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Eterni adolescenti: il fenomeno della famiglia lunga

Con il concetto di “famiglia lunga” o allungata si fa riferimento ad una fase del ciclo vitale del sistema familiare che si connota come un prolungamento dell’adolescenza dei figli ormai adulti o giovani-adulti, la quale tende a dilatarsi sempre di più protraendosi nel tempo e rallentando od ostacolando l’effettivo passaggio alla fase di sviluppo successiva, coincidente con l’ingresso nell’età adulta.

Quella della famiglia lunga si presenta come condizione psicosociale nella quale i giovani permangono all’interno delle famiglie d’origine anche oltre i 35 anni, stando ai dati statistici in merito, con le consequenziali difficoltà ed impedimenti che ciò comporta a livello identitario, di raggiungimento dell’autonomia e dell’indipendenza, del processo di autorealizzazione e di svincolo, nonché della creazione di relazioni interpersonali o di coppia soddisfacenti, non riuscendo, in altri termini, a collocarsi nel mondo, trovando un proprio posto ed una propria dimensione.

Da cosa dipende l’ampliamento dei questo fenomeno sempre più diffuso?

 Generalizzare e fornire una risposta esaustiva risulta piuttosto complesso, alcuni studiosi sottolineano come uno tra i possibili fattori causali sia la difficoltà che alcuni sistemi familiari presentano nel definire dei confini relazionali tra i suoi membri chiari ed adeguati, in grado cioè di differenziare le diverse generazioni, e invece di promuovere lo svincolo e l’autonomia attivano perlopiù dipendenza e bisogno di protezione nei confronti delle figure genitoriali, con tutto il carico di confusione e invischiamento che grava sui giovani stessi.
L’iperprotezione, ad esempio, potrebbe alimentare il bisogno di affettività e contenimento, evidenziando altresì l’incapacità di un reale ascolto attivo di quelle che sono le effettive esigenze emotive del giovane che rimane così ancorato ad una condizione di perpetua dipendenza.

Quali sono alcune delle possibili conseguenze della famiglia lunga sui figli?

  • Ingresso ritardato nel mondo del lavoro;
  • Impedimento o rallentamento della transizione verso la fase successiva del ciclo vitale con mantenimento rigido del ruolo di figli;
  • Abbassamento dell’autostima, della fiducia in sé e nelle proprie risorse personali;
  • Mancata risoluzione dei compiti di sviluppo richiesti, come uscire di casa e crearsi una personale dimensione familiare, perseguire obiettivi anche lavorativi in modo del tutto autonomo.

Non tutte le famiglie riescono a far fronte adeguatamente alle fasi di transizione o ai periodi di criticità mantenendosi in una posizione di rigidità e scarsa flessibilità che rende il processo di svincolo dei figli a volte impraticabile, non favorendo l’evoluzione del processo che richiederebbe un “lasciarli andare”.
In quest’ottica, un percorso di supporto terapeutico come quello di tipo sistemico-relazionale potrebbe costituire un valido strumento per accompagnare la famiglia lungo l’attraversamento delle fasi successive di quello che è il proprio e naturale processo di evoluzione del ciclo vitale.

Per approfondire:

  • Bowen M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio Ubaldini, 1980;
  • Byng Hall J., Le trame della famiglia, Raffaello Cortina, 1997;
  • Canovi A. G., Di troppa (o poca) famiglia, Sperling & Kupfer, 2023;
  • Minuchin S., Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio Ubaldini, 1978.

Autrice: Ilaria Corona

 

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