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Abbracciare la melanconia: perché è importante ascoltare il dolore

La melanconia è un’emozione complessa, spesso descritta come una tristezza profonda, costante e duratura, accompagnata da nostalgia, senso di vuoto e difficoltà a connettersi con il mondo circostante.
Si manifesta come una forma di tristezza, a volte confusa con la depressione, che non ha necessariamente una causa evidente e può presentarsi anche in assenza di eventi traumatici o stressanti.
A differenza della tristezza, solitamente correlata a situazioni concrete e specifiche, la melanconia ha una natura più indefinita e profonda, derivante ad esempio dalla consapevolezza della finitezza della vita o dalla riflessione sul senso del nostro essere nel mondo.
Secondo Sigmund Freud, nel suo saggio Lutto e melanconia”, questa emozione ha origine nell’incapacità di accettare una perdita; la persona si rivolge verso se stessa, come se avesse perso una parte di sé e vive profondamente il dolore di questa separazione.
Anche filosofi come Kierkegaard e Nietzsche hanno parlato della melanconia come uno stato esistenziale che ci spinge a confrontarci con la nostra fragilità.
La melanconia può emergere in momenti di solitudine, di riflessione e ascolto interiore o quando ci confrontiamo con il nostro passato facendoci distaccare dal presente, da ciò che stiamo vivendo nel qui ed ora.
A volte può essere la diretta conseguenza emotiva di un importante cambiamento nel proprio ciclo vitale, ma potrebbe manifestarsi anche in assenza di un motivo concreto ed esterno, come una sensazione di vuoto interiore alla quale non sappiamo dare spiegazione.

Come si potrebbe affrontare la melanconia?

Per gestire ed affrontare questa emozione potrebbe essere importante:

  • Imparare ad accogliere il sentimento invece di provare a tenerlo lontano. Riconoscere che stiamo vivendo una condizione emozionale e prenderne consapevolezza potrebbe neutralizzare, o quantomeno alleggerire, il senso di sopraffazione. Sarà altrettanto importante non giudicarsi o attribuirsi delle colpe, riconoscendo piuttosto che è del tutto normale attraversare periodi di sofferenza.
  • Attivare l’autoriflessione e l’ascolto interno provando così a scoprire aspetti del proprio passato rimasti inesplorati o nuovi lati della nostra personalità.
  • Evitare il rischio di isolarsi nonostante la tendenza sia spesso proprio quella di ritirarsi in se stessi. Concedersi l’opportunità di confrontarsi con una persona amica o con un professionista può modificare la personale prospettiva sul proprio stato d’animo e ridurre il peso del vissuto di sofferenza.
  • Prendersi cura di sé e dedicarsi del tempo di qualità ad esempio svolgendo attività piacevoli come passeggiate nella natura, fare sport, coltivare un hobby al fine di migliorare l’umore e tenere attivi sia il corpo che la mente.
  • Creare una routine quotidiana può aiutare a rimandare maggiore stabilità contrastando il senso di disorientamento e confusione che di solito accompagna la melanconia.

La melanconia non è un’emozione da temere o evitare, nonostante sia dolorosa.
Bisognerebbe piuttosto imparare a viverla come un’esperienza che ci apre alla riflessione sulla nostra vita e alla ricerca di un significato più profondo dell’esistenza.

Per approfondire:

  • Finkelstein D. R., Manifesto della melanconia, Adelphi, 2024;
  • Tittarelli M., Il segno della melanconia, Edizioni Univ. Romane, 2015;
  • Vannini M., Psicologia della tristezza e della melanconia, Carocci, 2010.

Autrice: Ilaria Corona

 

 

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