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Adattarsi ai cambiamenti: impariamo dai bambini!

La capacità di vivere ed evolvere nonostante le situazioni potenzialmente stressanti, oggi nota come resilienza, è presente già nei bambini.
Proprio nel mettere in atto i meccanismi di resilienza i bambini sembrano possedere una maggiore facilità che consente loro di adattarsi più velocemente e stabilmente ai cambiamenti che eventi sia positivi che negativi richiedono.
Numerose ricerche psicologiche hanno, ad esempio, dimostrato che i bambini vittime di esperienze traumatiche sono in grado di reagire in maniera adattiva e di sviluppare una struttura di personalità sana, circondandosi di relazioni stabili e riuscendo a raggiungere traguardi scolastici e lavorativi soddisfacenti.
Ma a cosa è dovuta tale capacità?
Solitamente, i bambini sviluppano strategie di coping, ovvero capacità di adattamento, più flessibili e durature rispetto agli adulti perché non condizionati dal risultato di esperienze passate o della percezione del contesto esterno di riferimento.
Ecco perché dovremmo imparare tanto dal loro modo di interfacciarsi e di interpretare le cose con i loro occhi puliti e scevri da pregiudizi o background culturali, personali o sociali che hanno, invece, caratterizzato la nostra esistenza.
Ad incrementare e preservare tale capacità di adattamento, accanto alle qualità delle risorse personali quali la sensibilità, la curiosità, l’esplorazione, un ruolo indubbiamente rilevante è ricoperto dalla qualità delle relazioni familiari nei primi tre anni di vita, in particolare con i genitori e con le figure di accudimento, che include la loro disponibilità emotiva, la presenza di regole e confini stabili e definiti, il supporto emotivo anche di reti informali (amici e parenti).
La capacità di adattarsi con facilità e relativa rapidità ai cambiamenti può costituire una delle motivazioni per cui adottare schemi mentali caratterizzati da semplicità e naturalezza.
E allora anche in un periodo storico complicato e incerto, come quello di una prospettata pandemia o di una anelata quotidianità che stenta a ripartire, perché non arricchire il legame con i piccoli di uno scambio reciproco in cui, accanto alla protezione e all’affetto garantiti dall’adulto, non possano anche i grandi predisporsi all’ascolto e all’osservazione di quanto i nostri cuccioli di uomo possono regalarci?
Ecco alcuni spunti che ci possono fornire se consentiamo loro di prestarci i loro occhi di bambini:

  • Impariamo a sentire tutte le nostre emozioni, da quelle più negative e spaventanti come l’angoscia o la disperazione, a quelle più positive come la gioia e la commozione (non c’è niente di male nel piangere per un film!).
  • Confrontiamoci con ciò che di nuovo la realtà ci propone senza sovrapporre mille resistenze o pretesti per paura di ciò che nasconde l’ignoto. In questo loro sono sempre stati dei maestri!
  • Costruiamo occasioni di gioco che ci possano riportare ad una dimensione ludica infantile che spesso abbiamo dimenticato ma che, in certe circostanze, ci può alleggerire di certe tensioni e far divertire. L’umorismo è un’arma preziosa contro le situazioni spiacevoli!
  • Riscopriamo la curiosità e il desiderio di voler imparare sempre cose nuove che ci permettono di rimanere giovani e vitali e non perdere l’interesse verso il mondo esterno.
  • Agiamo senza pensare troppo: a volte può essere sano quando la nostra mente ci impone delle restrizioni per paura di sbagliare. I bambini ci insegnano che dopo una caduta ci si può rialzare più solidi e con la stessa voglia di riprendere dal punto in cui ci eravamo fermati!

Anche davanti agli eventi più stressanti e disorientanti possiamo trovare la bussola e imparare a guardare il mondo con gli occhi dei bambini.
Perché non si è mai troppo vecchi per essere bambini!

Per approfondire:

  • Cyrulnik, B., I brutti anatroccoli. Le paure che ci aiutano a crescere. Milano: Frassinell, 2002;
  • Piaget J., La rappresentazione del mondo nel fanciullo, Bollati Boringhieri, 2013;
  • Seligman, M.E.P., Helplessness. Freeman, 1975.

Autrice: Lorella Cartia