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Mettiamoci in gioco. Così piccoli bambini crescono

L’uomo è pienamente tale solo quando gioca” (F. Schiller)

Fondamentale per i bambini, dilettevole per gli adulti, il gioco rappresenta un elemento imprescindibile per lo sviluppo psicologico e cognitivo e per il benessere in generale in tutte le fasi del ciclo di vita seppur con modalità di utilizzo differenti a seconda dell’età.
Sin dai primi mesi di vita, infatti, il gioco costituisce lo strumento elettivo attraverso il quale il bambino conosce il mondo esterno e attribuisce significato a tutto ciò che lo circonda imparando a relazionarsi con qualcosa e qualcuno altro da sé.
Ma cosa rende per i piccoli così attraente il gioco?
Sicuramente, oltre ad essere un’esperienza piacevole, libera e divertente, una delle caratteristiche essenziali dell’attività ludica è il “far finta di”.
La finzione, infatti, permette al bambino di prendere le distanze dalla realtà e di costruirne un’altra, di fantasia, dove tutto diventa possibile, consentendogli allo stesso tempo di padroneggiarla, modificarla e di adattarsi ad essa.
Esiste, dunque, un legame tra gioco e sviluppo cognitivo?
Jean Piaget, psicologo dell’infanzia e pedagogista, sostiene che attraverso l’esplorazione e la manipolazione, il bambino sperimenta la relazione tra sé e gli oggetti aumentando la propria conoscenza e coordinando azioni, percezioni ed emozioni che stimolano le funzioni esecutive quali memoria, linguaggio, attenzione, apprendimento.
A seconda della fase di sviluppo, Piaget descrive tre stadi di attività ludica:

  1. I giochi di esercizio, intorno al primo anno di vita, che riproducono i movimenti e le vocalizzazioni osservate nell’adulto attraverso i primi due strumenti principali di esplorazione del bambino piccolo, mani e bocca;
  2. I giochi simbolici, tra i due e i sei anni, in cui emerge la capacità immaginativa e rappresentativa del bambino attraverso cui riproduce esperienze ancora solo viste e mai sperimentate in prima persona;
  3. I giochi di regole, tra i 7 e gli 11 anni, in cui il bambino condivide e rispetta delle regole attraverso la socializzazione con il gruppo dei pari.

È evidente che il bambino e l’adulto di oggi, cui sia stato permesso di dedicare tempo ed energie vitali per il gioco, possono godere di tutte le risorse e dei molteplici benefici a vali livelli.
Nello specifico:

  • dal punto di vista sociale, lo sviluppo delle competenze prosociali quali empatia, condivisione, appartenenza e spirito di gruppo nonché competenze non verbali;
  • dal punto di vista psicofisico, il miglioramento del sistema immunitario e cardiovascolare unito alla diminuzione di stress, sintomi depressivi e senso di affaticamento;
  • dal punto di vista comportamentale ed emotivo, una migliore capacità di gestione dello stress e di adattamento, con il conseguente sviluppo di competenze di problem solving ed un aumento di autostima, locus of control interno e sicurezza.

Ma quale ruolo riveste l’adulto nel gioco del bambino?
Come in tutte le fasi di sviluppo, anche nel gioco il ruolo dell’adulto, sia un genitore, un insegnante o un educatore, si dimostra fondamentale.
La predisposizione mentale dei grandi rispetto al gioco, l’importanza che gli attribuiscono e il loro coinvolgimento sono fattori di notevole rilevanza e che influenzano il modo personale dei piccoli di approcciarsi all’esperienza ludica e di trarne beneficio anche per il futuro.
Il gioco diventa, quindi, una dimensione spazio-temporale esclusiva dell’adulto con il bambino che gli permette di costruire con lui un legame di intimità profondo che impatta anche sul senso di sicurezza e di protezione del bambino e sullo sviluppo di una personalità stabile.
Ma per mettersi in relazione con il bambino, è necessario che l’adulto si ponga sul suo stesso livello di comunicazione e di percezione ricontattando la parte infantile che è dentro di sé, facendola emergere ed esprimere liberamente!

Per approfondire:

  • Montessori M., La scoperta del bambino, Ed. Feltrinelli, 1999;
  • Piaget J., Inhelder B., La psicologia del bambino, Einaudi, 2001;
  • Winnicott D.W., Gioco e realtà, Armando Editore, 1971.

Autrice: Lorella Cartia