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Lutto e perdita: il legame aldilà dell’assenza!

Se solo una persona colpita da perdita sentisse che possiamo almeno comprenderla e condividere i compiti che s’impone, riuscirebbe con molta più probabilità ad esprimere le sensazioni che le stanno esplodendo dentro, lo struggimento per il ritorno della figura persa, la speranza illusoria che miracolosamente tutto possa risolversi, la rabbia per essere stata abbandonata, la collera, gli ingiusti rimproveri contro tutte le sue stesse colpe”. (J. Bowlby).

La morte, come evento critico, che segna l’uscita di un membro dalla famiglia, rappresenta un passaggio che attiva soprattutto aspetti simbolici.
Il passaggio dalla presenza all’assenza lascia un vuoto reale ma contemporaneamente fa emergere il piano delle connessioni simboliche familiari e sociali.
Le entrate dei nuovi membri come le uscite sono forti marcatori di passaggio perché mutano la struttura della famiglia e le relazioni tra i membri.
Proprio per il suo carattere di definitività, la morte costituisce la transizione normativa più difficile da affrontare e mette profondamente alla prova le relazioni familiari.
Tale situazione si verifica perché l’incontro con la morte si pone da sempre come l’esperienza più estrema attraverso cui l’uomo si avvicina al proprio limite e alla propria intrinseca vulnerabilità.

Così Bowlby sostiene che se vogliamo fornire un valido aiuto ad una persona colpita da una perdita, è essenziale guardare le cose dal suo punto di vista e rispettare le sue sensazioni intime.
L’elaborazione del lutto è un processo lungo e articolato, che si svolge “a ondate” per mezzo delle quali ci avviciniamo e ci allontaniamo dalla percezione diretta del dolore mentale depressivo. Perché il processo si compia, abbiamo bisogno di molto tempo e di qualcuno che consenta l’espressione delle emozioni relative all’evento, con cui diventi possibile condividere l’assurdità e l’ingiustizia spesso sentite dalla perdita.
Il compito relazionale principale diventa quindi quello di comprendere ed accettare le diverse modalità di espressione della sofferenza e i sentimenti complessi che accompagnano i legami più significativi.
In tale prospettiva, il mondo circostante, rappresentato dalla famiglia estesa e dagli amici, può diventare una risorsa importante se è capace di fornire un ambiente protettivo e supportivo in un contesto più neutro perché toccato in maniera più indiretta dall’evento critico.
Sia che la morte sia l’epilogo di un lungo percorso di sofferenza o abbia i caratteri di un evento improvviso, come nel caso di un incidente, essa obbliga i familiari a confrontarsi con l’inevitabilità del distacco e a procedere a un impegnativo lavoro di passaggio di consegne e di distribuzione delle parti ed eredità familiari.
Si viene a delineare quel senso di perdita che affonda le sue radici in esperienze profonde sperimentate nelle relazioni primarie di attaccamento, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

L’ineluttabilità della vita oltre che della morte!

A tal proposito, Bowlby individua 4 fasi nell’elaborazione nel decorso del processo del lutto:
1) fase del torpore, che dura in genere da poche ore ad una settimana;
2) fase dello struggimento e della ricerca della figura persa, che dura mesi, e spesso anni;
3) fase di disorganizzazione e disperazione;
4) fase di maggiore o minor grado di riorganizzazione.

Scabini sostiene che per uno sviluppo familiare in termini di reinvestimento vitale è necessario che intervenga un processo specifico che lei chiama “cura del ricordo”.
La cura del ricordo comprende il processo di elaborazione del lutto, ma se ne distingue perché connette tale processo alle vicissitudini dei legami familiari.
Il legame con chi se n’è andato ha lo stesso andamento dei legami con chi è presente: come le relazioni in atto anche i ricordi possono essere oggetto di cura, di eccesso di cura o di trascuratezza. Si può trascurare un ricordo dimenticando la persona scomparsa, si può investirlo di un eccesso di cura lasciandosene dominare, o si può farne oggetto di un’appropriata cura: in questo caso la sofferenza per la mancanza si trasforma in un dialogo interiore con chi se n’è andato, dialogo che spinge all’impegno verso i legami significativi presenti.
Quanto più tale cura viene coltivata e condivisa all’interno della famiglia, tanto più è possibile connettere passato e futuro e mantenere una peculiare forma di intimità a distanza con chi è ormai lontano.
Il legame e l’amore persistono oltre l’assenza!

Per approfondire

  • Bowlby, J., Costruzione e rottura dei legami affettivi, Ed. Raffaello Cortina, 1996;
  •  Bowlby, J., Attaccamento e perdita, Boringhieri, 1973;
  • Scabini E., Donati P., Tempo e transizioni familiari, in Studi interdisciplinari sulla famiglia vol. 13, 1994;
  • Schutzenberger A.A., Bissone Jeufroy E., Uscire dal lutto, Di Renzo Editore, 2009.

Autrice: Lorella Cartia