiver accogliente, responsivo e recettivo nei confronti dei propri bisogni primari ed emotivi, potrà riproporre con maggiore probabilità tale tipo di relazione sicura nei confronti del figlio, relazione basata sulla reciprocità, sullo scambio comunicativo e su un buon confronto.
All’opposto, l’adulto che abbia sperimentato nell’infanzia un tipo di attaccamento insicuro ambivalente, caratterizzato da risposte ambivalenti ed imprevedibili da parte della figura di riferimento, avrà imparato a riprodurre delle risposte emotive estreme per poter ottenere le giuste attenzioni e cure da tali figure non sempre disponibili.
In questo caso, all’interno della coppia, la presenza di un figlio può essere percepita come una possibile compensazione della propria insicurezza affettiva che ha origini antiche.
Ancora, l’adulto che sia stato esposto durante il periodo infantile ad uno stile di attaccamento insicuro evitante, caratterizzato da un genitore emotivamente distanziante e poco presente, avrà imparato precocemente a rendersi autonomo nei confronti del mondo esterno, forzatamente non bisognoso di cure e, per tale ragione, non richiedente.
In questi casi, la trascuratezza emotiva e lo scarso nutrimento affettivo che caratterizzavano l’ambiente familiare ostacolano, di frequente, la formazione di una famiglia per cui si preferisce spesso evitare il rischio di rivivere tale esperienza scegliendo di non avere figli.
Infine, l’adulto che nella propria infanzia abbia sperimentato uno stile di attaccamento disorganizzato, caratterizzato da una figura di accudimento minacciosa e scostante, avrà imparato più frequentemente ad evitare i conflitti e le richieste d’aiuto e a non fidarsi degli altri.
Ma accanto ai molteplici aspetti comuni alla coppia, nell’uomo si riscontrano più frequentemente, nella scelta di un figlio, motivazioni di natura affettiva e inconscia.
Il desiderio maggiore che muove tale scelta è quello di trasmettere al proprio figlio il meglio di sé, di dargli ciò che avrebbe voluto avere lui e che non ha mai ricevuto, in altri termini, ciò che costituisce la sua eredità paterna.
Un figlio diventa, in tal modo, un prolungamento di sé e della propria identità e il desiderio di essere padre si connota di aspetti affettivi e personali legati alla storia di vita passata e presente.

Per approfondire:

  • Holmes J., La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola, Ed. Raffaello Cortina, 2017;
  • Raphael-Leff J., La gravidanza vista dall’interno. Casa editrice Astrolabio, 2014;
  • Vegetti Finzi S., Battistin A.M., A piccoli passi. Oscar Mondadori, 2011.

Autrice: Lorella Cartia