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I no sulla strada dell’autonomia

Rispetto ad un modello famigliare del passato di tipo patriarcale incentrato sull’autoritarietà e su un eccessivo rigore che non ammetteva replica, oggi molti genitori scelgono uno stile educativo iperprotettivo, permissivo, privo di quei “no” considerati responsabili di reazioni da parte dei figli, quali il pianto o la rabbia, connotate emotivamente solo come negative.
Spesso, questa paura di mettere dei divieti da parte degli adulti, intimamente legata ad un vissuto e ad esperienze personali infantili, determina dei sensi di colpa dovuti all’essere percepiti dei “cattivi genitori”, vissuto cui si cerca di ovviare concedendo ai figli anche più di ciò che chiedono.
Questi divieti slatentizzano anche la paura di entrare in conflitto con i figli proprio perché la conflittualità implicherebbe una certa distanza, un’alterità rispetto all’illusione di una fusionalità perpetua nata dalle relazioni primordiali con i figli che si spererebbe di preservare.
Il sì incondizionato protegge gli adulti, allora, dall’entrare davvero in con-tatto con i reali bisogni dei figli e dal mettersi in gioco alterando anche l’equilibrio della relazione genitore-figlio, non per rinunciarvi ma per rafforzarla e farla evolvere.
L’esperienza di separarsi, anche simbolicamente, attraverso un no, dal legame ancestrale simbiotico dai propri figli viene vissuta con difficoltà da molti adulti poiché apre uno spazio intermedio nuovo che non si riesce a gestire.
Accettare la separazione significa accettare quello spazio di autonomia che si delinea e che accompagnerà i figli per tutto il loro percorso di crescita con la consapevolezza del genitore che non ci si separa se prima non ci si è appartenuti!
A darci un aiuto nel cammino di questa accettazione è la psicologia infantile ed in particolare lo psicologo Spitz il quale sottolinea quanto i no impartiti ai figli svolgano un ruolo fondamentale nel loro sviluppo sin dalle prime fasi di vita ridimensionando l’egocentrismo infantile e quel senso di onnipotenza che all’inizio sono funzionali al soddisfacimento di bisogni primari del bambino ma, se protratti nel tempo, non gli permettono di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, comportandosi di conseguenza.
È attraverso i no che il bambino interiorizza le regole e impara a tollerare la frustrazione controllando l’aggressività e le emozioni negative sperimentate in prima persona: essi diventano una prima forma di comunicazione perché consentono all’adulto di stare in relazione con il bambino pur dando indicazioni precise su ciò che può fare. In tale modo, i divieti svolgono una funzione regolativa preservando la componente affettiva del legame famigliare.

A seconda dell’età dello sviluppo i no assumono caratteristiche e significati differenti:

  • nella prima infanzia, vengono impartiti sotto forma di divieto pronunciati in maniera rassicurante ma decisa allo scopo di guidare i bambini nell’esplorazione dell’ambiente esterno;
  • tra la prima e la seconda infanzia i no rappresentano il senso del limite in quanto delimitano il loro campo di azione e il senso di onnipotenza davanti all’altro, per esempio nel rapporto con i pari o a scuola, permettendo loro di comprendere i limiti imposti ed esplorare nuove risorse per tollerare la frustrazione derivata da ciò;
  • nella preadolescenza simboleggiano la regola che permette ai ragazzi di potersi proiettare nel mondo alla ricerca di una propria libertà personale verso un’autonomia maggiore;
  • nell’adolescenza il no diventa una forma di resistenza proprio per la delicatezza di questa fase che, da un lato, prevede la spinta dell’adolescente verso l’autonomia, dall’altro, la ricerca di un’identità costruita anche attraverso il confronto e la differenziazione con i modelli genitoriali. In questo contesto, i no rappresentano il frutto di una negoziazione e della capacità dei genitori di accompagnare e poi lasciare andare.

Il buon uso dei no e dei divieti comporta una complessa dinamica in cui il bambino/adolescente si oppone a tali regole perché è proprio questa forma di opposizione che gli consente di affermare la propria identità, attraverso un processo di separazione ed individuazione dalle principali figure di riferimento.
In questo processo di crescita compito fondamentale dei genitori è quello di facilitatori di esso fornendo loro gli strumenti, regole e modelli per poter affrontare al meglio gli ostacoli della vita.

Per approfondire:

  • Mahler M., Pine F., Bergman A., La nascita psicologica del bambino, Ed. Bollati Boringhieri, 1978;
  • Phillips A., I no che aiutano a crescere, Ed. Feltrinelli, 1999;
  • Renè A. Spitz, Il primo anno di vita del bambino, Giunti Editore, 2010.

Autrice: Lorella Cartia

 

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