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Adozione: nella mente dei genitori adottivi

L’adozione è un delicato processo che determina l’incontro tra due fragilità: le fantasie genitoriali non ancora elaborate e il vissuto abbandonico del bambino.
Rispetto alle fantasie genitoriali, infatti, prima di nascere biologicamente, un bambino nasce psicologicamente nella mente dei genitori, quello che viene definito bambino immaginato.

Durante la gravidanza, inoltre, la donna regredisce alla condizione di figlia, riattivando una serie di fantasie riconducibili al rapporto con la propria madre.
Esse, in genere, hanno a che fare con:

  • fantasie di danno genetico → la paura che il proprio bambino possa nascere malato;
  • angosce di morte → la paura di danneggiare o di essere danneggiate dal proprio bambino durante il parto.

In entrambi i casi, si tratta di paure sane che possono diventare patologiche se eccessivamente presenti o totalmente assenti.
La gravidanza mette in moto delle emozioni che sono tanto più forti quanto meno è stato elaborato il rapporto con la figura materna.
Un ruolo importante giocano anche le risposte emotive del padre durante la gravidanza.
Egli, in genere, sviluppa una sorta di invidia di creatività che, spesso, riversa nel lavoro, con il risultato di lavorare troppo quando il suo ruolo dovrebbe essere quello di essere più presente e contenere le emozioni.
Una seconda risposta emotiva che viene elaborata dal padre è la paura di perdere l’affetto della propria donna e di sentirsi escluso.
Ma cosa succede nella mente di un genitore adottivo?
Mentre un genitore naturale è capace di modulare il bambino immaginato con quello reale, questo non avviene per il genitore adottivo che deve elaborare il lutto relativo ad un bambino immaginato e voluto, ma mai nato.
Laddove questa ferita narcisistica non venga elaborata sufficientemente, il genitore sviluppa una fantasia riparatrice cosiddetta “sindrome di risarcimento” per cui è convinto di dover essere risarcito per tutto ciò che ha subito e che quindi il bambino gli sia dovuto.
In genere, il tempo giuridico di un’adozione di circa quattro mesi non corrisponde al tempo psicologico, in quanto difficilmente la coppia, durante questo periodo, è riuscita ad elaborare il lutto.
Vengono pertanto sviluppati tutta una serie di meccanismi di difesa specifici, ovvero meccanismi automatici, inconsci ed involontari usati dall’Io per difendersi da situazioni spiacevoli.
Essi si basano sulla mancanza di elaborazione della realtà e hanno una funzione adattiva. Tuttavia, se, a lungo andare, il soggetto non entra in contatto con la realtà, l’uso massiccio di questi meccanismi di difesa comporta una funzione disadattiva.
Nei genitori adottivi si assiste all’uso di diversi meccanismi di difesa, primo fra tutti quello della scissione per cui il passato del bambino adottato diventa qualcosa di negativo e da cancellare, mentre il presente è buono e rappresenta tutto ciò che conta.
La qualità delle cure genitoriali incide profondamente sulla vita psichica di ogni essere umano e le primitive esperienze vissute dal bambino, se non adeguate al suo sviluppo e non all’interno di un positivo rapporto genitoriale, si delineano come potenziali fattori traumatici.
È indispensabile, per tali motivi, che i genitori adottivi riescano ad elaborare i propri vissuti di lutto e di frustrazione biologica, in un processo che si snoda nel tempo molto importante per la coppia e per la riuscita del processo adottivo.

Per approfondire:

  • Dell’Antonio A.M. “Le problematiche psicologiche dell’adozione nazionale ed internazionale”, Giuffrè, 1986;
  • Malagoli Togliatti M., “Affidamento eterofamiliare e adozione: le dinamiche familiari”, in Bambino Incompiuto, 1988, vol. 1;
  • Minuchin, S. “Famiglie e terapia della famiglia”, Astrolabio, 1976.

Autrice: Lorella Cartia