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Overthinking: l’assembramento dei pensieri!

Con il termine di overthinking ci si riferisce a quella tendenza, di fronte al tentativo di risolvere un problema, ad analizzare continuamente variabili, possibili conseguenze, dettagli più o meno importanti che hanno come esito immediato quello di sovraffollare la mente, mettendo a dura prova la capacità cognitiva e le emozioni annesse, senza riuscire a raggiungere una soddisfacente conclusione e una efficace soluzione del problema.
L’overthinking è un pensare continuo, intenso, che non prevede e non permette fermate, oltre a non condurre in un luogo diverso da quello abitato dal caos e dall’incertezza.
Concedere tempo e spazio alla valutazione dei vantaggi e svantaggi legati alle scelte da prendere con cura, non è da ritenersi un problema e non costituisce necessariamente qualcosa da evitare. Diviene, però, motivo di disagio quando la continua attitudine a pensare assume le caratteristiche di una modalità ossessiva, di eccessivo controllo che limita la sintonizzazione con la sfera emotiva, alimentando risposte di confusione, stress, ansia e vissuti di forte rabbia per non riuscire a placare il continuo rimuginare e trovare soluzioni efficaci al problema.
Ma quali sono gli eventuali danni provocati dall’overthinking?
Innanzitutto, l’eccessiva iperattività cognitiva allontana la possibilità di arrivare ad una conclusione interferendo con la capacità di problem-solving e coinvolgendo in un paradosso: l’obiettivo della ruminazione mentale consiste nel trovare soluzioni al problema, eppure diventa essa stessa la modalità più veloce per ottenere l’esatto contrario!
Questo accade perché ogni opzione verrà scartata e sostituita dal pensiero immediatamente successivo, bloccando in un circolo vizioso senza possibilità di uscita.
A ciò si aggiunge un aumentato rischio di vissuti depressivi e disturbi legati all’ansia e stress correlati.
L’overthinking logora e assorbe energie mentali senza offrire soluzioni concrete, dal momento che ogni volta che ci si avvicina alla prospettiva di concretezza, la mente genera un’alternativa diversa. Tutto questo produce sensazioni di ingestibile confusione, dubbi e insicurezze, non incoraggia ad andare avanti ma blocca ogni prospettiva.
Sono questi vissuti che avvicinano alla depressione, dal momento che la sensazione di venire schiacciati e sopraffatti dalle difficoltà incontrate, rinforzate dai nostri stessi pensieri, abbassa il senso di autoefficacia percepita, mentre aumenta quello di impotenza.
Abbattersi o tentare di ideare soluzioni varie e spesso impraticabili finisce con l’impedire l’azione, congela il comportamento, immobilizza attorno al disagio provato e dal quale non ci si riesce ad allontanare.
Primo importante passo sarà, allora, quello di prendere consapevolezza che è possibile affrontare e superare la condizione di iperattività mentale agendo a piccoli step, facendo luce sulle proprie idee per poi passare all’azione, mettere in pratica, provare concretamente.
Il passaggio all’atto concreto potrebbe sbloccare l’ingorgo di idee senza meta e garantire un primo reale movimento, un iniziale agito verso l’obiettivo finale, solo l’azione può permettere il cambiamento!
E se poi si sbaglia?
C’è un vantaggio dietro un insuccesso ed è quello di poter scartare quel tentativo di soluzione rivelatosi fallimentare, senza più tornare su di esso col pensiero… prendendone le distanze ed evitando il rischio di pericolosi assembramenti mentali!
Quando però l’overthinking diviene logorante e limitante la vita quotidiana, sfuggendo totalmente alla possibilità di contenerlo, sarebbe utile richiedere il supporto di un professionista.

Per approfondire:

  • Melli G., Vincere le ossessioni, Erikson, 2018;
  • Nardone G., De Santis G., Cogito ergo soffro, Ponte delle Grazie, 2011;
  • Pazienza V., Smetti di pensare, in.edit, 2018.

Autrice: Ilaria Corona