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L’alleanza terapeutica: una danza a due!

Quando si intraprende un percorso di psicoterapia, paziente e terapeuta entrano in relazione costruendo un legame che sia il più possibile rassicurante e contenitivo all’interno di un processo di crescita.
Tale legame è noto con il termine di alleanza terapeutica.
Ma che cos’è e qual è la funzione dell’alleanza terapeutica?
Si tratta di un legame basato sulla fiducia che comporta un coinvolgimento emotivo tra due persone, terapeuta e paziente, ciascuno con una propria storia ed esperienze specifiche che contribuiscono alla connotazione di tale legame e al buon esito della terapia.
Numerose ricerche hanno, infatti, più volte dimostrato come la costruzione di una buona alleanza terapeutica costituisca un fattore predittivo dell’efficacia e del risultato positivo del percorso di terapia.
All’interno dell’alleanza terapeutica possiamo riconoscere l’interazione tra due componenti fondamentali che entrano in gioco nella stanza di terapia: da una parte pensieri, emozioni e comportamenti del terapeuta, dall’altra il vissuto del paziente, frutto delle sue esperienze passate.
Bowlby ha più volte evidenziato come la tendenza a costruire e ricercare una relazione con l’altro costituisca un bisogno primario indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo sin dal legame originario madre-bambino.
Infatti, come lo sviluppo evolutivo del bambino ha bisogno di un legame che funga da contenitore che gli faccia apprendere il senso del limite e che gli permetta l’esplorazione dell’ambiente circostante per poi tornare alle cure materne, anche la relazione tra paziente e terapeuta nel percorso di psicoterapia presenta le caratteristiche di un legame di attaccamento, come ad esempio la necessità di avere una “base sicura” e la ricerca di vicinanza emotiva.
In questo contesto, infatti, è usuale che, da un lato, il paziente riporti inconsciamente, nella relazione con il terapeuta, le modalità, desideri, aspettative derivanti dalla relazione con le proprie figure genitoriali e, dall’altro, che il terapeuta diventi un modello per lui che agisca come figura di attaccamento creando quella base sicura che gli permetta di esplorare le proprie esperienze e i vissuti personali di attaccamento.
In tal modo, il paziente ha la possibilità di vivere per la prima volta esperienze più funzionali e di disconfermare quelle disadattive che ha sempre messo in atto fino a quel momento.
Tale dinamica inconscia rappresenta una condizione importante che favorisce nel paziente lo sviluppo di potenziali esperienze correttive rispetto alle precedenti disfunzionali.
Ma quali sono gli ingredienti dell’alleanza terapeutica?
Alla base di una buona alleanza terapeutica, accanto alla disponibilità del paziente e alla sua fiducia nei confronti del terapeuta e del percorso terapeutico, un ruolo altrettanto rilevante viene ricoperto dalle caratteristiche di personalità del terapeuta e dalle sue competenze individuali, come l’empatia, la capacità di offrire un clima accogliente in cui favorire la manifestazione dei molteplici vissuti emotivi, la sensibilità, la funzione di accompagnamento e di sostegno nelle delicate fasi del ciclo di vita del paziente, il rispetto dei suoi tempi interni.
Nella co-costruzione di un percorso terapeutico in cui il paziente possa riutilizzare in maniera ottimale le proprie risorse interne e il terapeuta sappia accogliere il suo mondo emotivo, è proprio una solida alleanza terapeutica che permette ad entrambi di camminare l’uno a fianco dell’altro, muovendosi nella stessa direzione e condividendo i medesimi obiettivi!

Per approfondire:

  • Lingiardi V., L’alleanza terapeutica. Teoria, clinica, ricerca, Raffaello Cortina Editore, 2002;
  • Liotti G., Monticelli F., Teoria e clinica dell’Alleanza Terapeutica. Una prospettiva cognitivo-evoluzionista, Cortina Editore, 2014;
  • Safran J.D., Muran J. Christopher, Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica, Ed. Laterza, 2003.

Autrice: Lorella Cartia