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La noia: una nemica o un’alleata?

Quante volte tra adulti, adolescenti e persino bambini vorremmo trovarci in un altro posto, con altre persone o ad occupare il tempo in una maniera diversa, ma non sappiamo come e ci si annoia!
Ma che cos’è la noia?
Molti esperti la definiscono come uno stato d’animo caratterizzato dall’incapacità di provare interesse o piacere verso tutto ciò che ci circonda, persone, cose che facciamo e situazioni in cui siamo immersi.
L’assenza di emozioni legate a questa condizione di noia e l’apatia che ne deriva influiscono negativamente su se stessi creando un vero e proprio circolo vizioso che non può che accrescere la noia stessa.
Se da un lato, colui che si annoia, può non riuscire ad esprimere i propri bisogni e desideri finendo per reprimerli, dall’altro, proprio la mancanza di desiderio può proteggerlo dall’esperienza frustrante di provare dei desideri o sogni che possono risultare irraggiungibili.
In questo caso, la noia svolge una funzione protettiva rispetto alla delusione della mancata meta.
Spesso, legati all’incapacità di provare piacere o interesse e di raggiungere obiettivi personali si possono nascondere un vissuto depressivo ed una grande sensazione di inadeguatezza che possono avere radici profonde e lontane.
Secondo Eastwood et al., la noia è un’esperienza universale molto comune caratterizzata da “un desiderio non appagato di esperire qualcosa di soddisfacente”.
Essa può trovare espressione sia per alti livelli di attivazione fisiologica, nota come arousal, sia per bassi livelli: nel primo caso, annoiarsi può portare ad un’eccessiva agitazione, viceversa, nel secondo caso, può esprimersi davanti a situazioni di calma estrema.
È proprio per combattere la noia che l’uomo riesce ad uscire dalla propria realtà concreta e a connettersi con le fantasie della propria mente.
L’universalità di questa esperienza deriva dal fatto che, come gli esseri umani, anche gli animali, soprattutto quelli dotati di intelligenza superiore, si annoiano e possono reagire alla noia, e quindi alla mancanza di stimoli, ad esempio dormendo.
Traendo origine dall’assenza di stimoli, allora, più teniamo attiva la nostra mente, tenendoci informati, curiosi, alla ricerca di desideri sempre nuovi, più emergeranno interessi, idee e progetti presenti e futuri che terranno lontano il rischio di ripiombare in una sensazione di vuoto e di impotenza!
Occorre specificare che, se una quota di noia può essere considerata “normale” e tipica di alcune fasi del ciclo vitale, come l’adolescenza o la presenilità, in cui essa può minacciare o bloccare la crescita psicologica, o in tutte le altre fasi in cui può manifestarsi in periodi temporanei e di breve durata, si parla di una condizione patologica quando siamo davanti ad una noia cronica che può comportare conseguenze a livello esistenziale e nelle relazioni sociali, anche attraverso il ritiro.
Da un punto di vista neurobiologico e neuroscientifico, la noia diventa un alleato prezioso del nostro cervello perché contribuisce a darci informazioni importanti su come stiamo vivendo, su ciò che ci interessa, ci mette in guardia su quali cose modificare o quali preservare e, di conseguenza, ci aiuta a migliorare la qualità della nostra vita attraverso piccoli cambiamenti o aggiustamenti.
Per tale motivo, prendere contatto in maniera sana e consapevole con la noia ci aiuta ad orientare meglio la nostra vita, non necessariamente cercando sempre nuovi stimoli, ma anche riuscendo a cogliere l’essenza di quelli che già cogliamo, esprimendo e valorizzando i nostri vissuti emotivi, con atteggiamento aperto e curioso verso il nuovo.

Per approfondire

  • Arcelloni T., Bertrando P., Veleni: rabbia e noia nella terapia sistemica, in Terapia familiare: rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale, Ed. FrancoAngeli, 2009;
  • Crocetti G., La noia in adolescenza, Ed. Borla, 1996;
  • Eastwood J.D., Frischen A., Fenske M.J., Smilek D., La mente non impegnata: definire la noia in termini di attenzione, in Perspectives on Psychological Science, 2012.

Autrice: Lorella Cartia