Psicologia sotto l’ombrellone: perché in estate ci sentiamo diversi?
Con l’arrivo dell’estate, molti di noi sperimentano un cambiamento nel proprio umore, nelle abitudini e persino nella percezione del tempo.
Non è solo il sole a scaldare le giornate: anche la mente sembra respirare meglio, i pensieri si alleggeriscono e le emozioni si fanno più vive.
Ma cosa succede davvero nella nostra psiche durante l’estate?
La psicologia ha qualche risposta interessante.
Molteplici sono le motivazioni che entrano in gioco durante l’estate.
Tra queste, includiamo:
- Il sole come antidepressivo naturale. La luce solare stimola la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore legato al benessere e all’umore. Non è un caso se i disturbi affettivi stagionali (SAD) si presentano soprattutto nei mesi invernali: l’estate, con le sue giornate lunghe e luminose, può agire come un vero “ricaricatore emotivo”.
- Vacanze e sospensione del tempo. Durante le ferie, il nostro cervello vive una sorta di pausa dal ritmo frenetico quotidiano.
La rottura della routine, secondo alcuni psicologi cognitivi, favorisce il pensiero creativo e l’introspezione. È per questo che molte persone, sotto l’ombrellone o durante una passeggiata in montagna, trovano risposte a domande che durante l’anno restavano sospese. - Il potere del contatto con la natura. La “biofilia”, ovvero l’innata attrazione umana verso la natura, è un concetto caro alla psicologia ambientale. Mare, boschi, montagne e paesaggi aperti hanno un impatto diretto sulla riduzione dello stress, sull’ansia e persino sulla pressione sanguigna. Passare tempo all’aperto è come un reset per il sistema nervoso.
- Libertà e identità: il “sé estivo”. Molti di noi si sentono “più se stessi” in estate. Perché? Il clima più rilassato favorisce l’emersione di parti della nostra identità che durante l’anno restano in ombra: la spontaneità, la leggerezza, il desiderio di socialità.
Alcuni studiosi parlano di un “sé stagionale”, che varia a seconda del contesto climatico e sociale. - I ricordi estivi sono più intensi. Le emozioni positive vissute in estate tendono a fissarsi nella memoria a lungo termine.
Questo accade perché le emozioni forti (positive o negative) attivano l’amigdala, che ha un ruolo centrale nella memorizzazione.
Non è un caso se i ricordi d’infanzia più vividi spesso hanno il profumo di crema solare e il suono delle cicale.
Qual è la conclusione di ciò?
Ascoltarsi d’estate!
L’estate non è solo una stagione meteorologica, ma anche psicologica.
È un tempo che ci offre l’occasione di rallentare, di tornare a noi stessi e, in un certo senso, di guarire.
Se possiamo, approfittiamo di questi mesi per coltivare il benessere mentale.
Leggi, cammina, medita, incontra persone care e, soprattutto, ascolta quello che la tua mente ti racconta quando finalmente ha spazio per parlare.
Per approfondire:
- Carotenuto A., Senso e contenuto della psicologia analitica, Boringhieri, 1977;
- Oliverio A., Lo sviluppo comparato del comportamento (con Anna Oliverio Ferraris), Boringhieri, 1974;
- Oliviero A., Storia naturale della mente. L’evoluzione del comportamento, Boringhieri, 1984.
Autrice: Lorella Cartia