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Che cos’è in fondo un nome? Simboli e significati dietro la scelta del nome

La maggior parte delle società ha creduto nell’importanza del nome. Il tuo nome è il tuo destino. Vieni unito a qualcuno del passato, nella storia, nella famiglia, nella religione, nella speranza che il carattere di quella persona che ti ha preceduto resti in qualche modo connesso al tuo.” (D. Taylor)

Sin dal concepimento e per tutta la durata della gravidanza, uno dei primi “compiti”, non proprio facili ma sicuramente felici, cui sono chiamati i futuri genitori è la scelta del nome da dare al proprio bambino, già nato nella loro fantasia e inserito nel loro spazio mentale.
La scelta del nome è un processo molto importante perché denso di significati, in cui si mescolano tradizione, eredità familiari, aspettative, desideri e auspici personali, storie di vita e, perché no, mode del momento!
Tale scelta, infatti, nel momento stesso in cui viene effettuata, assume un valore prezioso per quella persona, in quanto ne descrive e preserva l’essenza, attribuisce una precisa identità, indispensabile nel lungo e complesso processo di separazione-individuazione del sé di ogni persona.
In passato, la famiglia influenzava molto la scelta dei genitori sul nome da dare al proprio figlio, in nome di una tradizione e della trasmissione intergenerazionale di una trama familiare da portare avanti attraverso il nome dei nonni.
Oggi, parte di questa tradizione quasi a segnare un rituale di accoglienza del nuovo arrivato nella famiglia, sembra essere stata abbandonata in favore di aspetti culturali, gusti personali (protagonisti di romanzi, personaggi di storia o attori preferiti) o caratteristiche personali.
Per alcuni genitori, prioritario è il significato attribuito al nome, per altri l’abbinamento al cognome, per altri ancora l’originalità, proprio in netta contrapposizione ad una tradizione che si vorrebbe spezzare.
Sulla base di questi molteplici fattori, possiamo individuare alcune tra le diverse categorie esistenti cui spesso si fa riferimento in virtù delle motivazioni sottostanti:

  • nomi ideologici, che incarnano spesso un’ideologia politica o sociale della famiglia di origine;
  • nomi augurali, che portano un augurio per la vita o per il futuro, come Vittoria, Speranza, Benedetta;
  • nomi proiettivi, che spesso riflettono le aspettative o sogni che i genitori o altri membri della famiglia hanno sul nascituro e sul valore della sua venuta al mondo;
  • nomi fonosimbolici, spesso scelti sulla base del significato fonetico e della sonorità che producono in abbinamento con il cognome.

Oltre ad essere legata ad aspettative o desideri inconsci dei genitori, la scelta del nome può riprodurre fedelmente un copione di vita che viene inconsapevolmente affidato al nuovo nato, delineandone inevitabilmente il destino e la storia personale.
È il caso di bambini cui viene assegnato il nome di un membro della famiglia, spesso un fratello, morto improvvisamente o prematuramente, attraverso il quale si cerca di portare avanti il legame con il precedente.
Tale scelta può però rivelarsi molto rischiosa in quanto investe di un’eredità troppo grande un nuovo bambino che, sin dalla sua nascita, è chiamato a rispondere ad un carico di responsabilità e aspettative genitoriali (anche riparatorie e compensatorie verso una perdita precedente), o a ricoprire un ruolo che era destinato a qualcun altro, con la rinuncia a costruirsi un proprio destino e una propria storia.
La scelta del nome deve quindi essere una scelta consapevole, maturata da entrambi i genitori, in un clima di serenità ed accoglienza verso un figlio cui si comincerà a donare un’identità che lui provvederà a realizzare e connotare in maniera definitiva nel corso della sua vita.
Identità che, come una peculiarità, lo distinguerà dagli altri, rendendolo per questo, unico e irripetibile nel mondo.

Per approfondire:

  • Boszormenyi-Nagy I., M. Spark G., Lealtà invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale, Ed. Astrolabio, 1988;
  • Bowen M., Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare, Ed. Astrolabio, 1980;
  • Taylor D., Le storie ci prendono per mano. L’arte della narrazione per curare la psiche, Edizioni Frassinelli, 1999.

Autrice: Lorella Cartia