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La fobia scolare: dietro il no di un bambino

Il momento dell’ingresso a scuola di un figlio rappresenta uno degli eventi più rilevanti con cui una famiglia è chiamata a confrontarsi.
Dopo la famiglia, infatti, la scuola rappresenta il primo contesto di socializzazione in cui il bambino si inserisce e che gli permette, da un lato, di relazionarsi con altri adulti significativi, primi fra tutti gli insegnanti e, dall’altro, con il gruppo dei pari che gli permetterà di sviluppare nuove competenze comunicative e relazionali attraverso l’appartenenza al gruppo classe.
Nonostante l’inserimento in un contesto esterno alla famiglia come quello scolastico faciliti il coinvolgimento del bambino in nuove dinamiche relazionali che gli permettano di sperimentarsi in un vero e proprio laboratorio sociale con altri bambini fino ad instaurare relazioni via via più autentiche, questo evento è spesso vissuto con timore e preoccupazione sia dai genitori e, di riflesso, dal figlio.
Ma perché tali vissuti possono prendere il sopravvento e quali conseguenze portano con sé?
Succede spesso che l’ingresso del figlio a scuola abbia sul genitore, in particolare sulla madre, un effetto depressivo ed un senso di vuoto determinati dalla difficoltà di adattamento a questo evento critico reso evidente dalla mancanza fisica del figlio che, fino a poco tempo prima, colmava i suoi bisogni affettivi e adesso rivolge il suo impegno all’esterno.
Dal canto suo, il bambino manifesta una straordinaria capacità di comprensione e di lettura dei vissuti del genitore anche se non esplicitati e ciò lo può portare a manifestare una fobia scolare.
Cosa intendiamo per fobia scolare?
Con il termine di fobia scolare indichiamo uno stato di ansia e di paura incontrollata che trova la sua manifestazione in un rifiuto quasi irrazionale di andare a scuola.
L’età di esordio è intorno ai 5-6 anni, in corrispondenza dell’angoscia di separazione nei confronti dei genitori, ma può presentarsi anche in adolescenza, seppur con sintomi più difficilmente identificabili.
Poco prima di andare a scuola, il bambino può agire il suo tentativo di rifiuto con crisi di pianto intense o con sintomi psicosomatici come nausea, dolori addominali, cefalee, tachicardia, influenza.
In genere, la comparsa di questo tipo di disagio può corrispondere all’inizio dell’anno scolastico o alla ripresa dopo un lungo periodo di assenza dovuto a malattie o a festività.
Tra i fattori che possono facilitare la manifestazione di una fobia scolare nel bambino includiamo:
1) eventi critici stressanti come cambiamento di casa o di città, trasferimento di un compagno di classe, malattie o lutti;
2) separazioni o conflitti irrisolti in famiglia, per cui la fobia scolare può essere strumentalizzata dal bambino per rimanere a casa e controllare ciò che accade nel tentativo di scongiurare una conflittualità più elevata che potrebbe portare i genitori ad una separazione;
3) nascita di un fratellino, verso cui il bambino può mostrare sentimenti di competizione e¬¬¬ gelosia nei confronti della madre che non vorrebbe lasciare da sola con il “nuovo arrivato”;
4) difficoltà del genitore di reinvestire nella coppia coniugale mantenendo una distanza emotiva adeguata all’età del figlio.
In questa cornice complessa, diventa importante valutare anche i significati che la famiglia attribuisce sia alla scuola che agli insegnanti cercando di creare un clima di collaborazione che non tenga conto solo delle difficoltà di apprendimento del bambino, spesso scambiate per scarsa volontà, ma incoraggiandone l’ascolto, la comprensione e il sostegno nella sua totalità di persona.

Per approfondire:

  • Bowlby J., Attaccamento e perdita, vol. 2: La separazione dalla madre, Boringhieri, 1975;
  • Cancrini L., Bambini diversi a scuola, Didattica, proposte ed esperienze, Bollati Boringhieri, 1974;
  • Diatkine R., Valentin E., Le fobie scolastiche dei bambini più grandi e degli adolescenti. Trattato di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol. 2, Borla, 1990.

Autrice: Lorella Cartia