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Che ci faccio del tuo capriccio? Soluzione cercasi!

Abbiamo già visto come alcuni comportamenti dei bambini (pianti, urla, scatti di rabbia), etichettati comunemente come capricci, possano mettere in seria difficoltà la pazienza e la calma, a volte solo apparente, dei loro genitori chiamati a dare saggio di capacità di gestione e di contenimento faticosamente sperimentati.
Sappiamo ormai che dietro questi comportamenti difficili dei bambini si nascondono motivazioni le più disparate quali: difficoltà nel controllo degli impulsi, bisogni di base (fame, sete, stanchezza) che predominano, sovraccarico di emozioni che non riescono a gestire, scarsa tolleranza alle frustrazioni e alle regole impartite o risposta agli stati d’animo dei genitori.
Ma come possiamo codificare e fronteggiare questi capricci?
Uno dei primi passi da cui possiamo partire è imparare a guardare la realtà con gli occhi del bambino domandandoci cosa li abbia scatenati.
Più il bambino è piccolo, minore sarà la sua capacità di gestire le proprie emozioni e di autoregolarsi, a differenza dell’adulto che possiede invece numerose strategie di coping attraverso le quali si adatta, esprime il proprio stato d’animo, verbalizza le emozioni, controlla i propri comportamenti.
Attraverso l’empatia, possiamo riuscire a metterci nei panni del bambino, costruiamo una connessione emotiva, insegnandogli a comprendere, di volta in volta, ciò che succede in modo sempre più autonomo.
Riconoscere ed accogliere, passo dopo passo, l’emozione che il bambino sta provando lo aiuta a sperimentare l’esperienza della comprensione da parte dei grandi e a interiorizzare un vero e proprio vocabolario emotivo che lo accompagnerà ad ogni fase di vita.
In questo modo, anche il bambino che mostra fatica a regolare le sue emozioni interne, riceve dall’adulto uno specchio da cui imparare a costruire modalità di espressione emotiva più adeguate.
Per potersi sintonizzare affettivamente con i vissuti personali del bambino, occorre, infatti, che l’adulto per primo mostri la sua capacità di autoregolazione emotiva nelle diverse circostanze, contenendo rabbia, aggressività, frustrazione e innescando strategie di problem solving più efficaci.
Dopo aver dato all’aspetto emotivo il giusto riconoscimento, può essere utile interiorizzare ed applicare diverse tecniche di gestione dei così temuti capricci, quali:

  1. stabilire delle regole chiare, sintetiche e precise, che consente di definire una relazione coerente che accresca la consapevolezza dei limiti di ciascun comportamento e dei confini che non vanno valicati per la crescita del bambino e per la sua identità futura;
  2. avere uno stile educativo comune conforme creando una cornice chiara entro cui il bambino possa muoversi e crescere in un clima scevro da conflitti o contraddizioni;
  3. discernere nettamente ciò che il bambino fa da ciò che è ed eventualmente sanzionare il comportamento e non la persona in modo da non ledere la sua autostima o la sua identità in costruzione;
  4. riconoscere e premiare la capacità del bambino di calmarsi e di contenere le emozioni più intense e pervasive come la rabbia per aiutarlo a essere consapevole della sua capacità di controllo degli impulsi;
  5. preservare il tempo e lo spazio per l’esplorazione del bambino lasciandolo libero di sperimentare e di osservare l’ambiente circostante, senza lasciargli percepire troppo la presenza dell’adulto controllante ma dell’adulto supportivo;

Un punto fondamentale da tenere in considerazione è che, spesso, le richieste dei bambini hanno una duplice valenza: una di contenuto e una di relazione. Ad esempio, un bambino che chiede insistentemente un gelato può richiamare l’adulto su due bisogni differenti, uno riguarda la voglia di dolce (che rappresenta l’aspetto di contenuto) e l’altro potrebbe significare “vorrei che tu stessi con me” o “vorrei che ti occupassi di me” (che si riferisce chiaramente all’aspetto di relazione).
Come adulti di riferimento, i genitori o, in generale, le figure di attaccamento sono chiamate a rispondere in maniera responsiva ed autentica al secondo significato, legittimando i sentimenti e le emozioni nascoste in quella specifica richiesta o in quel famoso “capriccio”.

Per approfondire:

  • Pellai A., L’educazione emotiva, Ed. Bur, 2018;
  • Sears, W., Bambini capricciosi, Ed. Red, 2012.
  • Watzlawick P., Pragmatica della comunicazione umana, Ed. Astrolabio, 1978.

Autrice: Lorella Cartia