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preoccupazione, apprensione

Che ansia! Cos’è e da dove nasce

A tutti noi sarà capitato, nel corso nella nostra vita, di provare uno stato di profondo coinvolgimento emotivo fisiologico davanti a delle situazioni particolarmente stressanti che possano minacciare la nostra integrità psicofisica.
Quante volte ci sarà capitato di esclamare “Che ansia!”, proprio come risposta a circostanze che consideriamo causa di preoccupazione, stress o apprensione, quali un’interrogazione, l’esito di un esame diagnostico, parlare in pubblico o la presentazione di una proposta a lavoro.
Ma che cos’è l’ansia?
Il latino angere che vuol dire “stringere” spiega molto bene la sensazione di disagio, costrizione, preoccupazione, minaccia, apparentemente non legati a nessuno stimolo diretto e preciso, provate dalle persone che ne soffrono.
A differenza del sentimento della paura, che presuppone la presenza di un reale pericolo, l’ansia non ha un contenuto specifico e si manifesta con alterazioni sia fisiologiche che psicologiche.
Tra le alterazioni psicologiche citiamo uno stato di apprensione anticipatoria di un imminente pericolo o di un evento negativo futuro, insicurezza, tensione emotiva.
Le alterazioni fisiologiche comprendono, invece, tachicardia, sudorazione, palpitazioni, tremori, sensazione di soffocamento, irrequietezza, sensazioni di vertigine, paura di perdere il controllo o, nei casi più gravi, paura di “impazzire” o di morire.
Le persone che soffrono di un disturbo d’ansia clinicamente significativo possono arrivare ad evitare alcune situazioni percepite come fonte di preoccupazione nel tentativo di gestione dei sintomi ad esse associate, per esempio non frequentando luoghi o contesti specifici o sottraendosi a compiti troppo stressanti.
D’altra parte, l’ansia, insieme alla paura, non deve essere considerata necessariamente una risposta negativa, bensì spesso svolge una funzione adattiva.
Nello specifico, la paura riveste un ruolo fondamentale nel fornire una risposta di attacco o fuga davanti a situazioni percepite di minaccia o di pericolo.
Parimenti, l’ansia ci permette di individuare delle minacce future, delineandoci scenari in cui potremmo essere coinvolti e fornendoci anticipatamente le risorse necessarie per affrontarli.
Per tali ragioni, è possibile distinguere un’ansia “sana e funzionale”, capace di fornirci risposte adeguate al nostro adattamento, e un’ansia patologica che si manifesta in assenza di uno stimolo adeguato e che produce risposte disadattive.
Sulla base di tre parametri, si parla di ansia patologica per:

  • Frequenza e durata: incidono sensibilmente sulla sua gravità;
  • Congruenza con lo stimolo: quando non è proporzionata allo stimolo ansiogeno;
  • Grado di intensità: livelli elevati incidono sia sul funzionamento corporeo che psicologico.

Ma quali sono le cause dell’ansia?
Secondo un approccio bio-psico-sociale, oggi esse vanno ricercate nell’interazione tra aspetti genetici, caratteristiche ambientali, di personalità e sociali.
Da un punto di vista psicologico, sicuramente, la qualità delle relazioni che il bambino intrattiene con le figure di attaccamento e con il contesto familiare di riferimento costituisce un fattore protettivo rispetto allo sviluppo di uno stato ansioso.
Inoltre, conoscere, comprendere ed accettare le cause della nostra ansia, da soli o con l’aiuto di una psicoterapia, ci aiuta a creare connessioni tra i nostri pensieri, emozioni e ciò che succede intorno a noi, rendendola meno responsabile dei nostri comportamenti o sentimenti, facendoci essere più accoglienti nei confronti delle nostre vulnerabilità e via via più consapevoli delle nostre risorse.

Per approfondire:

  • Bowlby J. “Una base sicura”, Raffaello Cortina, 1989;
  • Ghezzani N., “La logica dell’ansia. Empatia, ansia e attacchi di panico”, Franco Angeli 2016;
  • Giannantonio M., Lenzi S., “Il disturbo di panico. Psicoterapia cognitiva, ipnosi e EMDR”, Raffaello Cortina Editore, 2010.

Autrice: Lorella Cartia