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Il dolore psicologico: rinascere dalle ferite

La sofferenza psicologica rappresenta una complessa esperienza che coinvolge mente e corpo in una interazione circolare, fa parte dell’esistenza di ogni persona, nessuno ne è esente, ma altrettanto vero è affermare che non tutti gli eventi negativi, causa di malessere più o meno profondo, sottendono esclusivamente conseguenze spiacevoli.
Dal e attraverso il dolore è possibile riemergere, fortificarsi, imparare ad apprezzare maggiormente ciò che si possiede, in altre parole, crescere.
Un aspetto funzionale del dolore, sia fisico che emotivo, è, per esempio, quello di rimanere maggiormente impresso nella memoria a lungo termine, permettendoci così di essere più prudenti e responsabili rispetto a situazioni che si possano presentare con caratteristiche analoghe e che potrebbero potenzialmente nuocerci di nuovo.
Non dimenticare agevola l’evitamento di condizioni di pericolo e affina la capacità di trovare la soluzione ritenuta più adeguata ad affrontarlo.

Un vero e proprio dono, una risorsa utile alla sopravvivenza e all’evoluzione che non sempre, quindi, andrebbe allontanata.
Soffrire può concederci allora delle opportunità e rendere più capaci di gestire gli eventi avversi?
Questo potrebbe essere vero, a patto che non ci si lasci sovrastare, offuscando o distruggendo la resilienza, la visione ottimistica verso il futuro e se il dolore si mostra come momentaneo e passeggero.

Esistono infatti particolari momenti, sperimentati da molti, in cui ci si sente completamente sopraffatti e schiacciati dal dolore, incapaci di vedere soluzioni alternative e cambiati nel profondo.
Ti sei mai sentito effettivamente così?
Si tratta di una risposta del tutto normale di fronte ad eventi del ciclo vitale di una persona, come la perdita di qualcuno che amiamo o la fine di una relazione.
Ciò potrebbe determinare un arresto, una sospensione nel tempo passato che getta in una gabbia senza via d’uscita, escludendo la possibilità di guardare al presente e di progettare il futuro.

Rimuginare tormentosamente tra vortici di pensieri che non conducono ad una valida soluzione, potrebbe peggiorare la condizione, causare ulteriore stress, immobilizzare fino a sentirsi totalmente impotenti.
Per quanto inevitabile, è bene però ricordare che pensare non è sufficiente al cambiamento, se ciò non è accompagnato da un’azione.
Come si potrebbe allora affrontare concretamente il dolore psicologico?

  • Potrebbe sembrare paradossale, ma in realtà l’aspetto più complesso della sofferenza sta nella difficoltà ad allontanarla. La rimuginazione, di cui si parlava in precedenza, testimonia proprio tale condizione, ossia il tentativo inconsapevole di non lasciar andare ciò che ferisce, rimanendone ancorati. Sarà indispensabile abbandonare la vecchia strada per poter percorrere una nuova direzione;
  • Piuttosto che concedere spazio ai pensieri fonte di profondo tormento, sarebbe più indicato attivarsi con delle azioni utili al cambiamento effettivo, solo dopo aver ascoltato nonché accettato, per quanto difficile sia, l’emozione della sofferenza;
  • Interroghiamoci sulle emozioni, senza permettere alla paura di queste di annientarci, di fermarci, quello che hanno da dirci potrebbe agevolare le successive scelte e i passi da compiere;
  • Cambiare punto di osservazione, ciò che fa male a volte può rivelarsi un vantaggio, come permettere di interrompere relazioni disfunzionali e indicarci un percorso più adeguato e più nostro;
  • Concediamoci il giusto spazio e il giusto tempo, non avendo fretta e rispettando la propria soggettività nell’elaborazione dei vissuti emotivi… procediamo un passo alla volta!

Per approfondire:

  • Cameron P., Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi, 2007;
  • Molinari E., Castelnuovo G., psicologia clinica del dolore, Springer, 2010;
  • Watzlawick P., Istruzioni per rendersi infelici, Feltrinelli, 2013.

Autrice: Ilaria Corona