Quando la maternità pesa: comprendere il motherhood regret
La maternità è spesso raccontata come un’esperienza totalizzante di amore e piena realizzazione.
Tuttavia, esiste una realtà meno visibile ma altrettanto autentica: il motherhood regret, ovvero il pentimento legato alla scelta di diventare madre.
Non si tratta di mancanza d’amore verso i figli, ma di un vissuto complesso in cui il ruolo materno viene percepito come fonte di sofferenza, perdita di libertà o disallineamento con i propri desideri profondi.
Nonostante sia più diffuso di quanto si pensi, questo fenomeno è ancora fortemente stigmatizzato e spesso nascosto per paura di giudizi e incomprensioni perché la società tende a idealizzare ancora la maternità in maniera eccessiva.
Ammettere un rimpianto scatena paura di giudizi, isolamento o sensi di colpa.
Ma, paradossalmente, il silenzio impedisce proprio di trovare sollievo.
Cos’è, nello specifico, il “motherhood regret”?
È il rimpianto legato all’essere diventata madre.
Ciò non significa non amare i propri figli, ma piuttosto sentire che la maternità ha comportato perdite, rinunce o un’identità che non corrisponde a ciò che si desiderava davvero.
Sentimenti comuni tra molte donne comprendono perdita di libertà personale, sovraccarico mentale e fisico (“devo sempre essere disponibile”), mancanza di supporto dal partner o dalla famiglia, identità personale cambiata o cancellata, aspettative culturali troppo elevate (“una buona madre deve…”), fino a burnout genitoriale.
A volte il rimpianto convive con l’amore verso i figli, il che rende il sentimento ancora più doloroso.
Ma quali sono i risvolti psicologici di tale fenomeno?
Il motherhood regret può avere un impatto significativo sul benessere emotivo, causando molteplici effetti:
- senso di colpa e vergogna: la discrepanza tra ciò che si “dovrebbe” provare e ciò che si prova realmente può generare un conflitto interiore doloroso.
- Isolamento sociale: la paura di essere etichettate come “cattive madri” porta molte donne a non condividere il proprio vissuto, aumentando la solitudine.
- Sintomi depressivi e ansia: il peso emotivo di questo pentimento può sfociare in disturbi dell’umore, difficoltà relazionali e perdita di autostima.
- Stress cronico: la gestione quotidiana della genitorialità in assenza di soddisfazione personale può logorare le risorse psicologiche.
Provare tutti questi sentimenti NON significa: essere una “cattiva madre”.
NON significa non essere in grado di amare i propri figli.
NON significa che i figli siano “il problema”: spesso il problema è il carico, il contesto, le risorse mancanti.
Quali strategie psicologiche possono rivelarsi efficaci per affrontare il motherhood regret?
- Parlarne in uno spazio sicuro (psicoterapia individuale in cui esplorare ed elaborare le ragioni profonde di tali sentimenti e riconoscere e modificare pensieri disfunzionali legati alla maternità e all’autopercezione; gruppi di sostegno in cui condividere esperienze con altre madri che vivono sentimenti simili per ridurre il senso di isolamento e normalizzare emozioni spesso taciute).
- Ridefinire i confini dentro la famiglia: più supporto, meno carico invisibile.
- Ritrovare aree di vita personale (interessi, lavoro, relazioni, tempo da sola) per preservare identità e benessere.
- Accettare l’ambivalenza: puoi amare i tuoi figli e rimpiangere la maternità allo stesso tempo. Comprendere che emozioni ambivalenti sono parte dell’esperienza umana riduce il peso del giudizio interno ed esterno.
Dare voce a questi sentimenti è il primo passo per liberarli dal tabù e per costruire percorsi di supporto che aiutino le madri a vivere in modo più autentico e sereno.
Per approfondire:
- Donath O., Regretting Motherhood: A Study, Beacon Press, 2016.
- Ginobbi F., Maternità e psicologia. Esperienze di assistenza psicologica alla maternità, Kappa, 2007.
- O’Reilly A., Maternal Regret: Resistances, Renunciations, and Reflections, Demeter Press, 2022.
- Valenti J., Why Have Kids? A New Mom Explores the Truth About Parenting and Happiness, New Harvest, 2012.
Autrice: Lorella Cartia