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Nella prigione della manipolazione emotiva: il gaslighting

Si definisce con il termine di gaslighting una particolare forma di violenza psicologica, di abuso emotivo, caratterizzata dall’assenza di maltrattamento fisico e di una manifestazione diretta della rabbia e dell’odio.
L’intento primario del gaslighter è quello di raggiungere il totale controllo della vittima, manipolando i suoi pensieri e le sue emozioni, con conseguenze psicologiche devastanti che risultano ancora più crudeli se si considera che tali abusi sono consumati all’interno delle mura domestiche, da parte di quelle figure di riferimento che dovrebbero essere rassicuranti, spesso il partner o altri familiari.
La finalità specifica di simili condotte è quella di portare la vittima a dubitare del suo criterio di valutazione della realtà, destabilizzandola, confondendola, indebolendola fino a ridurla ad uno stato tale di vulnerabilità da farla sentire inadeguata e in torto.
Ma chi è il gaslighter e come è possibile definirlo?
Il gaslighter è il protagonista “attivo” dei suddetti subdoli agiti, colui che traduce in azioni le proprie violente intenzioni, gradualmente e quotidianamente, con l’abilità e la destrezza di non rendere evidenti le manipolazioni, al punto che la vittima stessa giunge ad auto-colpevolizzarsi e a sentirsi così confusa ed insicura da pensare di meritare le punizioni, le umiliazioni e le accuse che le vengono rivolte.
Tale schema disfunzionale risulta particolarmente complesso da individuare e bloccare, poiché la vittima si fida dell’abusante e di ciò che dice, non rendendosi conto di essere, paradossalmente, una sua complice involontaria, permettendo il perpetuarsi delle violenze attraverso continue giustificazioni e non opponendo resistenza. Infatti, una delle conseguenze del gaslighting è il totale annullamento e svalutazione delle capacità di giudizio dell’altro, ottenuto attraverso parole ed azioni disconfermanti e distruttive, frequentemente utilizzate in pubblico, come ad esempio “mia moglie non capisce niente, non ascoltatela!”, “sei solo una stupida!” oppure “te lo sarai immaginato, non è mai successo!” e così via.
Inoltre, il gaslighter presenta tratti specifici come il narcisismo, l’incapacità di provare affetto e la mancanza di empatia, ma anche una spiccata capacità di sottomettere la vittima, imprigionandola, senza costrizione apparente, in una relazione disfunzionale e malata da lui totalmente controllata, ostacolandone l’autonomia e deteriorando la sua autostima.
Questo incastro relazionale patologico tra vittima e aguzzino nasce all’interno di rapporti molto conflittuali, costruiti sulle macerie di radicate ossessioni e forme estreme di gelosia, dove il controllo totale diviene la modalità privilegiata per neutralizzare l’altro e condurlo al completo isolamento.
Le offese, le umiliazioni e le critiche vengono attuate progressivamente, una goccia dopo l’altra, con dinamiche sotterranee deterioranti che rendono difficile il riconoscimento della manipolazione in atto, proprio per la mancanza di attacchi diretti o fisici.
I perversi strumenti che il gaslighter utilizza sono, ad esempio: le bugie che, astutamente, riconduce alla vittima accusandola di mentire o di aver compiuto azioni di cui è, in realtà, egli stesso l’esecutore; la negazione anche di fronte all’evidenza, per sollevare dubbi sulla realtà circostante e generare confusione nell’altro, riducendolo ad uno stato di insicurezza e di dipendenza dal partner.
È proprio la dipendenza a generare nella vittima un aumento del bisogno di vicinanza del suo aggressore, di mantenere questa relazione, in un circolo vizioso di crescente violenza.
È possibile fermare questo tipo di abuso se viene riconosciuto nelle sue primissime fasi, laddove ancora non si è giunti alla completa compromissione della capacità di valutazione e di scelta e ad una totale perdita di consapevolezza della gravità di quanto si sta subendo, riuscendo quindi a richiedere supporto e sostegno, anche al di fuori dell’ambito familiare.

Per approfondire:

  • Chapaux Morelli P., Couderc P., La manipolazione affettiva nelle coppie, Psiconline, 2011;
  • Schimmenti V., Craparo G., Violenza sulle donne, Franco Angeli, 2016;
  • Thomas S., Guarire dall’ abuso nascosto, Eternity, 2018.

Autrice: Ilaria Corona