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Il fenomeno degli hikikomori: la prigionia della solitudine

Non è infrequente, nel periodo dell’adolescenza, riscontrare comportamenti nei ragazzi che i genitori, o gli altri adulti di riferimento, possano giudicare come preoccupanti, “strani” o fuori dal comune.
Tra questi potremmo annoverare una temporanea volontà, espressa dai giovani stessi, di ritirarsi dal sociale, preferendo l’isolamento alle interazioni con i coetanei o alle attività fuori dall’ambiente protetto della propria casa.
Ma quando tutto questo diventa effettivamente un problema da non sottovalutare?
Un fenomeno, nato in Giappone e che sta dilagando anche nel nostro Paese in modo allarmante, è quello degli Hikikomori (dal giapponese “stare in disparte”).
Si tratta di giovani di età compresa tra i 14 e i 20 anni che non svolgono alcuna attività né scolastica né lavorativa e che preferiscono non uscire di casa per un periodo di tempo non inferiore a sei mesi, fino addirittura a molti anni, con tutte le serie conseguenze che questo prolungato isolamento può produrre nella loro vita presente e futura, oltre che di tutto il sistema familiare inevitabilmente coinvolto.
Non solo, non hanno relazioni interpersonali di tipo amicale o sentimentale, fatta esclusione di alcuni scambi virtuali tramite i social network, mentre il rapporto con i propri genitori e familiari è caratterizzato da sporadici contatti, privi di una reale interazione comunicativa sana, finalizzati solo a specifiche e semplici richieste, come quella di farsi portare da mangiare nella propria camera, luogo unico dove trascorrono intere giornate senza mai uscire.
Tendono a preferire la notte per stare svegli, mentre il giorno lo passano soprattutto a dormire, questo potrebbe essere spiegato proprio dalla volontà (?) di evitare, quanto più possibile, qualsiasi contatto con il mondo esterno, con la vita fuori che procede inevitabilmente anche senza di loro!
Un comportamento tipico di questi giovani è il rifugiarsi dietro un computer per mantenere una parvenza di interazione comunicativa con i coetanei; tale condizione, unitamente alla scarsa conoscenza nel nostro paese delle caratteristiche del fenomeno Hikikomori, porta spesso ad errori di valutazione e diagnosi, creando notevole confusione tra questo serio problema e la depressione o la internet addiction (dipendenza da internet).
La conseguenza è la privazione, imposta dalla famiglia, dell’utilizzo del pc, togliendo loro anche la possibilità di avere quell’unico contatto con la realtà esterna.
Gli Hikikomori non sono dipendenti da internet, nel loro caso la realtà virtuale che la tecnologia fornisce è vissuta come sola modalità di scambio e relazione con gli altri, la cui limitazione potrebbe produrre ulteriori negative conseguenze.
Ma quali sono le cause?
Si tratta della combinazione di più concause dove è soprattutto l’aver vissuto un fallimento sociale a rappresentare il principale fattore scatenante.
È nello scontro tra ideale e realtà, dove nasce la paura di non essere all’altezza, di deludere e fallire, di provare vergogna e delusione verso di sé, che la scelta diviene l’allontanamento da ambienti giudicati troppo diversi dal proprio modo di essere, di pensare, di vivere, una effettiva repulsione del mondo fuori che spinge al ritiro come sola ed unica alternativa.
L’ambiente scolastico viene spesso percepito come avverso e motivo di grande sofferenza, non è raro, infatti, che il fattore precipitante del ritiro degli Hikikomori sia stato un episodio di bullismo subìto, o eventi che hanno causato un tale stato continuo di insofferenza da portare, anche se gradualmente, alla scelta di isolarsi in un luogo considerato sicuro, come la propria stanza.
Ma non solo, molta influenza hanno le aspettative culturali riposte sui giovani e le relazioni interne alla famiglia, come una dinamica iperprotettiva, in linea materna, che pone le basi di un senso di inefficacia e inadeguatezza, predisponendo ad un maggior rischio di essere vulnerabili alle difficoltà incontrante fuori dal contesto familiare.
È soprattutto con l’intervento tempestivo che si potrebbe arginare il rischio di cadere vittime dell’isolamento, dove un ruolo primario, di indubbia importanza, spetta ai genitori e agli insegnanti che potrebbero, tramite una collaborazione scuola/famiglia, individuare gli embrionali segni di questo disagio e affrontare, con il supporto di uno specialista, il problema prima che venga ad essere seriamente compromesso il futuro di questi fragili giovani!

Per approfondire:

  • Crepaldi M., Hikikomori. I giovani che non escono di casa, Alpes Italia, 2019;
  • Lancini M., Il ritiro sociale negli adolescenti, Raffaello Cortina, 2019;
  • Ricci C., Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Franco Angeli, 2008.

Autrice: Ilaria Corona