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Quando il ruolo genitoriale è conteso o confuso: il fenomeno della nonna assente

Il passaggio dalla coppia alla famiglia, sancito ufficialmente con la nascita di un figlio, comporta dei profondi cambiamenti, non solo per la coppia coniugale, oggi chiamata a svolgere il complicatissimo e altrettanto nuovo ruolo genitoriale, ma anche per l’intero sistema famigliare, alle prese con una nuova riorganizzazione strutturale, di confini, ruoli e funzioni.
Ad esempio, una situazione che richiede maggiori capacità di adattamento ed organizzazione è quella che si manifesta nei casi di separazione o divorzio, in cui i nonni possono svolgere un importante ruolo di supporto e di sostegno in particolare rispetto all’accudimento dei nipoti.
Non è, infatti, infrequente in questi casi che uno dei due genitori torni a casa della famiglia di origine ricevendo anche un sostentamento materiale ed economico.
Tale passaggio e questa scelta hanno spesso come conseguenza diretta il ritorno all’antica condizione di figlio che appare ancora più evidente quando già erano presenti nel genitore comportamenti adolescenziali.
Cosa succede in queste situazioni?
Definiamo “nonna assente” un fenomeno che non fa riferimento in senso letterale all’assenza della figura della nonna nell’assetto famigliare, quanto al suo opposto.
Nello specifico, si tratta di una condizione che si verifica quando una nonna è talmente presente da ricoprire attivamente e completamente il ruolo materno sostituendosi alla figlia nelle sue competenze genitoriali, con l’assunzione anche delle relative responsabilità.
In tal modo si viene a configurare una situazione che vede, oltre alla perdita del ruolo genitoriale da parte della madre, anche quella della nonna con tutte le sue prerogative.
Al contempo, in un inconsapevole gioco delle parti, la figlia delega la madre a svolgere le sue proprie funzioni di genitore con la conseguenza di tornare inevitabilmente alla stessa condizione di figlia che rivestiva nella propria famiglia di origine.
Si manifesta, in questo caso, una vera e propria inversione di ruoli.
Ma da cosa dipende tale fenomeno e quali fattori lo sostengono?
In generale, oltre alle condizioni sociali (separazione, divorzio, affidamento) già accennate, e alle caratteristiche di personalità della figlia (bassa autostima, sfiducia in se stessa, insicurezza, tratti di dipendenza), complementari a quelle della madre (caratteri di dominanza, forte senso di indipendenza, tendenza al controllo), un aspetto importante riguarda la fase del ciclo vitale in cui è coinvolta l’intera famiglia o l’età del genitore (più è bassa, maggiore sarà la probabilità che sia rimasto ad una condizione filiale).
Ancora, un altro aspetto importante da valutare sarà il grado di differenziazione e di individuazione che il genitore avrà conquistato affrancandosi dalla propria famiglia di origine e che nel suo processo di autonomia gli abbia consentito di svincolarsi da essa.
Dal canto loro, a seconda del grado di autorevolezza e del potere che ricoprono in famiglia, i nonni possono incidere in maniera determinante nel sostenere tale condizione disfunzionale, soprattutto se per primi non hanno facilitato il riconoscimento e l’autonomia dei figli come genitori, e la trasmissione intergenerazionale di compiti di sviluppo e di equilibri più funzionali.
Al contrario, l’accettazione dell’evoluzione dei ruoli e l’adattamento ai cambiamenti avvenuti consentono loro di porsi come risorsa preziosa per il nuovo nucleo e per tutto il sistema famigliare.
Presupposto fondamentale di ciò è l’esistenza di confini chiari tra le generazioni che permettano uno scambio regolare e fluido garantendo un sostegno reciproco tra loro.

Per approfondire:

  • Haley J., Terapie non comuni. Tecniche ipnotiche e terapia della famiglia, Ed. Astrolabio Ubaldini, 1976;
  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Ed. Il Mulino, 2002;
  • Scabini E., Cigoli V., Il famigliare, Ed. Raffaello Cortina, 2000.

Autrice: Lorella Cartia