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Tra desiderio e realtà: la sindrome dello squillo fantasma

Nell’era in cui lo smartphone è diventato uno degli oggetti più utilizzati, a casa e in giro, da soli ma anche in compagnia, tanto da creare una vera e propria dipendenza psicologica, ecco che nascono nuove espressioni di ansia, stress, umore altalenante, figlie della società postmoderna.
Tra queste, ricordiamo la Sindrome dello squillo fantasma o Ringxiety, una particolare condizione di ansia individuata dallo psicologo David Laramie e studiata da molti neurologi e ricercatori.
Ma di cosa si tratta esattamente?
Il ringxiety, termine anglosassone dato dall’unione delle parole “ringer” ovvero squillo, e “anxiety”, ovvero ansia, è un fenomeno ansiogeno che ha a che fare con una forma di allucinazione uditiva riferita alla sensazione di sentire il proprio cellulare suonare in mancanza di un riscontro oggettivo nella realtà.
Tale sensazione ha come effetto comportamentale l’impulso di controllare costantemente il proprio cellulare e l’eventuale presenza di notifiche di vario genere (chiamate senza risposta, sms, messaggi istantanei come quelli delle chat).
Da un punto di vista neurologico, tale allucinazione deriva dal confondere un suono che abbia la stessa frequenza della suoneria di uno smartphone per cui il nostro cervello lo interpreterebbe come una chiamata vera e propria e si attiverebbe per rispondere anche in assenza di un reale suono.
Secondo Daniel Kruger, ricercatore dell’Università del Michigan, la sindrome dello squillo fantasma sarebbe strettamente correlata all’ansia da separazione di persone che mostrano un attaccamento ansioso-insicuro e, pertanto, insicurezza nelle relazioni interpersonali.
Alla base di tale fenomeno possiamo ricondurre cause sia fisiologiche che psicologiche.
Per quanto riguarda le cause fisiologiche, gli innumerevoli stimoli sonori cui è sottoposto ininterrottamente il nostro sistema nervoso e uditivo obbligano il nostro cervello a permanere in un perenne stato di ipervigilanza ed iperattivazione fino al punto di sperimentare allucinazioni sensoriali uditive.
Nello specifico, la sovraesposizione a molteplici input esterni e condizioni di stress e ansia, caratteristici della società attuale, insieme alla somiglianza con altri stimoli contribuiscono a generare ed incrementare una confusione e una distorsione sensoriale che, a sua volta, produce la costante iperattivazione e tensione cerebrale come una sorta di circolo vizioso che porta con sé la possibilità di diventare patologicamente cronico.
Per quanto attiene, invece, il punto di vista psicologico, numerosi studi hanno dimostrato che stress e ansia sono due fattori di rischio per lo sviluppo della sindrome dello squillo fantasma.
Più precisamente, le persone che sentono una profonda ansia da attaccamento, determinata da un’insicurezza nelle relazioni, scarsa autostima con conseguente paura dell’abbandono, esprimerebbero, attraverso tale sindrome, il desiderio di essere riconosciuti, cercati e contattati dagli altri o, all’opposto, un eccesso di narcisismo dettato da una smodata considerazione ed esaltazione di se stessi.
In altri casi, il Ringxiety potrebbe nascondere tratti ossessivi, tendenza all’eccessivo controllo che porterebbe le persone con tali aspetti di personalità a guardare compulsivamente il loro cellulare nel vano quanto illusorio tentativo di esercitare la loro funzione di controllori di sé e del mondo esterno.
Nella convinzione che debba essere la tecnologia al servizio dell’uomo e non viceversa, diventa ancora più chiara la necessità di farne un uso più adeguato per poter preservare la nostra salute psicofisica e il benessere delle generazioni future.

Per approfondire:

  • Di Gregorio L., Psicopatologia del cellulare, Franco Angeli, 2003;
  • Kruger, D. J., & Djerf, J. M., High ringxiety: “Attachment anxiety predicts experiences of phantom cell phone ringing”, Cyberpsychology, Behavior, and Social, 2016;
  • Odgers, C., Smartphones are bad for some teens, not all., Nature, 554(7693), 2018.

Autrice: Lorella Cartia