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La Sindrome della Capanna: se il fuori fa troppa paura!

Se l’inizio della tanto attesa Fase 2 ha coinciso con la possibilità di riprendersi parte della propria libertà che per mesi era stata limitata dal lockdown, tale condizione ha altresì generato, in alcune persone, quella che viene denominata la Sindrome della Capanna.
Ma in cosa consiste e quanto deve preoccupare?
Chi è colpito da tale Sindrome manifesta un generale senso di malessere anche alla sola idea di doversi allontanare da casa, di uscire fuori da quel rifugio confortevole che ha rappresentato per un lungo periodo una sicurezza, una fortezza protettiva rispetto al fuori percepito ed etichettato come troppo pericoloso e ad alto rischio.
Non si tratta di una reazione specifica della situazione di chiusura legata al lockdown, ma di tutti quei casi in cui, per diversi motivi, come una malattia o altre condizioni che hanno determinato un distanziamento dalla realtà per lungo tempo, si è stati costretti all’isolamento sociale e al ritiro in casa.
Tra i sintomi più comuni si possono menzionare forti stati di ansia, paura, angoscia per il futuro e senso di affaticamento anche al solo pensiero di uscire e vedere altre persone, soprattutto se estranee, o di trovarsi in luoghi affollati etichettati, più o meno consapevolmente, come pericolosi per la propria salute psico-fisica.
A queste reazioni si aggiungono spesso una aumentata irritabilità, stanchezza e senso di frustrazione che rendono ancora più complicata la decisione, o anche solo l’idea, di allontanarsi dalla propria abitazione.
È necessario però chiarire che la Sindrome della Capanna, detta anche del Prigioniero, non deve essere considerata come un effettivo disturbo psicologico, anche se spesso si manifesta nelle persone che già presentavano patologie come la fobia sociale e che nella loro esperienza precedente alla pandemia avevano vissuto la paura degli altri e la volontà di isolarsi come modalità che sollevava da simili timori.
Ma nella maggior parte degli altri casi si può certamente considerare una risposta del tutto naturale al vissuto traumatico dell’isolamento forzato al quale va aggiunto anche il fatto, non trascurabile, che l’emergenza Coronavirus non è stata del tutto scongiurata né eliminata.
Ciò rende ancora più plausibile aver paura di uscire e sentirsi così esposti al contagio, in balìa di un nemico invisibile che è ancora presente lì fuori.
È quindi doveroso mostrare attenzione e rispetto per chi sta vivendo questa situazione di difficoltà, evitando atteggiamenti colpevolizzanti e forzature al cambiamento se i tempi altrui per riprendere le proprie vecchie abitudini non sono ancora maturi.
Del resto questa Sindrome, nella maggior parte dei casi, tende a svanire gradualmente e spontaneamente, a seguito del ritorno alla normalità e alla possibilità di adattamento, diverso da persona a persona, alla nuova condizione.
Una grande risorsa quella della naturale capacità di sapersi adattare, in grado di permettere di far fronte alle situazioni nuove, impreviste e anche spiacevoli che si vivono.
Accertato che è del tutto normale provare senso di confusione e sentirsi spaesati dopo un periodo così difficile, è fondamentale provare, sempre con i dovuti tempi soggettivi, un passo alla volta, a riaprirsi al fuori scegliendo, per gestire questo, magari il sostegno di una persona affettivamente vicina che permetta di sentirsi protetti e al sicuro.
Altre modalità per affrontare l’appuntamento con l’esterno potrebbero essere stabilire dei piccoli obiettivi quotidiani, come uscire per un tempo ridotto e non allontanandosi troppo da casa, avere cura delle proprie emozioni, ascoltandole e concedendo loro spazio, evitare di passare troppe ore a riposo ma attivarsi per fare qualche attività, anche semplice, che sia piacevole e che permetta così di avvicinarsi a sensazioni e pensieri positivi.
Ma nel caso in cui il malessere dovesse persistere troppo a lungo, diventando insostenibile, al punto che la paura arrivi a soffocare ogni possibilità di ritorno alla normalità, sarà necessario poter richiedere una forma di aiuto specifica attraverso il sostegno di un professionista!

Per approfondire:

  • Beck A.T., Emery G., L’ansia e le fobie, Astrolabio Ubaldini, 1988;
  • Bislenghi L., Marsigli N., Il timore degli altri, Ecomind, 2006;
  • Morschitzky H., Harti T., L’arte di stare con gli altri, Apogeo, 2013.

Autrice: Ilaria Corona