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La dissociazione: tra difesa e disagio

Spesso, quando ci si trova esposti ripetutamente a situazioni di pericolo per la propria esistenza o a ritraumatizzazione cronica, la mente reagisce attraverso una disorganizzazione delle sue funzioni primarie e una dissociazione degli aspetti psichici, emotivi, corporei e comportamentali in maniera inizialmente funzionale al superamento di tale condizione di minaccia al fine di favorire un nuovo adattamento e gestione degli stati di ansia o stress provocati.
Il termine dissociazione non fa, quindi, necessariamente riferimento ad una condizione patologica e più volte ci capita nella vita quotidiana di “dissociarci” prendendo le distanze dalla realtà attuale alla ricerca di condizioni di maggior benessere, ad esempio immergendoci nella lettura di un libro o immedesimandoci nel protagonista di un film che ci coinvolge.
Un’altra esperienza di dissociazione è data da droghe, alcol o sostanze psicoattive che ci fanno assumere il necessario distacco dalle situazioni stressanti proteggendoci, almeno apparentemente e solo temporaneamente, dal dolore e dalla sofferenza provati.
È solo quando tale meccanismo psichico viene perpetuato e comporta la compromissione del funzionamento personale, lavorativo, sociale che diventa patologico e causa disagio clinicamente significativo per la vita della persona.
La letteratura scientifica oggi è concorde nel correlare i disturbi dissociativi con esperienze traumatiche o fortemente stressanti, abusi, trascuratezza subiti, in molti casi, nell’infanzia.
Ma cos’è la dissociazione in termini psicologici?
Ognuno di noi è costituito da parti del sé che lavorano per i compiti di sviluppo integrandosi tra loro e determinando una specifica personalità.
È proprio quando questa integrazione di stati mentali viene meno che interferisce con il normale sviluppo e con delle funzioni primarie vitali (memoria, apprendimento, coscienza, pensiero).
La persona con sintomi dissociativi soffre della mancata connessione ed integrazione, si sente frammentata nei ricordi, nella propria identità, percepisce emozioni, pensieri e comportamenti come non appartenenti a se stessa, la cosiddetta esperienza del “non me”, sperimenta più stati del sé, ciascuno indipendente e non completamente consapevole dell’altro.
Ciò fa sì che la persona si percepisca come sbagliata, non capace di sentire e provare emozioni, può tendere all’isolamento, all’autosvalutazione, un tono dell’umore sempre più basso fino a vivere stati di profonda depressione.
In genere, si distinguono due tipi di parti dissociative: una che gestisce la vita quotidiana prodigandosi sull’evitamento dei ricordi traumatici; l’altra parte sembra bloccata e costituisce la memoria traumatica dell’evento, agendo come se si trovasse ancora nel passato e se il trauma fosse ancora attivo.
Queste parti prevalentemente emotive tendono a riproporre comportamenti ripetitivi volti a proteggersi dall’esperienza traumatica ma non adattivi in relazione all’effettivo momento presente.
Tipicamente, le persone che soffrono di un disturbo dissociativo chiedono aiuto in terapia non per tale disturbo, visto che non ne riconoscono i sintomi caratteristici, ma, più di frequente, per altre manifestazioni di disagio come ansia, depressione, disturbi del sonno o difficoltà relazionali.
Un passo fondamentale diventa, quindi, contenere i sentimenti di inadeguatezza che la persona ha sviluppato col tempo, restituendole un senso di controllo sui propri vissuti emotivi e sui propri pensieri per poi modificare quelle errate convinzioni negative su di sé e i comportamenti inappropriati che ne conseguono.
Come evidenziato dalle numerose ricerche in psicotraumatologia, un approccio utile al trattamento dei disturbi dissociativi, oggi, suggerisce di concentrarsi anche sul corpo, sede di quelle memorie traumatiche bloccate e che non sono direttamente accessibili alla memoria liberandolo dai pesi e dalle tensioni che custodisce nel tempo.

Per approfondire:

  • Liotti G., Farina B., Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Raffaello Cortina Editore, 2011;
  • American Psychiatric Association, DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Ed., 2013;
  • Boon S., Steele K., Van Der Hart O., La dissociazione traumatica. Comprenderla e affrontarla. Mimesis Edizioni, 2013;
  • Van der Kolk B., Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche, Raffaello Cortina Ed., 2015.

Autrice: Lorella Cartia