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Quando la critica arriva da dentro: il black sheep effect nei gruppi

In molti gruppi sociali, che si tratti di famiglie, team di lavoro o comunità, emerge spesso una particolare e paradossale dinamica che può essere definita sia di protezione che di esclusione.
Si tratta del cosiddetto Black Sheep Effect (BSE) o effetto pecora nera, un fenomeno che consiste nel giudicare, punire o stigmatizzare uno o più membri del proprio gruppo, che deviano dai valori condivisi, in modo più severo rispetto a quelli esterni che mostrano comportamenti analoghi.

Ma perché si tende ad essere più rigidi e duri nei confronti di chi riteniamo “uno di noi? E quali implicazioni può avere questo fenomeno nei diversi contesti sociali?

L’effetto pecora nera è stato inizialmente messo in evidenza negli anni 80 attraverso i lavori di José M. Marques, Yzerbyt e Leyens dai quali è emerso che quando un membro dell’ingroup viola una norma importante del gruppo, il danno percepito sembrerebbe estendersi all’identità del gruppo stesso, con una conseguente reazione difensiva che tende a punire la devianza al fine di proteggere la coesione interna.
Nei gruppi, infatti, sembrerebbe che le norme condivise abbiano una funzione di collante al punto che quando un membro, con i suoi comportamenti considerati inadeguati, tende a discostarsi da tali valori, può essere identificato come potenzialmente minaccioso per l’immagine del gruppo.

Quali sono le variabili che influenzano l’effetto pecora nera?

Le reazioni alla minaccia identitaria causata dalla deviazione rispetto alle norme interne non sono chiaramente sempre uguali, sussistono infatti delle variabili che ne determinano la forza e l’intensità, tra cui:

  • senso di appartenenza al gruppo, laddove sia più forte il senso di appartenenza al gruppo o l’identificazione, più rigido sarà il giudizio verso i membri devianti e il BSE più marcato;
  • livello di devianza percepita, quanto più venga considerata eccessiva la distanza tra il comportamento del singolo rispetto alle norme condivise, maggiore sarà la severità della reazione collettiva;
  • ruolo ricoperto dal membro deviante, poiché lo stigma potrebbe essere più duro quando chi devia occupa una posizione di rilievo e quindi considerata di maggior impatto per l’immagine collettiva.

L’effetto pecora nera può avere anche delle funzioni positive, sia sociali che psicologiche, dal momento che nasce col fine di protegge l’identità del gruppo, mantenere la coesione e la coerenza interna rinforzando i legami tra i suoi membri, ma è doveroso specificare che sussistono potenziali conseguenze negative come il rischio di esclusione per la persona definita deviante, l’isolamento, l’esacerbazione dei conflitti interni o rotture traumatiche di legami significativi, se pensiamo alle famiglie, tali da gravare sul benessere emotivo e psichico, fino ad arrivare a situazioni estreme e patologiche, come nel caso del mobbing.

Quali possono essere alcune strategie utili per prevenire e gestire il BSE?

Tra le possibili strategie ai fini della prevenzione e gestione dell’effetto pecora nera si possono indicare:

  • valorizzare le differenze come risorsa più che come svantaggio o limite, promuovendo una cultura dell’inclusione;
  • proporre terapie di gruppo per facilitare il confronto sano e fornire un supporto professionale al riconoscimento e alla gestione delle dinamiche relazionali interne al gruppo;
  • offrire ascolto e comprensione a chi subisce il carico dell’etichetta di pecora nera per prevenire il rischio di esclusione e alleggerire il peso della stigmatizzazione.

Il Black Sheep Effect rappresenta una dinamica spesso invisibile che arriva a toccare il cuore delle nostre relazioni sociali mostrando come il bisogno umano di appartenenza e identità spinga i gruppi ad includere, ma allo stesso tempo anche ad escludere quando norme ritenute centrali siano considerate trasgredite.
In una realtà attuale, dove l’unione e la coesione dei legami più significativi sono messe a dura prova da conflitti che riguardano le diversità, imparare a comprendere e ad accettare il dissenso può determinare un importante cambiamento, favorendo culture più inclusive che valorizzino le differenze.

Per approfondire:

  • Brown R., Pehrson S., Psicologia dei gruppi, Il Mulino, 2023;
  • Speltini G., Stare in gruppo, Il Mulino, 2002;
  • Speltini G., Palmonari A., I gruppi sociali, Il Mulino, 2007.

Autrice: Ilaria Corona

 

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