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Figli iperprotetti: chi di amore perisce…

Con le migliori intenzioni, il più delle volte, si ottengono i risultati peggiori.” (Oscar Wilde)

Sappiamo bene quanto il mestiere dei genitori sia di gran lunga il più difficile, su cui si è scritto tanto ma, per quanto si possa apprendere dai libri, l’unico vero banco di prova rimane la vita e l’unico manuale da cui trarre insegnamento non si legge ma si esperisce!
Ecco, allora, che, seppur lastricate di buone intenzioni, le modalità di relazione, i comportamenti o gli stili educativi proposti ai figli possono nascondere delle trappole insidiose che influiscono sul loro modo di approcciare e differenziarsi nel mondo.
È il caso dell’iperprotettività, ufficialmente sfoderata dai genitori con l’intento di preservare i loro figli da qualsivoglia forma di sofferenza, delusione, fallimento nella convinzione che questi siano sempre e comunque manifestazioni negative da tenere il più possibile lontane dalla loro vita sin dall’infanzia e in tutte le fasi del loro sviluppo.
Ma quali conseguenze può avere lo stile genitoriale iperprotettivo sui figli?
Tutti i bambini nascono con un’innata curiosità e propensione all’esplorazione dell’ambiente circostante, caratteristiche funzionali e biologicamente adattive che li porteranno a scoprirsi e conoscere se stessi e, nel contempo, a relazionarsi con l’altro.
Se, davanti a questa tendenza naturale, il bambino incontra l’opposizione dell’adulto che cela una preoccupazione o un’ansia propria, percepirà il mondo (che legge ed interpreta attraverso gli occhi dell’adulto di riferimento) come fonte di pericolo e di apprensione con la conseguenza di interrompere la sua esplorazione e di bloccarsi.
Questo meccanismo, se sostenuto, può consolidarsi nel tempo e portare degli adolescenti o giovani adulti incapaci di affrontare le normali sfide che la vita riserverà loro perché, spesso, si sono percepiti come poco efficaci, dato il costante intervento degli adulti, con scarsa autostima e fiducia in se stessi.
Non è infrequente, soprattutto in adolescenza, che alcuni tendano ad evitare di assumersi delle responsabilità, perché non abituati a farlo, e ad evitare o aggirare gli ostacoli cercando la via di uscita più semplice.
Altre volte, alcuni adolescenti tentano di opporsi a questa forma di iperprotettività attraverso agìti o comportamenti istintivi come mentire o chiudersi in se stessi che vengono interpretati dal genitore come forme di ribellione esagerate o segni di un carattere ingestibile, complice anche la fase delicata di vita in cui il figlio cerca di costruire una propria identità stabile e più o meno autonoma.
Gli effetti che l’iperprotettività dei genitori può generare sui figli colpisce varie sfere, sociale, personale e relazionale, connesse a specifiche caratteristiche di personalità:

  • essere dipendente, ovvero la tendenza a non prendere delle decisioni o assumersi delle responsabilità aspettando che qualcuno lo faccia al posto loro;
  • avere bassa autostima, ovvero la percezione di non essere in grado di fare da soli davanti alla gestione degli eventi di vita avversi ma anche di normale amministrazione;
  • maturare una scarsa tolleranza alla frustrazione, ovvero l’incapacità di accettare e sostenere la sofferenza e ciò che non va come si vorrebbe, cui spesso si reagisce con eccessiva rabbia o aggressività.

Ma come si può contrastare e disinnescare un modello famigliare diventato ormai consolidato?
Sicuramente, il compito più difficile dei genitori è quello di cercare di non sostituirsi ai propri figli soprattutto davanti alla possibilità di una loro sofferenza fornendo loro gli strumenti e le risorse per affrontare gli eventi della vita in autonomia e permettendo loro di apprendere ma anche di sbagliare, e dunque di apprendere di nuovo!
In questo, una valida strategia può essere quella di proporsi come modello per i propri figli mostrando loro che anche un genitore può avere un momento di difficoltà e provare paura ma che, allo stesso tempo, anche la paura stessa si può sconfiggere.
Così facendo, il genitore permette al figlio di sperimentare un modo nuovo ed efficace di regolare le proprie emozioni e gli rimanda una ritrovata fiducia nelle sue capacità di persona competente e valida.

Per approfondire:

  • Attili G., L’amore imperfetto. Perché i genitori non sono sempre come li vorremmo. Ed. Il Mulino, 2016;
  • Nardone G., Genitori iperprotettivi: troppo aiuto = danno. Psicologia Contemporanea, 2017;
  • Poli O., Mamme che amano troppo. Per non crescere piccoli tiranni e figli bamboccioni, Ed. San Paolo, 2017.

Autrice: Lorella Cartia