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Nella gabbia della rabbia!

La rabbia è dannosa per tutti, ma soprattutto per colui che la sperimenta
(Lev Tolstoj)

Accanto a gioia, tristezza e paura, la rabbia rappresenta una delle emozioni primarie o di base che, nello specifico, consente all’essere vivente di difendersi per sopravvivere nell’ambiente naturale.
Essa non è una prerogativa dell’uomo ma, proprio perché primordiale, è riscontrabile anche negli animali sin dalle specie meno evolute che attuano modalità aggressive quando percepiscono una situazione di pericolo o devono marcare e proteggere il loro territorio da minacce esterne.
Allo stesso modo, anche noi attiviamo modalità primitive quali l’aggressività o la rabbia nei casi in cui ci sentiamo minacciati da qualcuno o da qualcosa nella nostra incolumità o nel soddisfacimento dei nostri bisogni, contro i quali emettiamo una risposta emotiva in genere transitoria.
L’emozione della rabbia si riscontra sin dall’infanzia, anche nei bambini piccoli per esempio quando rifiutano il cibo o non vogliono andare a dormire, arrivando persino ad urlare o a lanciare oggetti con veemenza.
Ad interpretare i segnali della rabbia, ci vengono in soccorso numerosi fattori a cominciare dalla postura che simula l’azione di attacco, o la mimica facciale caratterizzata da sopracciglia aggrottate, fronte corrugata, denti serrati.
A queste manifestazioni si aggiungono anche alterazioni fisiologiche come tachicardia, sudorazione eccessiva, elevata tensione muscolare.
Anche il nostro sistema nervoso viene coinvolto nell’insorgenza e nell’espressione della rabbia attraverso il rilascio di ormoni e neurotrasmettitori.
Spesso la differenza tra l’esprimere la rabbia, quasi fino a perdere il controllo, e farsi dominare da essa dipende dalla gerarchia di scopi di ciascuno e da quale prevale, per esempio il cercare di trasmettere un’immagine più benevola e socialmente accettata agli occhi degli altri.
Ma cosa succede quando non troviamo un canale più adeguato di espressione della rabbia?
Se la consideriamo come la manifestazione di un’insoddisfazione personale o di un antico tema irrisolto come frustrazione, sofferenza, senso di solitudine, delusione di aspettative, reprimerla può compromettere le relazioni con il rischio di contaminare le altre emozioni, pensieri e azioni future, con il risultato di farci sentire bloccati o impotenti.
Allo stesso modo, rivolgerla verso qualcuno o qualcosa di esterno, come nel caso delle room rage, stanze create apposta per permettere alla persona di dar libero sfogo alla propria rabbia, ha l’effetto immediato di liberarsi di quell’energia distruttiva profonda, sebbene si tratti solo di una catarsi illusoria e temporanea.
Anche rivolgere questo attacco verso se stessi per salvaguardare l’altro porta alla conseguenza di far crescere la sua potenza autodistruttiva con il risultato di covare un sempre maggiore rancore, senso di colpa o impotenza verso se stessi.
Ma allora cosa può aiutarci contro la rabbia?
Prima di tutto, diventa fondamentale imparare a riconoscerla in modo da saper gestire il “nemico” identificandolo per le sue caratteristiche, cercare di scoprire da dove nasce e perché la proviamo nel profondo, osservando anche le situazioni in cui si manifesta.
Infine, non possiamo non ricordare che, accanto ad una rabbia distruttiva e disfunzionale, esiste un’altra forma “positiva” con funzione adattiva in senso evoluzionistico che ci permette, davanti a degli ostacoli o pericoli, di usufruire delle nostre risorse psicologiche, reagire a situazioni di stallo e di proteggere la nostra autostima difendendo i nostri valori, principi e scopi in tutti i contesti in cui ci muoviamo.
Questa capacità di esprimere emozioni e trovare soluzioni senza ferire l’altro ha a che fare anche con lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Per approfondire:

  • Arcelloni T., Bertrando P., Veleni. Rabbia e noia nella terapia sistemica, in Riv. Terapia Familiare, 2009;
  • Lazarus R.S., Emotion and adaptation. New York: Oxford University Press, 1991;
  • Matarazzo O., Zammunner V.L., La regolazione delle emozioni. Il Mulino, 2009.

Autrice: Lorella Cartia