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La vergogna: nascondersi dallo sguardo degli altri

La vergogna è un’emozione che rientra tra quelle definite secondarie.
A differenza delle emozioni primarie o fondamentali, che sono da ritenersi universali e quindi presenti sin dalla nascita in ogni cultura, quelle più evolute e complesse, dette appunto secondarie, sono apprese e influenzate, anche nella loro modalità di espressione facciale e comportamentale, dal contesto sociale di riferimento, dai vissuti personali e dalle esperienze di vita.
A tale categoria appartiene anche la vergogna.
Questa emozione è strettamente correlata al proprio sistema di valori interiorizzato e alla visione che di noi stessi abbiamo e che si vorrebbe poter rimandare agli occhi degli altri, laddove invece avviene una messa in crisi della propria immagine pubblica e desiderabilità sociale, un fallimento ed una soggettiva percezione di non aver rispettato le norme comportamentali, considerate lecite in uno specifico contesto sociale.
Ciò che accade è di non sentirsi adeguati rispetto a quanto le regole prevedano, di non aver raggiunto lo scopo richiesto dal sistema di norme e valori definiti come indispensabili per auto-valutarsi positivamente e meritare considerazione.
Come già specificato, questa emozione sociale si acquisisce nel corso dello sviluppo individuale, vedendo la sua comparsa intorno al secondo anno di vita del bambino, fase questa nella quale inizia la presa di consapevolezza di Sé in relazione agli altri e della possibilità di essere sottoposto al giudizio sulla propria immagine.
L’interazione con gli adulti di riferimento è fondamentale per la costruzione dell’auto-valutazione del bambino che baserà la formazione dell’idea globale di Sé anche attraverso il modo con il quale gli adulti etichetteranno i suoi comportamenti come più o meno sbagliati.
Alla base della vergogna c’è soprattutto la convinzione, anche inconsapevole, di non essere meritevoli e degni di stima al punto da divenire particolarmente suscettibili a semplici segnali negativi inviati dagli altri rispetto a ciò che si è o a ciò che si fa.
Spesso questa emozione è accompagnata dalla crescita di un forte stato di ansia causata dallo sforzo continuo di apparire diversi agli occhi degli altri, approdando ad una visione di sé irreale e confusa.
Come viene solitamente descritta la vergogna?
Comunemente la si definisce come una condizione improvvisa e spiacevole associata al sentirsi denudati, tale da determinare un forte turbamento, blocco, irrigidimento e volontà di sparire, divenire invisibili e fuggire.
La vergogna sembrerebbe essere poco stabile, episodica e accompagnata da altre emozioni che ne rendono difficile il riconoscimento, come senso di colpa, rabbia e la suddetta ansia.
Tutto questo complica l’individuazione della vergogna e quindi la possibilità di comprenderla, elaborarla ed accoglierla.
Chi sperimenta frequentemente questa emozione rischia di rimettere agli altri il potere del giudizio sulla sua persona, allontanandosi da sé e dal proprio intimo modo di valutarsi, riuscendosi a guardare solo attraverso gli occhi altrui.
È possibile vincere la vergogna?
Indispensabile è, dapprima, riuscire a riconoscerla e ad accettarla per poi provare a comprendere quali rischi comporta per la nostra vita e il nostro benessere, il peso che ha e le limitazioni a cui conduce. Ideale da raggiungere sarebbe quello di liberarsi dalle dure catene che rendono schiavi della paura del giudizio, che ci allontanano da noi stessi, che ci sottopongono a continui confronti con gli altri, uscendone sempre perdenti, rendendoci deboli e insicuri.
Riconoscersi e riattribuirsi il giusto valore, per tornare così ad essere visibili!

Per approfondire:

  • Novelli M.E., Psicologia della vergogna, Edizioni Univ. Romane, 1986;
  • Pandolfi A.M., La vergogna, Franco Angeli Editore, 2002;
  • Turnaturi G., Vergogna. Metamorfosi di un’emozione, Feltrinelli. 2012.

Autrice: Ilaria Corona