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Quando perdi il sorriso: dalla tristezza alla depressione

L’emozione primaria della tristezza viene abitualmente associata ai suoi effetti dolorosi e negativi, questo probabilmente poiché rappresenta l’emozione diametralmente opposta all’allegria e alla gioia.

Effettivamente questo stato d’animo è caratterizzato da sentimenti di malinconia, perdita di energia, umore basso e senso di scoraggiamento che spesso sentiamo il bisogno di allontanare e di non vivere pienamente, a causa del rimando enormemente spiacevole che provocano.

Ma è davvero un’emozione così negativa?

In realtà anche la tristezza, essendo parte delle emozioni fondamentali necessarie alla sopravvivenza, sottende un aspetto funzionale da difendere e rivalutare.

Per quanto sia possibile interpretarla soggettivamente, la tristezza è sempre associata ad una prospettata o avvenuta perdita, che sia specifica di un mancato raggiungimento di qualche importante obiettivo, della fine di una relazione affettiva o a seguito di un lutto.

Essere tristi ha come conseguenza comune il desiderio di ritiro sociale, a volte necessario per ritrovare se stessi, per dedicarsi alla personale rielaborazione della sofferenza e degli eventi che l’hanno scatenata, in totale rispetto dei tempi individuali che possono variare a seconda delle capacità elaborative personali e dei fattori protettivi che si hanno a disposizione.

Soffrire fa male, questo è sicuro ed inevitabile, ma la modalità unica che abbiamo per affrontare il dolore è viverlo interamente e pienamente, senza perdersi in inefficaci alternative come tentare di fuggire da esso!

Da non dimenticare è inoltre un’altra sua importante funzione che risiede nel segnalare a chi ci è accanto che si sta attraversando un periodo delicato di difficoltà, e questa emozione può aiutare nella richiesta indiretta, seppur palese, di bisogno di comprensione, conforto e sostegno dei nostri cari.

Del resto, la vita di ognuno di noi non può essere esente da perdite o dal mancato raggiungimento di obiettivi importanti che causano inevitabilmente tristezza, ma non per questo tale stato d’animo deve essere scambiato per qualcosa da allontanare, o per vera e propria depressione, poiché quest’ultima è una condizione clinica di lunga durata che comporta un quadro sintomatologico preciso, dove la tristezza è solo una delle sue condizioni.

La depressione è una patologia dell’umore caratterizzata da sintomi che alterano il normale funzionamento della persona che ne soffre, andando a compromettere la vita in tutti i suoi aspetti, sia sul versante personale, che su quello relazionale e sociale.

La persona depressa ha, in primo luogo, una visione di Sé totalmente e costantemente negativa, percependosi come incapace, inadeguata e indegna.

Prevalgono pensieri disfunzionali legati al continuo senso di fallimento, all’insuccesso e all’idea consolidata di non essere amabili.

Anche nella relazione con l’ambiente circostante si tende a percepire solo la visione della sconfitta, della perdita e della privazione, ritenute insormontabili e immodificabili.

Tale totalitaria visione fallimentare e denigratoria di sé condiziona anche le prospettive future, portando la persona depressa a vedere il proprio domani come una continuazione della sua realtà presente.

Ciò non permette l’adoperarsi in senso di attivazione per modificare gli eventi, considerati a priori irrisolvibili.

Alla base del rischio di manifestazione di uno stato depressivo patologico, sembrano esserci molteplici concause, tra le quali esperienze infantili traumatiche e mai elaborate, rimaste latenti anche per anni, fattori di predisposizione biologica, difficoltà sociali ed eventi di vita caratterizzati soprattutto da perdite, che concorrono nel gettare le basi per un maggior rischio di cadere vittime di depressione.

Essere tristi è, quindi, ben diverso dall’essere depressi e per quanto lo stato di sofferenza sia presumibilmente simile, la tristezza non ci deve spaventare, bisognerebbe invece provare ad ascoltarla, a darle forma e voce e ad attivarci nella ricerca di possibili soluzioni, magari avvalendoci della vicinanza e del sostegno affettivo di chi amiamo!

Per approfondire

  • Damasio A.R., Emozione e coscienza, Adelphi, 1999;
  • Grinberg L., Colpa e depressione, Astrolabio, 1990;
  • Klein M., Il lutto e la sua connessione con gli stati maniaco depressivi, Boringhieri, 1940.

Autrice: Ilaria Corona