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sorelle, fratelli

Essere e avere fratelli: una risorsa in più!

Frasi accusatorie come “Ha cominciato prima lui!”, oppure di complicità come “Non dirlo a mamma!” caratterizzano spesso il rapporto speciale e complesso tra fratelli.
All’interno di una famiglia ogni individuo appartiene a diversi sottosistemi tenuti insieme da differenti relazioni, in cui ognuno svolge funzioni e ruoli ben precisi.
Ma quanto può essere importante la presenza dei fratelli? In che modo la loro presenza può incidere sullo sviluppo del singolo individuo?
Il sottosistema dei fratelli può essere considerato come il primo laboratorio sociale dove i figli possono sperimentare nuove forme di relazione con i coetanei o con il gruppo dei pari, imparando reciprocamente l’arte della gestione dei conflitti, della cooperazione ma anche della competizione.
Questo primo laboratorio sociale permette ai bambini di seguire le linee guida apprese nella convivenza, più o meno pacifica, con i fratelli riportandole nella relazione con gli altri esterni alla propria famiglia.
Allo stesso modo, una volta apprese nuove modalità interpersonali nel mondo esterno, i figli le riporteranno all’interno del rapporto con i fratelli arricchendola ulteriormente di nuovi modelli relazionali.
È tramite la presenza dei fratelli che ognuno di noi riesce a strutturare, almeno in parte, la propria identità delineando il proprio carattere attraverso l’attivazione di processi di identificazione, magari col fratello maggiore che ha successo a scuola o con le ragazze, o di processi di differenziazione dalla sorella antipatica e dispettosa o ribelle con i genitori!
Un’altra funzione importante svolta dal sottosistema dei fratelli è quella di mantenere chiari i confini con il sottosistema dei genitori, creando un’alleanza sincera ma anche permettendo lo sviluppo di una maggiore autonomia proprio dalle tendenze, a volte iperprotettive ed intrusive, dei genitori.
I fratelli che, aldilà delle divergenze di opinioni, siano riusciti ad instaurare una relazione positiva, apportano miglioramenti sia in termini di autostima relativa alle proprie personali capacità relazionali, sia in termini di condivisione di obiettivi sociali, strategie di adattamento e di risorse interpersonali.
All’opposto, l’instaurarsi di una relazione tra fratelli negativa influisce sfavorevolmente sull’acquisizione di competenze prosociali quali l’empatia, la cooperazione, sulla capacità di gestione dei conflitti e sullo sviluppo di comportamenti aggressivi nei confronti del gruppo dei pari.
Il tipo di legame che si crea tra fratelli, spesso, dipende dalla differenza di età che, soprattutto in famiglie numerose, può comportare un’ulteriore suddivisione tra i figli minori, ancora bisognosi di cure primarie quali nutrimento, protezione e sicurezza, e figli maggiori, più proiettati sul versante esterno ed extrafamiliare.
Più l’età dei fratelli si avvicina, maggiore è la probabilità che tra di loro si stabilisca un legame affettivo intenso e profondo, trattandosi di fasi del ciclo vitale simili.
Accanto a tale legame, si crea un senso di lealtà che li porta spesso a costruire un codice comune e condiviso di linguaggio che permetta loro di comunicare senza interferenze e di proteggersi dalle intrusioni esterne, distinguendosi allo stesso tempo dagli altri.
Al contrario, fratelli che presentano una notevole differenza di età (8-10 anni) in genere condividono pochi aspetti di vita personale e familiare proprio perché appartenenti a fasi di vita differenti che corrispondono anche a vissuti differenti.
Accomunati da una storia familiare condivisa, ma non necessariamente vissuta allo stesso modo, i fratelli costituiscono indubbiamente una risorsa in più nella vita di chi gli sta accanto, andando a costituire quelle radici orizzontali cui poter far riferimento nel corso della vita e il collante con la propria famiglia d’origine, anche nel tempo.
E i figli unici?
Sicuramente non facilitati nello sviluppo dell’autonomia e nell’acquisizione di competenze quali la capacità di cooperare, condividere o competere, i figli unici apprendono in maniera più rapida e anticipatoria un modello di adattamento al mondo degli adulti che si traduce spesso in uno sviluppo precoce.

Per approfondire:

  • Lubrano Lavadera e M. Malagoli Togliatti, “Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia”, Ed. Il Mulino, 2002;
  • De Bernart R., L’importanza di essere fratelli, in Terapia Familiare n° 38, 1992;
  • Minuchin S., Famiglie e terapia della famiglia, Ed. Astrolabio, 1976.

Autrice: Lorella Cartia