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Ai tempi del coronavirus… Diario di giorni difficili

Tutto cominciò in un posto che sembrava lontano, tanto lontano da non poter essere raggiungibile, talmente lontano da farci sentire ancora “al sicuro”, troppo lontano da non riguardarci ancora, forse mai.
E invece ci riguardò e da quel giorno tutto cambiò!
I tempi del coronavirus…

Ai tempi del coronavirus, in un attimo si abolirono gli abbracci, i baci, le strette di mano, i contatti ravvicinati con la minima distanza di sicurezza di un metro, quel metro che, invece di rassicurare, ci faceva sentire più soli, almeno all’inizio.
Poi scoprimmo che, anche lontani eravamo incredibilmente più vicini, con il cuore, con la mente, con una presenza forte nell’assenza.

Ai tempi del coronavirus, ad un certo punto anche andare a lavoro diventò un rischio e così fu vietato ai più di continuare a svolgere la propria attività nel luogo di sempre.
Niente colleghi, solo schermi a cristalli liquidi.
Poi scoprimmo che anche questa nuova forma di lavoro, “smart”, ci permetteva non solo di essere produttivi, ma anche di poter passare più tempo a casa.

Ai tempi del coronavirus, le scuole, tutte, le università, erano state chiuse ma solo gli edifici, l’istruzione non si fermava.
All’inizio euforia, soprattutto quella dei più giovani, poi nostalgia, dei compagni, dei luoghi, dei professori, persino delle interrogazioni!
E scoprimmo che si poteva, anche con i potenti mezzi della tecnologia, studiare, seguire lezioni, ricreare il gruppo classe, addirittura laurearsi in pantofole!

Ai tempi del coronavirus, non si poteva uscire di casa, neanche per una passeggiata al parco, solo per “necessità”.
All’inizio sembrava una tortura essere costretti entro le quattro mura domestiche che, in tante circostanze ci avevano e ci avrebbero ancora in futuro protetto.
Poi scoprimmo e riscoprimmo il calore di quel focolare, la condivisione dei pasti con i nostri familiari, una quotidianità per alcuni smarrita, per altri forse solo dimenticata.

Ai tempi del coronavirus, tutte le manifestazioni sportive, la formula uno, il ciclismo, persino il dio calcio vennero sospesi.
Incredibile pensare che si potesse passare un weekend senza sport né quello seguito dal divano, né quello praticato.
Poi scoprimmo altri modi per inventarci nuovi sport o studiarne altri antichi, meno conosciuti e come realizzarli anche negli spazi a disposizione.
E scoprimmo che una domenica senza calcio non è poi così vuota se si riempie di conversazioni e di sguardi complici.

Ai tempi del coronavirus, cambiarono tutte le nostre abitudini, gli hobby, lo stile di vita.
Quanto tempo a disposizione… Che noia! E ora che faccio? Ho esaurito le idee, le serie tv, i siti su cui navigare, i libri da leggere.
Poi scoprimmo che il tempo è prezioso, che più lo sai usare più ti arricchisce.
Ci ricordammo che il tempo non è mai abbastanza per rispolverare vecchie passioni o crearne di nuove. Per rinsaldare relazioni, anche se da un capo all’altro del telefono o da un cavo internet. Per guardarsi meglio dentro e chiedersi scusa o grazie per quello che si è.

Ai tempi del coronavirus…

I tempi del coronavirus passeranno e come un vento di stagione spazzeranno via tante cose come la paura, l’incertezza del futuro, la solitudine, la malinconia, la diffidenza verso l’altro.
Altre cose, invece, rimarranno per ricordarci chi eravamo, cosa potevamo essere e cosa siamo stati.
Un insieme di persone, isolate ma mai sole che, ad un certo punto, cominciarono ad affacciarsi dai balconi delle loro case e ad intonare, ad una sola voce, i canti di un popolo unito.
I desideri, diventati finalmente realtà, di tornare a stringersi in un unico abbraccio.
I baci senza più mascherine che privavano della gioia di un sorriso.
L’arcobaleno nei disegni di tutti i bambini o negli striscioni appesi davanti alle case.
La consapevolezza oggi di essere meno soli di ieri e più uniti domani.
Il ricordo di tutti di quando diremo: “Ai tempi del coronavirus”.

Autrice: Lorella Cartia