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vacanza pensieri

Finalmente in vacanza! Una gioia… ma non per tutti!

E dopo mesi di intenso lavoro, di fatiche, di incomprensioni, di litigi con i colleghi o con il capo troppo esigente e rigido, arrivano le tanto anelate vacanze!
Ma siamo veramente tutti contenti di andare in vacanza?
Ebbene, sembrerà strano ma c’è una parte non specificata (o che non vuole essere identificata!) di persone che vive in maniera non proprio entusiasmante l’idea e la prospettiva di “staccare la spina” dalla routine quotidiana per immergersi in una dimensione spazio-temporale totalmente differente e, a volte, imprevedibile.
Una prima spiegazione ci viene dall’origine latina del termine vacanza, da cui il verbo “vacare” che ci riporta alla mente, oltre che il vissuto di “essere libero, sgombro, oziare”, anche la meno rassicurante condizione di “essere o rimanere vacante, sentirsi vuoto”.
Capita, allora, che alcune persone possano sperimentare l’incapacità di sfruttare al meglio il tempo a disposizione, riempiendo quel “vuoto” che, se non arricchito di idee, progetti, iniziative, può sembrare eterno e minacciare la serenità dei giorni davanti.
Ecco che possono subentrare pensieri angoscianti che ci confrontino con ciò che abbiamo fatto nell’anno trascorso, costringendoci a fare un bilancio di mete e obiettivi ancora da raggiungere, e trasformando quel tempo di rilassamento e di rigenerazione, in uno stress maggiore.
In alcuni casi, tale condizione di stress può trovare espressione nell’insorgenza di sintomi fisici che sembrano rovinare la nostra vacanza, per poi scomparire al rientro a lavoro (basti pensare a chi soffre di forti emicranie che si manifestano solo nei weekend)!
Tali sintomi, spesso psicosomatici, sembrano volerci segnalare qualcosa.
Ad esempio:

  • tensioni muscolari, possono indicare uno stacco troppo brusco tra lavoro e vacanza;
  • dolori articolari, esprimono un conflitto tra parti interne dell’Io;
  • cefalea, ovvero la tendenza ad esercitare il controllo su tutto anche quando non richiesto;
  • cistite, si può manifestare quando è presente un blocco emotivo dovuto ad una data situazione.

Paradossalmente, lo stress della vita quotidiana e i ritmi frenetici che ci fanno reclamare a gran voce una pausa, costituiscono per noi un equilibrio omeostatico che, seppur faticoso e impegnativo, è comunque da noi conosciuto e tollerato e ci protegge da perturbazioni impreviste.
Siamo davvero pronti a interrompere questo equilibrio, anche se temporaneamente, aprendo e riscoprendo nuovi scenari?
A darci una risposta arrivano, allora, i sintomi psicosomatici e il linguaggio del corpo!
Essi, spesso, possono segnalare la natura conflittuale tra desiderio e senso del dovere cui la vacanza ci espone.
In altri casi, è la difficoltà di adattamento a nuovi ritmi imposti dalle ferie.
Anche il significato simbolico di una vacanza, percepita come una separazione, o di un viaggio vissuto come fonte di senso di colpa, può scatenare, in alcuni, un profondo malessere.
Cosa possiamo fare per evitare che questo succeda?
Il primo passo è saper riconoscere la natura della nostra difficoltà per poterla elaborare perché costituisce l’unico modo con cui il nostro corpo riesce ad esprimerla!
Riuscire a trasformare l’iniziale sensazione di vuoto e disorientamento che possiamo sperimentare dalla sospensione dagli impegni quotidiani, ci permette di confrontarci con uno spazio di riflessione interna, di maggior contatto con la parte più autentica di noi stessi, facendoci riscoprire finalmente le nostre risorse e il senso vero della vacanza, così come l’avevamo desiderata!
… e allora buona riflessione e buona vacanza a tutti!

Per approfondire

  • Bertalanffy L.Von, Teoria generale dei sistemi, 1969;
  • Kühnel J. & Sonnentag S., How long do you benefit from vacation? A closer look at the fade-out of vacation effects. Journal of Organizational Behavior, 2011;
  • Solano L., Tra mente e corpo, Ed. Raffaello Cortina, 2013.

Autrice: Lorella Cartia