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L’invisibile necessario: riconoscere il lavoro domestico e di cura

In occasione della Festa dei Lavoratori, l’attenzione pubblica tende a concentrarsi sul lavoro retribuito, sui diritti e sulla produttività come se il lavoro riguardasse esclusivamente questi ambiti.
Tuttavia, esiste una dimensione lavorativa che resta esclusa da tale riconoscimento, pur rappresentando una componente fondamentale della vita sociale, ossia quella del lavoro invisibile.
Si tratta di quell’insieme di attività quotidiane indispensabili al funzionamento delle famiglie e delle relazioni, che non vengono retribuite né del tutto riconosciute.
Il lavoro domestico e di cura è il principale rappresentante di questo fenomeno caratterizzato da attività continuative, senza riposi e che non conoscono orari definiti, come pulire, cucinare, gestire la casa, accudire figli, anziani o persone fragili alle quali si affianca l’aspetto altrettanto impegnativo del carico mentale che ne deriva.
Non si tratta di compiti che impegnano esclusivamente sul piano pratico, ma implicano il dover pensare, pianificare, ricordare, anticipare bisogni e coordinare le esigenze proprie e di altri.
Il carico mentale inoltre richiede una costante attivazione delle funzioni cognitive tra cui la memoria, l’attenzione, la capacità organizzativa, decisionale e di problem solving,
Dal punto di vista psicologico, queste forme di lavoro possono avere un impatto significativo sul benessere individuale, determinando frequentemente un sovraccarico mentale alimentato dalla fatica nel trovare spazi di pausa reale che può tradursi in uno stato di stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, irritabilità e stress cronico.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la dimensione temporale.
Il lavoro invisibile non ha confini chiari dal momento che non inizia e non termina in modo definito.
Questa continuità contribuisce a una percezione di un lavoro senza fine, che complica la possibilità di recupero psicofisico.
Anche nei momenti di riduzione dell’attività, il carico mentale può rimanere attivo, manifestandosi sotto forma di preoccupazioni o pianificazioni future.

Un’altra conseguenza psicologica significativa è legata alla mancanza di valorizzazione che può generare sensazioni di invisibilità e svalutazione.
Quando l’impegno profuso non trova riconoscimento, si può sperimentare frustrazione, sentimenti di ingiustizia e solitudine.
Inoltre, i lavori di cura possono interferire con il tempo personale.
Lo spazio da poter dedicare a sé tende a ridursi andando potenzialmente ad incidere sull’identità individuale, limitando le possibilità di espressione personale e di autorealizzazione.
Aumentare la consapevolezza del lavoro invisibile significa anche aprire spazi di collaborazione all’interno delle relazioni.
Rendere espliciti i compiti, condividere responsabilità, riconoscere il valore del lavoro di cura sono passaggi fondamentali per una maggiore equità e per la tutela del benessere personale.

Il Primo Maggio può essere un’occasione preziosa per riflettere non solo sul lavoro che si vede, ma anche su quello che resta nell’ombra.
Rendere visibile ciò che è invisibile consente di restituire significato e valore all’esperienza quotidiana di molte persone e apre all’opportunità di immaginare forme più sostenibili e condivise di cura, in cui il benessere individuale non sia sacrificato in nome di un equilibrio che spesso è mantenuto dal silenzioso lavoro di pochi.

Per approfondire:

  • Cocever E., Colombo G., Bianchi L., Il lavoro di cura, Carocci, 2004;
  • Guglielmi D., Mazzetti G., Elementi di psicologia del lavoro, Il Mulino, 2025;
  • Sarti R., Il lavoro domestico e di cura: quali diritti?, Futura Editrice, 2010.

Autrice: Ilaria Corona

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