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Alessitimia: emozioni senza parole

Parlare dei propri vissuti emotivi non è sempre così semplice, ma ci sono persone per le quali l’espressione diretta e l’esternazione delle emozioni risulta molto più complicata o addirittura impossibile.
Si tratta delle persone definite come alessitimiche.
Ma cos’è l’alessitimia o alexitimia?
Letteralmente il significato del termine è “mancanza di parole per esprimere emozioni”, condizione caratterizzata da una evidente incapacità non solo di esprimere verbalmente ciò che si prova, ma anche di saperlo riconoscere, differenziare e regolare.
Il termine venne formulato nel 1976 da Nemiah, Freyberger e Sifneos per definire soprattutto, in campo clinico, pazienti psicosomatici che presentavano una disfunzione del processo cognitivo delle emozioni, in altre parole erano accomunati dalla incapacità di utilizzare un linguaggio adeguato per descrivere le emozioni provate e di differenziare un vissuto emotivo da una sensazione corporea.
L’alessitimia sembrerebbe essere, quindi, una condizione tipica dei soggetti psicosomatici, dove l’assenza di una adeguata modalità di espressione delle emozioni si tradurrebbe in uno spostamento di esse a livello corporeo, con la successiva compromissione del benessere psicofisico.
Per meglio chiarire, le patologie psicosomatiche realizzerebbero così uno dei più antichi meccanismi di difesa attraverso il quale si attiverebbe un’espressione diretta del disagio psichico, che non si riesce altrimenti ad elaborare ed esternare, attraverso il corpo.
Le persone alessitimiche difficilmente riferiscono sentimenti soprattutto negativi come rabbia, paura, delusione o dolore, spesso hanno difficoltà a far venire alla luce le emozioni per cui è possibile affermare che utilizzano tutte le loro capacità difensive per tenere lontani contenuti psichici inaccettabili, anche a costo di distruggere il proprio corpo!
Il sintomo, in un certo senso, è come se rappresentasse la sofferenza attraverso un vero e proprio intreccio di “biologia ed emotività”, di corpo e mente.
È fondamentale precisare che l’alessitimia non è la sola condizione che possa spiegare l’insorgenza delle patologie psicosomatiche, ma, in un’ottica assolutamente multifattoriale, rappresenta uno dei vari fattori di rischio.
La descrizione delle sensazioni fisiche è presente negli alessitimici pur restando per lo più ancorati alla sfera corporea, incapaci quindi di collegare la realtà somatica a quella emotiva.
L’evidente assenza di identificazione e descrizione dei propri sentimenti porta con sé un’ulteriore conseguenza rappresentata dalla difficoltà di instaurare relazioni interpersonali adeguate a causa della compromissione anche della funzione di riconoscimento delle espressioni facciali altrui e dell’assenza di doti empatiche.
Ma da dove ha origine l’alessitimia?
Sembrerebbe possibile indicare due diverse forme di alessitimia definite rispettivamente primaria e secondaria.
Si parla di alessitimia primaria quando tale mancato discernimento e gestione delle proprie e altrui emozioni è associato ad effettivi deficit neurobiologici e secondaria quando presumibilmente l’alessitimia è conseguenziale a fattori causali plurimi, come l’esposizione ad eventi traumatici, condizioni ambientali fonte di disagio o veri e propri arresti nelle prime fasi di sviluppo.
È possibile, a tal proposito, fare una riflessione: essendo la famiglia il primo ambiente sociale in cui si gettano le basi per la conoscenza, l’apprendimento e la gestione anche del vissuto emozionale personale e relazionale, eventuali carenze in questo senso di modelli efficaci di riferimento nel sistema familiare sono ritenuti potenziali fattori di predisposizione al “mutismo emotivo” dell’alessitimia!

Per approfondire:

  • Caretti V., La Barbera D., Alessitimia. Valutazione e trattamento, Astrolabio, 2005;
  • McDougall J., Teatri del corpo, Raffaello Cortina, 1990;
  • Onnis L., Famiglia e malattia psicosomatica: l’orientamento sistemico, Carocci, 1988.

Autrice: Ilaria Corona