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Body shaming: un corpo a bersaglio!

L’uso della tecnologia, a parte gli indiscutibili vantaggi, può comportare dei rischi se non moderato e in mano a persone che ne trovano una funzione denigratoria o addirittura vessatoria.
In questa prospettiva, accanto al cyberbullismo trova spazio il body shaming.
Molto diffuso sul web (dall’inglese “body”, corpo, e “shame”, vergogna), il body shaming non è un fenomeno nuovo ma ha trovato terreno fertile grazie alla diffusione dei social network provocando conseguenze anche pesanti sulla vita delle persone colpite, soprattutto se giovani.
Ma di cosa si tratta?
Il body shaming rientra in una forma particolare e alquanto subdola di cyberbullismo caratterizzata dal rivolgere insulti piuttosto espliciti, giudizi offensivi e commenti malevoli prevalentemente verso specifiche parti o caratteristiche fisiche del corpo della vittima, spesso accentuando un aspetto già per lei fonte di insicurezza, vulnerabilità o vergogna, in virtù di standard estetici culturali presi come modello e per il puro desiderio di umiliare il bersaglio.
Diffondendosi rapidamente attraverso i canali social che ne determinano l’immediato coinvolgimento di altri, il body shaming rappresenta oggi un fenomeno non individuale bensì un problema sociale che si nutre di stereotipi culturali e di genere che alimentano il giudizio sull’altro.
Spesso, chi è vittima di body shaming si rivela particolarmente sensibile alla critica proveniente dall’esterno tanto da interiorizzarla non senza conseguenze sul proprio benessere psicofisico.
Dall’altra parte, chi promuove tali azioni nocive agisce da dietro una tastiera e uno schermo che proteggono la sua identità, addirittura rendendolo agli occhi del web come un idolo e non percepisce le reali conseguenze e ripercussioni del proprio agire perpetrato al solo scopo di attenuare emozioni negative provate in quel momento, come frustrazione o senso di inferiorità.
Si tratta, spesso, di persone con esperienze di denigrazione nel loro sviluppo, insoddisfatte del proprio aspetto fisico, che abbracciano una cultura sessista, un perfezionismo estetico che fa assumere loro modelli estetici quasi irraggiungibili.
Essi rivelano una mancanza di empatia e un’incapacità di assumersi le responsabilità delle proprie azioni non prendendo coscienza delle conseguenze e dell’impatto emotivo sulla vittima.
La presa in giro, la derisione e il disagio conseguente sono strettamente correlati con i sentimenti di vergogna, malessere e forte imbarazzo provati dalla vittima.
Da un punto di vista psicologico, il body shaming impatta sull’immagine corporea della persona coinvolta.
Il modo in cui noi percepiamo il nostro corpo, infatti, non dipende solo dalle sue caratteristiche fisiche ma da una molteplicità di fattori quali i vissuti personali, gli stereotipi culturali, le caratteristiche di personalità ed i contesti familiari, sociali e amicali di riferimento che influiscono anche sulla nostra identità e sui livelli personali di autostima.
Per tale ragione, la percezione personale del nostro corpo può subire oscillazioni e distorsioni legate proprio alla dimensione emotiva e ai sentimenti che proviamo verso il nostro corpo, presenti ancor di più negli adolescenti, alla costante ricerca di modelli stabili e di una solida identità.
Ma quali possono essere le conseguenze per la vittima di body shaming?
Trattandosi di un attacco diretto all’identità della persona possiamo distinguere, nei casi più gravi:

  1. Disturbi depressivi, perpetrati e mantenuti dalla costante denigrazione a carico della autostima della vittima;
  2. Forte stress e disturbi d’ansia dovuti ad una rappresentazione mentale sempre più distorta del proprio corpo ed alimentati dall’invalidante giudizio dell’altro;
  3. Condotte alimentari inadeguate fino all’insorgenza di disturbi alimentari causati dall’eccessiva attenzione negativa a caratteristiche fisiche del proprio corpo.

Allora, quali i passi utili a contrastare gli effetti, talvolta devastanti, del body shaming?
Accanto ad una rivoluzione culturale che miri all’accettazione di ciò che è diverso da sé, risulta efficace un lavoro personale centrato sulla trasformazione della propria immagine corporea e di ciò che essa rappresenta per la persona attraverso la valorizzazione anche dei propri difetti come segno di distinzione piuttosto che di emarginazione, soprattutto quando l’insicurezza e la scarsa autostima rischiano di oscurare le qualità individuali.

Per approfondire:

  • Guidano V., Liotti G., Processi cognitivi e disregolazione emotiva. Un approccio strutturale alla psicoterapia, Edizioni Apertamenteweb, 2018;
  • Wallace P., La psicologia di Internet. Scienza e Idee, 2016;
  • Zanardo L., Il corpo delle donne, Ed. Feltrinelli, 2010

Autrice: Lorella Cartia