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attesa di un figlio, gravidanza

L’attesa di un figlio: fantasmi e fantasie

La decisione comune di avere un figlio è sempre preceduta dal desiderio che pervade tutto il periodo dell’attesa.
Un bambino prima di essere concepito, viene desiderato, pensato, poi immaginato.
Nella primissima fase che segue tale decisione si riscontra, spesso, un’ambivalenza tra il desiderio e la paura di diventare adulti.
Questa frequente oscillazione tra desiderio e rifiuto, gioia e paura, accompagnata da sensi di colpa di entrambi i partner, costituisce una condizione normale e naturale.
La maternità, ma anche la paternità, corrispondono alla forma più speciale di attesa.
Tale attesa è legata anche ad una quota di incertezza, determinata dal fatto che, sebbene appartenga al ventre materno, il nascituro non è ancora conosciuto.
L’attesa di un figlio è fitta di pensieri, di sogni, di fantasie, di aspettative e di fantasmi.
Accanto ad un tempo biologico dell’attesa di un figlio, che si conclude con il parto, esiste un tempo psicologico di gestazione, non quantificabile, in cui la mente di ciascuno dei due genitori comincia ad aprirsi a scenari inesplorati e ricchi di emozioni e sensazioni mai sperimentate prima.
È in quel momento che si delinea il bambino immaginario ma non ancora nato e iniziano le fantasie su di lui: sarà maschio o femmina? Sarà sano? A chi somiglierà?
Il bambino è un bambino immaginato, fantasticato dal futuro padre e dalla futura madre.
Le fantasie che si attivano nei futuri genitori li riportano a rivisitare la loro esperienza infantile, i loro desideri di bambini, le aspettative di quel tempo, i rapporti con i loro genitori e a porsi domande come “Sarò un bravo genitore? Saprò educarlo?”.
Si tratta di una storia trans-generazionale che coinvolge trasversalmente più generazioni che ruotano attorno al bambino.
Oltre alla coppia, anche la generazione precedente può nutrire forti aspettative, quali l’aspettativa di diventare nonni, l’aspettativa di sentirsi utili nella vita dei neo genitori, di avere una discendenza, di avere di nuovo potere sui propri figli, cui probabilmente offriranno aiuto e supporto.
Ma come viene vissuta questa attesa dalla donna e dall’uomo?
La donna, soprattutto nei primi mesi, scruta il proprio corpo, lo osserva attentamente e prova ad immaginare quel che avviene dentro di sé, ma proprio perché dentro di sé, non è controllabile e ciò le può far provare paure legate principalmente allo stato di salute del bambino e ad una eventuale perdita, paure che man mano tendono a svanire con la prosecuzione della gravidanza.
Tra l’ottavo e il nono mese, infatti, con l’avvicinarsi della nascita, l’immagine che la mamma si era costruita del suo bambino comincia a scomparire. Ciò avviene perché, in virtù dell’imminente incontro tra il bambino reale e quello immaginato, la nostra mente tende, a scopo protettivo, a scolorire questa immagine a lungo consolidata per ridurre le differenze e ridimensionare l’eventuale delusione provata alla vista del bambino reale.
Per quanto riguarda l’uomo, l’arrivo di un figlio lo costringerà a rivisitare, in particolare, il suo rapporto con il proprio padre durante le sue battaglie infantili e adolescenziali affrontate.
Il bambino può assumere, inoltre, nella fantasia del padre, una centralità che lo può far percepire escluso, oppure può sentirsi indotto a pensare che da adesso in poi tutto ruoterà intorno al figlio e che il bambino, anziché andare ad occupare un posto nella futura famiglia, potrà essere percepito come colui che catalizzerà su di sé tutte le attenzioni, con l’inevitabile insorgenza di sentimenti di gelosia e di invidia sia verso la donna che verso il figlio.
Ma come ci si può preparare ad accogliere un figlio? Quale compito deve assolvere la coppia?
Diventa fondamentale, durante tutta la fase di attesa che i due futuri genitori consolidino la propria identità di coppia, attraverso la separazione emotiva dalle rispettive famiglie d’origine e creino lo spazio sia fisico ma soprattutto emotivo per l’ingresso del figlio, il terzo della coppia, facilitando il passaggio da una relazione diadica ad una relazione triadica.

Per approfondire:

  • Imbasciati A., Cena L., Psicologia clinica perinatale per le professioni sanitarie e psicosociali, Ed. Franco Angeli, 2015;
  •  Recalcati M., Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno, Feltrinelli, 2016;
  •  Stern D. N., Nascita di una madre, Ed. Mondadori, 1998.

Autrice: Lorella Cartia