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Scale invisibili: il potere psicologico del Darwinismo sociale

Il darwinismo sociale è una teoria che ha avuto un impatto profondo e controverso non solo nel campo della sociologia, ma anche nella psicologia creando numerose critiche ed elementi di discussione.
Affonda le sue radici nell’interpretazione distorta delle idee evoluzionistiche di Charles Darwin, applicate alla società umana, e ha alimentato atteggiamenti, ideologie e pratiche discriminanti per decenni.

Ma che cos’è il darwinismo sociale?

Il darwinismo sociale è una teoria secondo cui le leggi dell’evoluzione naturale (sopravvivenza del più adatto) si applicano anche agli individui e ai gruppi sociali.
Essa implica che alcune persone o classi siano “naturalmente superiori” ad altre, giustificando la disuguaglianza sociale, economica e persino razziale.
L’idea centrale alla base di tale teoria è quella secondo la quale la selezione naturale, che agisce nel regno biologico, eserciti un potere anche nel regno sociale, portando a una gerarchia naturale tra individui e gruppi.
In realtà, il darwinismo sociale non è una teoria di Darwin stesso, ma un uso improprio delle sue idee biologiche in ambito sociale.

Quali sono le implicazioni psicologiche?

Il darwinismo sociale ha influenzato profondamente il pensiero psicologico su vari livelli, in particolare in merito a:

  • costruzione dell’identità sociale. Le persone che si percepiscono come “vincenti” o “adatte” tendono a sviluppare un senso di superiorità che rinforza stereotipi e pregiudizi;
  • categorizzazione sociale. Si acuisce la tendenza a classificare gli individui in gruppi dominanti e subordinati, rinforzando l’alterità;
  • empatia e morale. Può ridurre la capacità empatica verso i più vulnerabili, in quanto li si considera “meno meritevoli”;
  • motivazione e autostima. In contesti competitivi, alcuni individui interiorizzano il fallimento come prova della loro “inadeguatezza naturale”, con impatti negativi sul benessere psicologico.

Quali sono le conseguenze sociali e storiche del darwinismo sociale?

Purtroppo, il diffondersi di tali concetti ha comportato una legittimazione del colonialismo, del razzismo scientifico fino all’eugenetica, influenzando l’educazione, le politiche pubbliche e le relazioni interpersonali.
Oggi, molti modelli socio-economici che premiano solo l’efficienza e il successo individuale portano con sé echi di darwinismo sociale, sebbene in modo più implicito.
Nella prospettiva psicologica moderna, gli psicologi contemporanei si oppongono a visioni deterministiche dell’individuo e promuovono l’importanza del contesto socio-culturale, quale elemento imprescindibile per restituire significato al vissuto, alle modalità relazionali e ai comportamenti dell’individuo.
Insieme a ciò, acquisisce rilevanza il valore della cooperazione e dell’inclusività, in una visione più equa ed arricchente delle differenze umane come risorse, e non come disuguaglianza gerarchica.
Partendo dalle differenze di status, ricchezza e potere, il darwinismo sociale ci sfida a riflettere sul modo in cui costruiamo i valori nella società e come le nostre percezioni influenzano i rapporti umani.
In questo senso, la psicologia, con la sua attenzione alla complessità dell’individuo, può aiutarci a superare visioni riduzionistiche e promuovere un mondo più giusto e consapevole in cui esaltare le differenze come valore aggiunto e non come elemento da discriminare!

Per approfondire:

  • Edelman M. Gerald, Darwinismo neurale. La teoria della selezione dei gruppi neuronali, Raffaello Cortina Ed., 2018;
  • Ganzerli R., Il darwinismo sociale in Germania dall’unificazione al Terzo Reich, 2014;
  • La Vergata A., Guerra e darwinismo sociale, Rubbettino Ed., 2005.

Autrice: Lorella Cartia

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