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Dalla distanza fisica alla vicinanza emotiva. La ricerca dell’altro

Ci sono molti casi, nella vita, in cui ci si trova fisicamente lontani da dove e da chi si vorrebbe essere, per molteplici e disparate motivazioni.
C’è chi per un lavoro che lo porta a viaggiare spesso e in luoghi lontani da casa, e chi una casa la cerca altrove, più al sicuro.
Chi, con la stessa modalità, cerca un lavoro che doni una maggiore stabilità.
Chi perché ha scelto l’amore tanto cercato, inseguito e, alla fine, seguito.
E poi c’è chi, davanti a separazioni, lutti, eventi stressanti o pandemie, (come il coronavirus), si ritrova, ugualmente, in una condizione di solitudine e di distanza fisica, seppur non scelta.
In tutte queste situazioni siamo portati spesso a ricercare e a desiderare, ancor di più, la vicinanza emotiva con l’altro, spinti dall’idea di poter fare affidamento sull’altro, sulla sua protezione e sul suo senso di accudimento.
Ma cosa si intende per vicinanza emotiva?
Da un punto di vista evolutivo, la vicinanza emotiva rappresenta una predisposizione che ha valenza positiva ed adattiva proprio perché ci conduce alla cura dell’altro e a ricevere la stessa attenzione e dedizione da parte sua.
Ciò costituisce un elemento determinante per lo sviluppo del legame di attaccamento del neonato con la propria figura di riferimento che si manifesta attraverso il contatto di cui il tatto rappresenta il canale sensoriale elettivo.
Inoltre, la vicinanza emotiva facilita i processi di apprendimento e di problem solving, comportando un significativo aumento dei livelli di creatività e di flessibilità, insieme alla possibilità di sviluppare comportamenti prosociali.
Ogni tipo di relazione, sia essa lavorativa, sociale, familiare, si gioca in un delicato equilibrio e modulazione di distanze tra le persone che ne determinano la natura e la qualità sana o patologica.
Ecco perché è così difficile riuscire a mantenere la “giusta distanza” nelle varie relazioni interpersonali, in cui spazio e tempo svolgono un ruolo determinante, soprattutto in quelle di coppia.
A tal proposito, Freud sosteneva che più si ama più si è vulnerabili e quindi esposti alla sofferenza ma anche alla distanza emotiva.
Ne deriva che una relazione stabile ci permette di affrontare anche i momenti di maggiore sofferenza e vulnerabilità forti di una vicinanza emotiva solida.
Tale intimità non è legata solo alle persone con cui ci relazioniamo e alla qualità del rapporto, ma costituisce una competenza che richiede la capacità di donare all’altro la parte più nascosta e delicata di noi stessi senza correre il rischio di essere aggrediti o di perdere la nostra identità.
Anche gli organi di senso giocano un ruolo importante nella gestione delle distanze.
Basti pensare che orecchie, naso e occhi ci forniscono, già da lontano, informazioni sull’altro attraverso l’ascolto, la postura, lo sguardo, mentre tatto e pelle costituiscono i recettori sensoriali di vicinanza permettendoci di avvicinare o respingere l’altro.
Ma da dove origina la ricerca della vicinanza emotiva?
Essa nasce dalle prime relazioni significative con le figure di accudimento.
In particolare, l’esperienza di un legame di attaccamento sicuro, rassicurante, con una figura di riferimento accogliente, disponibile ed empatica, capace cioè di leggere e soddisfare i bisogni emotivi del bambino, contribuisce a determinare una relazione sana, protettiva e predispone il bambino a relazioni future solide ed emotivamente vicine, potendo permettergli di strutturare l’esperienza di un’intimità psicologica adeguata.

Per approfondire:

  • Cigoli, V., Genori, M., Violenza di coppia e tenerezza dei legami. Metodologia dell’intervento clinico in caso di divorzio, Terapia Familiare, fascicolo 8, 2008;
  • Liotti, G., Il concetto di sistema comportamentale tra etologia e psicologia clinica. Rivista di Psicologia Clinica, 2, 1990;
  • Liotti, G., La dimensione interpersonale della coscienza. Nuova Italia Scientifica, 1994.
  • Siegel D. J., The developing mind: toward a neurobiology of interpersonal experience. New York: Guilford, 1999.

Autrice: Lorella Cartia