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La JOMO: disconnettersi per ritrovarsi

In un mondo che corre veloce, dove le giornate sembrano scandite da notifiche, messaggi e continui aggiornamenti, concedersi il lusso di “esserci di meno” appare quasi impossibile.
Eppure, sempre più persone iniziano a interrogarsi sul bisogno di ridurre la pressione dell’iperconnessione e di recuperare uno spazio personale più autentico.
È in questo contesto che si inserisce il concetto di JOMO, o Joy Of Missing Out, che letteralmente significa “la gioia di perdersi qualcosa”.
La JOMO rappresenta la libertà di scegliere intenzionalmente e con consapevolezza di non partecipare, di dire “no” a ciò che non rispecchia i propri bisogni, di accogliere con serenità il non essere sempre aggiornati, attivi e presenti.
Una risposta alla più nota FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di essere tagliati fuori, che caratterizza gran parte della vita digitale contemporanea.

Dalla necessità di esserci sempre alla libertà di scegliere!
La FOMO nasce dal confronto sociale dove vedere le vite degli altri, spesso idealizzate sui social, può generare la sensazione di non essere o non fare abbastanza, un meccanismo che rischia di attivare risposte di forte ansia e di controllo continuo.
La JOMO è l’altra faccia della medaglia, è la scelta di sottrarsi all’obbligo implicito di partecipazione continua, recuperando una relazione più sana con il tempo e con le proprie energie.
Da un punto di vista psicologico, la JOMO si collega al bisogno fondamentale di autonomia, di poter decidere in che direzione investire la propria attenzione e a cosa dare effettivamente valore. Non è disinteresse né distacco emotivo, ma un processo di selezione consapevole dove la persona sceglie, in base alle proprie priorità.
In un ambiente di vita spesso saturo di stimoli, la JOMO aiuta a recuperare concentrazione e presenza mentale, supportando la capacità di stare nel momento, diminuendo il bisogno di monitoraggio costante della realtà esterna.
Un aspetto importante riguarda però una possibile ambivalenza della JOMO.
Alcune ricerche, infatti, mostrano che, per una parte della popolazione, dichiarare di “godere nel perdersi qualcosa” può mascherare una forma di evitamento sociale o ansia.
In questo senso, la JOMO può essere una strategia per sfuggire a situazioni percepite come minacciose.
È quindi utile fare una distinzione tra JOMO sana:

  • È consequenziale ad una scelta consapevole e permette di selezionare ciò che è significativo;
  • Favorisce benessere, autenticità e autonomia senza compromettere il senso di appartenenza sociale.

JOMO difensiva:

  • Caratterizzata dalla paura di esporsi e dalla riduzione delle occasioni sociali;
  • Non genera soddisfacimento o sollievo, ma alimenta il ritiro e l’evitamento dalla vita sociale e dalle interazioni interpersonali.

Come si potrebbe coltivare la JOMO sana?
La JOMO non è il frutto di una imposizione, ma di un processo di graduale costruzione.
Alcune pratiche quotidiane che favoriscono un rapporto più adeguato con il tempo e la tecnologia possono essere:

  • Osservare il proprio rapporto con gli stimoli digitali, poiché prima di modificare le abitudini, è importante comprenderle con maggiore chiarezza;
  • Introdurre nella propria quotidianità spazi e tempi privi di tecnologia;
  • Scegliere contenuti digitali che siano di qualità, domandandosi, ad esempio, se possano essere un arricchimento o meno;
  • Dedicarsi a piccoli momenti di ristoro, come camminare, leggere o svolgere attività motivo di gratificazione.

La JOMO non è solo una tendenza o una strategia per combattere la FOMO, ma anche un invito a ripensare il proprio rapporto con la vita, con il tempo e con gli altri.
È un gesto di libertà quotidiana che permette di recuperare spazio mentale e qualità nelle relazioni.
In un’epoca che ci vuole sempre presenti, la JOMO ci ricorda che possiamo scegliere e che a volte la scelta migliore è rallentare, sottrarci, respirare e finalmente ritrovarsi.

Per approfondire:

  • Fasoli M., Il benessere digitale, Il Mulino, 2019;
  • Hari J., Distrazione di massa, Einaudi, 2022;
  • Newport C., Un mondo senza email, Roi Edizioni, 2021.

Autrice: Ilaria Corona

 

 

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