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Odio, isolamento e identità: il mondo sommerso degli Incel

Negli ultimi anni, il termine Incel (da involuntary celibate, cioè “celibe involontario”) ha guadagnato notorietà per il suo legame con comunità online caratterizzate da misoginia, risentimento e in alcuni casi, episodi di violenza.
Tuttavia, ridurre il fenomeno a una semplice devianza online o a un’espressione di odio non permette di comprendere appieno le dinamiche psicologiche e sociali che ne stanno alla base.

Chi sono gli Incel?

Gli Incel sono, in termini generici, uomini (in prevalenza eterosessuali) che dichiarano di non riuscire ad avere relazioni sessuali o affettive, nonostante il desiderio.
Ma il termine, più che descrivere una condizione, identifica un’identità sociale sviluppata in alcune sottoculture del web, in cui la frustrazione sessuale è accompagnata da una narrazione di vittimismo, fatalismo biologico e odio verso le donne (misoginia) e gli uomini percepiti come “vincenti” (i cosiddetti Chad).
Il fenomeno Incel non nasce nel vuoto. Si sviluppa in un contesto culturale in cui gli uomini sono spesso educati a misurare il proprio valore attraverso il successo sessuale, l’autonomia e la forza. In una società che cambia, dove i ruoli di genere si ridefiniscono e la competitività relazionale aumenta, soprattutto online, alcuni uomini possono sentirsi “scartati” e privati di riferimenti identitari stabili.

Quali sono gli aspetti psicologici legati a tale condizione?

  1. Bassa autostima e rifiuto sociale. Molti Incel riportano vissuti di esclusione, bullismo e fallimenti relazionali sin dall’adolescenza. Queste esperienze possono portare allo sviluppo di una bassa autostima e di un’immagine negativa di sé, spesso rinforzata da distorsioni cognitive: “Sono brutto, quindi non merito amore”.
  2. Distorsioni cognitive e pensiero dicotomico. Gli Incel tendono a rafforzare pensieri estremi e generalizzazioni, come “tutte le donne vogliono solo uomini belli e ricchi”, o “se non sei alfa, sei invisibile”. Questo tipo di pensiero dicotomico riduce la capacità di vedere la realtà in modo sfumato e ostacola il cambiamento personale.
  3. Isolamento sociale e appartenenza virtuale. Il bisogno umano di appartenenza trova, per alcuni, soddisfazione in comunità online dove ci si sente “compresi” e validati. Tuttavia, queste stesse comunità possono fungere da echo chamber, rinforzando convinzioni disfunzionali e ostacolando il confronto con visioni alternative.
  4. Aspetti depressivi e ideazione suicidaria. Studi e testimonianze indicano che molti membri di queste comunità soffrono di sintomi depressivi, ansia sociale e in alcuni casi mostrano ideazione suicidaria. Il tono nichilista e fatalista di molti post Incel riflette una condizione di sofferenza psicologica profonda, spesso inascoltata.

Cosa si può fare in una prospettiva terapeutica?

L’approccio terapeutico con persone che si identificano con il mondo Incel è complesso e delicato e deve essere basato sull’ascolto empatico, la validazione del dolore vissuto e il graduale lavoro su credenze disfunzionali per una rielaborazione più costruttiva del proprio vissuto.
Il percorso terapeutico deve partire dalla costruzione dell’alleanza terapeutica vista la diffidenza degli Incel verso il mondo esterno e verso l’autorità, inclusi i terapeuti.
Gran parte del lavoro terapeutico deve essere incentrato sull’elaborazione delle distorsioni cognitive dati i pensieri disfunzionali o estremamente polarizzati che portano.
Fondamentale, inoltre, è l’esplorazione della storia di attaccamento, delle esperienze familiari ed eventuali traumi relazionali considerato che dietro molte posizioni Incel si trovano ferite relazionali precoci, rifiuti, umiliazioni o mancanze affettive.
Infine, un’altra parte necessaria è il lavoro sul corpo e sull’identità che includa l’accettazione corporea e riduzione del confronto sociale costante considerando l’immagine corporea molto negativa che gli Incel hanno di sé.
Anche la terapia di gruppo può essere molto efficace, se ben strutturata.
Il fenomeno Incel rappresenta una sfida per la psicologia contemporanea: un punto di incontro tra sofferenza individuale, dinamiche sociali e trasformazioni culturali.
Comprenderlo in profondità è il primo passo per prevenire derive pericolose e per offrire alternative costruttive a chi si sente perso nel mondo delle relazioni e dell’identità.

Per approfondire:

  • Andolfi M, La terapia familiare multigenerazionale. Guarire le ferite dei legami, Cortina Raffaello, 2011;
  • Boscolo L., Cecchin G., Atti poetici in terapia. Conversazioni terapeutiche e creazione di contesti, Cortina Raffaello, 2002;
  • Cigoli V., Scabini E., La famiglia: risorsa o vincolo? Vita e Pensiero, 2000.

Autrice: Lorella Cartia

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