Genitori imperfetti, ma sufficientemente buoni
Attualmente, nella nostra società, il ruolo genitoriale viene spesso investito di molte aspettative che portano i genitori a doversi orientare tra ideali di perfezione, modelli educativi contrastanti e pressioni sociali che a volte generano ansia e senso di inadeguatezza.
A fronte di tali difficoltà, il concetto di “genitore sufficientemente buono”, introdotto dal pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicott, si propone come strumento prezioso per supportare la genitorialità in modo da superare gli ideali di perfezione e fornire un quadro più realistico ed empatico.
Essere genitori “sufficientemente buoni” ,infatti, non equivale a non commettere mai errori, piuttosto a saper riconoscere di avere dei limiti, ad essere predisposti ad accoglierli e a concedersi l’opportunità di modificarli.
L’imperfezione può rappresentare una risorsa educativa a tutti gli effetti!
Secondo Winnicott, la funzione primaria del genitore, in modo particolare della madre, dovrebbe essere quella di fornire al bambino, nella prima infanzia, un ambiente il più possibile stabile, contenitivo e affettuoso.
Tuttavia, durante il processo di crescita, diviene di fondamentale importanza consentire al bambino anche di fare piccole esperienze di frustrazione al fine di aiutarlo a sviluppare ulteriori capacità, come tollerare l’attesa e regolare le emozioni, potendo in questo modo sviluppare la propria autonomia.
La pressione del genitore perfetto nell’era digitale
Nell’era digitale, l’ideale del “genitore perfetto” è spesso incrementato dai messaggi che inviano i social media, capaci di diffondere stili educativi a dir poco irrealistici.
Questo fenomeno può aumentare il senso di colpa nei genitori quando sentono di non essere all’altezza del modello proposto, alimentando un bisogno continuo di controllo e di ansia dovuta alle aspettative.
Sono soprattutto le madri ad essere investite da una duplice pressione, poiché chiamate da un lato a dover essere emotivamente disponibili, pazienti ed accudenti; dall’altro, al mantenimento una posizione lavorativa, un’adeguata vita sociale e una “buona immagine” da mostrare pubblicamente. La psicologia sottolinea invece l’importanza di abbassare l’ideale di perfezione, poiché i bambini non hanno bisogno di genitori che non sbaglino o non abbiano difetti, ma di adulti di riferimento che siano autentici, presenti, in grado di riconoscere i propri errori e di saperli successivamente riparare.
La capacità di riparazione come importante aspetto relazionale
Uno degli aspetti fondamentali nella relazione genitore-figlio è proprio la capacità di riparazione. In base degli studi sull’attaccamento (Bowlby, Ainsworth, Fonagy), a creare un attaccamento di tipo sicuro non è il non commettere errori da parte del genitore, ma la sua competenza nel saperli riconoscere, mettendosi in discussione al fine di ripararli.
Il momento riparativo, caratterizzato da ascolto, sintonizzazione emotiva ed empatia, rappresenta un potente atto educativo, in grado di insegnare al bambino che la relazione può continuare ad evolvere e a migliorare anche nei momenti più critici e che le emozioni apparentemente negative possono essere contenute e modificate.
L’adulto che riesce ad accettare la propria imperfezione si mostra come più autentico, permettendo al bambino di capire che anche i grandi sono in cammino, con tutte le loro fragilità, verso l’acquisizione di nuove consapevolezze. Essere “sufficientemente buoni” significa, in definitiva, accettare che la genitorialità sia un processo in continua crescita, non un risultato da ottenere, una conquista o una gara a chi è il migliore.
È una relazione che cambia nel tempo, che si costruisce ogni giorno attraverso piccole azioni, momenti in cui si può crollare e altri dove ci si riesce a rialzare, per ripartire insieme.
Non è necessario quindi essere perfetti, ma presenti, disponibili e autentici, anche nell’errore, anche nella fatica.
Per approfondire:
- Bettelheim B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, 1987;
- Lo Sapio G., Dell’Amico S., Un amore sufficientemente buono, Edizioni ETS, 2023;
- Winnicott D.W., Gioco e realtà, Armando editore, 1971.
Autrice: Ilaria Corona